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Le donne tornano in piazza per la 194, in 200.000 a Milano

sabato 14 gennaio 2006

Successo oltre le previsioni per la protesta organizzata via mail
In piazza Duomo molti gli uomini e tantissime le giovani
Bonino: "Stufi di molestie clericali che hanno passato il segno"

La testa del corteo di Milano

MILANO - Le donne sono tornate, in tante, determinate a difendere quella che è stata una delle tappe fondamentali dell’emancipazione, la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. A Milano non basta piazza Duomo a contenere tutti quelli che sono scesi in piazza per la 194. E c’è il solito balletto di cifre: sono 60 mila i partecipanti per la questura, almeno 200 mila per gli organizzatori. Ma a togliere dubbi sul successo dell’iniziativa è il colpo d’occhio sulla piazza milanese, stracolma di gente.

Con in testa lo striscione "Siamo uscite dal silenzio", il corteo è partito da piazza duca d’Aosta ed è arrivato in piazza Duomo, deputata agli interventi dal palco, con un continuo afflusso di persone. Secondo la questura in tantissimi sono arrivati a manifestazione iniziata alla stazione di Milano e si sono affrettati a raggiungere la piazza. Nel corteo soprattutto donne, ma molti anche gli uomini e i bambini. Tra i simboli quelli di Cgil (presenti tutte le segreterie nazionali della confederazione), Prc, Pdci e Ds.

Negli striscioni ha prevalso il tema della libertà di scelta, con frecciate all’ingerenza della chiesa. "La libertà femminile all’origine della vita", "Libere di scegliere", "No al controllo del corpo della donna", "Giù le mani dalla 194", "Attenti, le donne votano di pancia" e "Vogliamo la Papessa" , alcuni degli slogan. In piazza Duomo è toccato all’attrice Ottavia Piccolo aprire gli interventi dal palco: "Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare" ha esordito citando Federico Fellini per poi aggiungere: "Siamo qui per questo".

La manifestazione di Milano si è poi unita a quella di Roma per i Pacs, con un collegamento con il palco nella capitale. A Piazza Duomo si è dunque sentita la voce dell’attrice Lella Costa, mentre parlava a piazza Farnese. Ha concluso l’attore Silvano Piccardi che ha letto la poesia "Ballata per le donne" di Edoardo Sanguineti. Fino a pochi minuti prima la gente continuava ad affluire in piazza Duomo, e gli organizzatori dal palco hanno invitato tutti ad avvicinarsi per permettere alla coda del corteo di entrare in piazza.

L’alta adesione deve essere considerata una "speranza per una nuova stagione del Paese" secondo Barbara Pollastrini, coordinatrice nazionale delle donne Ds. Tra i rappresentanti della politica anche il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, Ombretta Colli e Milly Moratti. Sul palco davanti alla cattedrale dopo Ottavia Piccolo, che ha letto alcuni testi di Franca Rame, sono intervenuti il comico Paolo Hendel e Assunta Sarlo. La giornalista ha riproposto la mail che scrisse due mesi fa per invitare le donne a farsi sentire e che è all’origine della mobilitazione.

Emma Bonino, leader del partito Radicale ha detto che "la manifestazione di oggi non è un amarcord degli anni ’70 con molti uomini. E’ l’espressione della società italiana in cui la gente si è resa conto che le molestie clericali hanno superato i limiti". Bonino ha poi definito il corteo "enorme, gioioso e determinato".

http://www.repubblica.it/2006/a/sez...

Messaggi

  • Cinquantamila persone alla manifestazione per i patti civili a Roma

    Calderoli: "Assurde pretese di privilegi da parte dei ’culattoni’"

    Roma, migliaia in piazza per i Pacs
    tra slogan, polemiche e matrimoni

    Il guardasigilli contro il giudice Palombarini favorevole alle unioni
    "Evidenzia l’appartenenza alla parte più sciamannata del Paese"

    ROMA - "Libero amore in libero stato. Tutti in Pacs". E’ stato uno dei tanti slogan della manifestazione che si è svolta a piazza Farnese a Roma per chiedere i Patti di solidarietà civile. "Siamo in 50 mila", hanno detto dal palco gli organizzatori pochi minuti prima delle 17.

    La storica piazza alle spalle di Campo de’ Fiori è iniziata alle 15.30, ma già un’ora prima era gremita di persone. Tantissime le bandiere: da quelle di Rifondazione comunista a quelle arcobaleno dei gay, ai socialisti liberali radicali, nonchè quelle del circolo omosessuale Mario Mieli. Numerosi anche i cartelli: "Pax vobis pacs nobis", è scritto su uno, "Pacs et bonum" su un altro.

    Intanto è polemica a sinistra con Prodi che si dissocia ed esprime "amarezza" per la manifestazione. "In tema di famiglia, la politica del centro sinistra la fa l’Arcigay, non Romano Prodi", attacca Pier Ferdinando Casini. "In Italia - ha aggiunto il presidente della Camera - la famiglia lancia l’Sos, ma per me la famiglia resta quel luogo dove c’è almeno un uomo e una donna, non riesco a parificarne di altro tipo".

    Casini ha poi aggiunto di "provare rispetto sul piano personale" nei confronti degli omosessuali ma anche che il corteo nella capitale "è una manifestazione da avanspettacolo, non una cosa seria".

    "Consiglio a Casini un paio di scarpette rosse Prada e un bel camauro, così è più coerente con la sua totale mancanza di laicità", risponde il presidente onorario dell’Arcigay e deputato Ds Franco Grillini, mentre il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio parla di "scadimento inaccettabile, non bisogna confondere la religione con la propaganda politica".

    E l’Osservatore romano parla chiaramente di "provocazione" riferendo le recenti parole del Papa che ha definito i patti civili tra omosessuali "un grave errore: la famiglia è legittima solo se fondata sul matrimonio".

    Ma la sinistra è arrivata all’appuntamento divisa. La Rosa nel pugno di Enrico Boselli giudica l’amarezza di Romano Prodi "avventata" mentre Pierluigi Castagnetti, capogruppo della Margherita, prende le distanze dalla manifestazione e consiglia "serietà e non provocazioni". In piazza hanno annunciato la loro presenza i Ds e i Comunisti italiani insieme a Daniele Capezzone, segretario di Radicali italiani, che giudica i Pacs "irrinunciabili".

    In piazza c’è anche il consigliere della Cassazione Giovanni Palombarini, che ha unito simbolicamente 5 coppie tra le quali quella di Alfredo Capuano, capogruppo Ds al Municipio X e il suo compagno, Claudio Saliola. Il ministro della Giustizia Roberto Castelli che accusa il magistrato di collocarsi "all’estrema sinistra dello schieramento politico italiano, evidenziando così la sua non terzietà e la sua appartenenza alla parte più sciamannata del Paese".

    Rincara la dose un altro leghista, il ministro per le Riforme Roberto Calderoli: "Pacs e porcherie varie hanno come base l’arido sesso e queste assurde pretese di privilegi da parte dei ’culattoni’, per dirla alla Tremaglia, sono fuori luogo e nauseanti".

    Infine il ministro della Salute, Francesco Storace, boccia senza mezzi termini le manifestazioni di oggi a Roma sui pacs e a Milano sulla legge 194 bollandole come "una anticipazione del carnevale".

    (14 gennaio 2006) www.repubblica.it

    • Calderoli è la persona più greve che abbia mai viisto nella mia vita l’espressione "culattoni" se la risparmi nell’ambito della sua congrega non in pubblico!!!! chi vi parla è un eterosessuale laica,aperta, progressista e rispettosa delle scelte altrui. Questo paese, purtroppo, somiglia sempre di più alle regioni islamiche non all’Europa.

      un’italiana che a volte si vergogna di essere tale

  • Alla stessa ora della partenza delle manifestazioni a Milano e a Roma eravamo sotto la sede del Consolato d’Italia a Manchester con il nostro striscione, un migliaio di volantini in inglese che spiegavano cosa stava succedendo in Italia e un megafono.

    Donne del sindacato dei trasporti, della rete per la salute delle donne, dell’Unison e della rete dei Socialisti Uniti sono venute a portarci la loro solidarietà unendosi a noi, almeno per il ritornello, mentre si cantava Bella Ciao.

    Nella patria del movimento gay, il Consolato si trova a pochi minuti da Canal Street, continuavamo a urlare dal megafono che in Italia ancora non esiste una legislazione che consente alle coppie di fatto (gay, lesbiche o eterosessuali) di essere riconosciute, che la pillola del giorno dopo è ancora illegale e che stanno tentando di restringere la libertà femminile imponendo i ’guardiani della morale’ nei consultori per intimidire le donne.

    Abbiamo detto che l’aborto è una esperienza dolorosa che vorremmo tutte evitare e non puo’ costarci ancora maggiori problemi, frustrazioni e sofferenze di quelle che già viviamo.

    Abbiamo detto che eravamo là come donne italiane (c’erano anche degli uomini del nostro collettivo per la verità) ma che ritenevamo che l’obiettivo della libertà feminile è un obiettivo comune a tutte le donne per costruire un mondo, ed è possibile, che sia veramente diverso.

    Tornata a casa ho seguito la diretta di Radio Popolare emozionata e felice per il fiume di donne e di uomini che cercavano di entrare in piazza a Milano, per le migliaia migliaia che riempivano piazza Farnese.

    Il momento piu’ bello è stato quando le due piazze si sono unite e quando è stato chiaro che si stava parlando la stessa lingua, quella della libertà.

    Libertà di scegliere della propria vita, del proprio corpo, della propria sessualità, del proprio desiderio di procreazione.

    Con una voglia di abbracciarvi tutte
    vi saluto
    ciao
    Mariangela Casalucci
    Bellaciao UK

  • Eravamo un centinaio di donne bolzanine ieri a Milano, ma insieme a tutte quelle del resto d’Italia siamo diventate duecentomila. E’ stato un bel ritrovarsi per alcune di noi per le quali non era la prima volta ed una grande emozione per quelle che per la prima volta aderivano ad una manifestazione di questa portata organizzata dalle donne, è stata una giornata intensa, allegra, piena di significati: è stata una festa. Dobbiamo ringraziare le donne di Milano, quel gruppo di femministe che si sono assunte la responsabilità di chiamarci a Milano, di chiamare là donne e uomini, per una manifestazione nazionale in difesa della legge 194, della dignità delle donne, della libertà femminile. Grazie a questa loro iniziativa, la partita che si sta giocando per l’ennesima volta intorno alla questione dell’aborto cambia di scena e di senso, non è più esclusiva materia delle isteriche misoginie di prelati, cardinali, ministri post fascisti preoccupati dell’italico calo demografico. Le donne riprendono la parola - non l’avevano mai lasciata cadere, per la verità, ma era rimasta per lo più confinata in luoghi chiusi e remoti - e si fanno protagoniste di un agire politico che riempie lo spazio pubblico, quello fisico delle piazze e delle strade, quello che mette in evidenza, come poche altre pratiche politiche e rappresentazioni simboliche, il conflitto e il protagonismo dei soggetti in movimento. Questo è stato il significato politico, la forza politica della manifestazione di Milano. Per questo dobbiamo lavorare per essere veramente tante, per voltare pagina, per riprendere il filo delle relazioni politiche tra donne, tra generazioni, tra quante e quanti non hanno nessuna intenzione di soccombere all’insidioso tentativo messo sfacciatamente in atto dalla Chiesa - e da uno Stato sempre meno laico - per imporre il controllo sui corpi, sulla vita, sulle scelte etiche. Per questo dobbiamo anche ringraziare le donne (e gli uomini) che hanno lavorato a comporre il dissidio che si era determinato intorno alla data del 14 gennaio, giorno già destinato precedentemente alla manifestazione nazionale a Roma per i Pacs, i patti di unione civile, organizzata, tra gli altri, da Arcilesbica e Arcigay. Quel giorno, come sta scritto anche in un appello di donne, partito dalla capitale, sarà così segnato dal dichiarato gemellaggio delle due manifestazioni e metterà in evidenza - a questo dobbiamo lavorare - quanto sia ancora diffusa in Italia la spinta a rifiutare divieti, manipolazioni ideologiche, imposizione di modelli e scelte di vita crudeli e sessuofobiche.

    La lunga vicenda attraverso cui si è snodata nei decenni trascorsi la campagna contro la legge 194 oggi è forse arrivata a un punto di non ritorno. Cancellare la legge, come vorrebbero i settori più oltranzisti, gerarchie vaticane in testa, o neutralizzarla definitivamente, puntando a snaturare compiti e funzioni dei consultori riempiendoli di associazioni anti-abortiste, con l’idea di farne luoghi di colpevolizzazione delle donne, anziché di aiuto: questo è oggi lo snodo di fondo intorno a cui si gioca ormai apertamente la partita contro le donne. E questo succede mentre il discorso pubblico sulla maternità, tutto rigorosamente di maschi e al maschile, deborda da tutte le parti, invade i media, sfiora il grottesco, sia pure nella dimensione sacrale, in quella esternazione pontificale del "Dio che ci scruta e ci conosce" fin dalla fase fetale nell’utero materno, così vicina, questa esternazione di papa Ratzinger, così intrinsecamente simile ai medievali dilemmi e dibattiti e sentenze sul sesso degli angeli.

    La legge 194, frutto ai suoi tempi di una mediazione politica - di un compromesso negativo per molte femministe, che non sopportavano, giustamente, l’idea che lo Stato esercitasse il monopolio dei luoghi di attuazione della legge e si ponesse come una sorta di tutore delle scelte delle donne - si è rivelata, nei fatti, una buona legge, che non soltanto ha debellato la piaga degli aborti clandestini e ha efficacemente contribuito a far diminuire lo stesso numero degli aborti; ma, soprattutto, ha veicolato e costruito nella percezione sociale, nelle relazioni tra i sessi, nel più generale assetto dei rapporti sociali, il principio dell’autodeterminazione femminile. Cioè il punto di fondo essenziale e non negoziabile della cittadinanza femminile, la forma specifica dell’habeas corpus per le donne. Habeas corpus che è radicato nell’asimmetrica predisposizione del corpo femminile rispetto a quello maschile sul versante della procreazione ed è dunque segnato dall’asimmetria del potere di decidere se essere madre e non esserlo. Si nasce da una donna se lei vuole e in quella volontà non c’è soltanto il lato della disponibilità economica a mettere al mondo e allevare un figlio. Certo questo lato conta, come dicono oggi molte ragazze e giovani donne, costrette dal lavoro precario e dall’incertezza del futuro a rimandare sine die la scelta di maternità. Ma la volontà in un senso o nell’altro, di condurre a termine la gravidanza o di abortire tocca una dimensione più complessa e complicata dove entrano e si mettono in gioco i mille intrecci psichici, esistenziali, le sicurezze o le fragilità, soprattutto i desideri di una vita. Di questo parla l’aborto, questo porta alla luce in filigrana, ed è questo che da sempre inquieta e affanna l’universo maschile, i poteri sia informali sia istituiti degli uomini.

    La legge 194 ha contribuito fortemente alla civilizzazione delle relazioni umane, oltre che sociali e giuridiche, tra i due sessi. Veramente non si può tornare indietro.

    Forum delle donne PRC Bolzano