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Lettera di una vecchiaccia cattiva alle brave ragazze.

sabato 4 giugno 2005

di Maria Turchetto

Care ragazze,
sono così vecchia che ho votato al referendum sull’aborto. Quella volta si trattava di mantenere in vigore una legge abbastanza buona contro una
campagna clericodemocristiana assai veemente. I toni erano molto simili a quelli di oggi. Chi voleva abrogare la legge 194 del 1978 che consentiva l’"interruzione volontaria della gravidanza" - in sigla IVG, perché "aborto" pare una brutta parola - faceva discorsi metafisici sull’inizio della vita: erano naturalmente preti, destri e democristiani e, come oggi, sussiegosi filosofi che per l’appunto amavano discettare di metafisica, ma ai quali io non avrei chiesto nemmeno come si infila correttamente un preservativo, tanto apparivano poco esperti di queste faccende. Un nome per tutti: Norberto Bobbio, all’epoca difensore della Vita, successivamente fautore delle Guerre Giuste.

Proprio come di questi tempi Marcello Pera: salviamo gli ovociti e ammazziamo quei beduini miscredenti. Ma non rivanghiamo.

Sull’altra sponda, i difensori della legge - anche allora con meno mezzi e meno spazio sui media, ma forse un po’ più determinati e sicuramente più sostenuti dai politici sinistri e centrosinistri - portavano avanti ragioni eminantemente pratiche. La legge - dicevano - non "introduceva" l’aborto, l’aborto si faceva da tempo immemorabile, ma era in mano ai "cucchiai d’oro" delle cliniche private, per chi poteva permetterseli; oppure alle mammane coi ferri da calza e gli abortivi tossici, per le poveracce; oppure, negli ultimi tempi e solo per le più sgamate, ai gruppi di femministe e radicali che praticavano clandestinamente i primi Karman - veri eroi, credetemi. La
legge aveva il merito di garantire l’aborto nelle strutture pubbliche, dando
a tutte le donne il diritto a una assistenza medica adeguata e alla
riservatezza: per questo andava mantenuta.

Un argomento, tuttavia, anche questo molto pratico, rimase piuttosto in
ombra, quasi nessuno avesse il coraggio di affrontarlo: perché una donna può
voler abortire? A parte il caso limite, che ogni tanto veniva evocato, del
rifiuto della donna violentata di avere un figlio dal proprio stupratore,
questo aspetto non venne affatto approfondito.
Coraggio, facciamolo ora.

Per una donna, trovarsi incinta senza rimedio può essere psicologicamente
insostenibile in moltissimi casi - e intendo casi comuni, comunissimi, non
necessariamente vicende da romanzo strappalacrime o da cronaca nera. Può
essere veramente tremendo. Ragazze, non dovete credere a quella roba che vi
propina la televisione: «Caro, devo dirti una cosa...» «Ma è meraviglioso,
tesoro!». Non è così che funziona nella vita. Mi raccomando, ragazze: siate
prudenti, prudentissime! Evviva il preservativo, e guardate che la pillola
non fa male coi dosaggi che ci sono adesso (a proposito, lo sapete, vero,
che la chiesa è contraria anche a queste cose, e che la "pillola del mese
dopo" non è nemmeno commercializzata in Italia perché le case farmaceutiche
non ci pensano proprio a scatenare beghe col Vaticano). Siate prudenti,
perché una gravidanza indesiderata può essere un guaio davvero. Soprattutto
per le donne giovani e per le donne anziane.

Per le donne giovani: studi interrotti, scelte di lavoro sacrificate,
matrimoni precipitosi con partner che non si conoscono abbastanza, o che
magari si conoscono fin troppo bene per quegli stronzi che sono, scenate in
famiglia, parenti che si intromettono. E l’idea, comunque, di una svolta
irreversibile: fine del divertimento, prematuro e irreversibile inizio dei
doveri e dei sacrifici. «Femmine un giorno e poi madri per sempre», cantava

De André in una strofa che mi ha sempre fatto correre i brividi giù per la
schiena. Mica facile da affrontare, l’idea.
Sono cattiva? Dal punto di vista di chi inzeppa di sacrifici l’aldiquà e
rinvia la gioia all’aldilà, senz’altro. Cattiva, egoista, edonista. Ma che
volete, io penso che la vita è solo questa, terrena e breve. Su questa
giostra si fa un giro solo.

Ragazze care, lasciatevi dare un consiglio: finché siete giovani e carine,
datela. Non state ad aspettare il principe azzurro, l’uomo perfetto: vi
andrà di lusso se beccherete qualche uomo normale. Datela in giro, fate
esperienza, è difficile trovare l’uomo giusto al primo tentativo, ma
prendersi e lasciarsi alla vostra età non è una tragedia, anzi, è
decisamente educativo. Imparate che comunque bastate a voi stesse, e che c’è
ampia scelta. Datela, datela in giro e datela allegramente, con le
precauzioni di cui sopra.

Poi, quando sarete diventate più forti e mature, quando i vostri gusti
saranno più precisi e le vostre scelte di vita e di lavoro quantomeno
abbozzate, bene: allora fate pure coppia fissa, sperimentate bene il
partner, assicuratevi che non sia uno stronzo, e a questo punto - se vi va -
figliate. Pensateci bene e soprattutto decidetelo voi, perché sarete
comunque voi, nel bene e nel male, a pupparvi i figlioli. Lo so, oggi i
maschi un po’ più civilizzati (ma quanti sono?) danno una mano, ma non ci
contate troppo: che sono le donne a occuparsi della prole è scritto in
profondità nei geni e negli ormoni, temo troppo in profondità perché
qualsivoglia civilizzazione ci possa sovrascrivere. Dunque vi pupperete i
figlioli. A lungo, perché ormai prima dei trent’anni non se ne vanno di
casa.

E veniamo alle donne anziane - che poi sono quelle che più di frequente
ricorrono alla IVG. Immaginate una donna tra i 45 e i 50, che magari ha già
figli, li ha già svezzati, forse non ancora tutti sistemati, comunque non ne
può più di vivere in funzione degli altri e vorrebbe pensare un po’ a se
stessa. Resta incinta. Può capitare. A me è capitato, con tutto che al
consultorio avevo passato l’esame sulla contraccezione a pieni voti. Può
capitare, tanto più che il periodo precedente la menopausa da questo punto
di vista è a rischio. Bene. Una donna tra i 45 e i 50 resta incinta.
Lasciamo pur stare i rischi per la salute sua e del marmocchio, riuscite a
immaginarvi la prospettiva di ritrovarsi a 65, 70 anni con un figliolo in
piena crisi adolescenziale? Senza arte né parte, ancora da sistemare? Ma non
se ne parla nemmeno.

Ora avrete senz’altro sentito dire (senz’altro, perché la guardate troppo
quella televisione): «l’aborto è comunque una tragedia». Balle. Lo è
soltanto se lo si sovraccarica psicologicamente. E datemi retta:
drammatizzano perché vi vogliono male, vogliono farvela pagare, vogliono che
vi sentiate in colpa, che soffriate. Non gliela date vinta: è propaganda,
credete a me. Dunque sdrammatizziamo. Un aborto non è affatto questo
chissaché, col metodo Karman è un interventino da day hospital, niente
paura. L’importante è partire da un buon consultorio (vi consiglio
caldamente quelli dell’AIED), che vi indirizzi a un ospedale come si deve.
Questo perché ci sono posti dove potrebbero trattarvi male, purtroppo è così
ed è una vergogna, ma non è difficile avere la dritta giusta.

Ora mi chiederete perché la faccio così lunga sull’aborto, visto che il
referendum della settimana prossima riguarda invece le "norme in materia di
procreazione medicalmente assistita". Non mi è andato il cervello in pappa,
non mi sono lasciata trascinare dai ricordi a causa dell’età avanzata. E’
chiaro, e non è nemmeno più un mistero perché alla fine l’han detto fuori
dai denti: i famosi "diritti del concepito" sono stati ficcati nel primo
articolo della legge n. 40 del 2004, quella sulla procreazione assistita,
per giocarli prima o poi contro la legge n. 194 del 1978, quella
sull’aborto, quella che assai più civilmente afferma il «diritto alla
procreazione cosciente e volontaria», quella che finalmente ha trattato le
donne (altro che le cellule!) come persone, titolari di diritti e capaci di
scelte responsabili, anziché come fattrici decerebrate.
E’ questa la posta in gioco, ragazze.

Perciò vi prego, andate a votare. Se il quorum non sarà raggiunto, sarà
davvero brutta: per quella minoranza di donne che vive un problema - non
frequentissimo - di infertilità; per tante, tantissime donne che vivono
banali, frequenti, normalissime storie di gravidanze indesiderate; per tutte
noi, per i nostri diritti ributtati indietro di trent’anni.

Messaggi

  • accipicchia come concordo con questa sincera "babbiona"....

    tutto vero quello che ha scritto...
    ma per le più coraggiose oltre alla pillola e al preservativo c’è anche la chiusura delle tube....per non ritrovarsi a 45-50 anni in menopausa e incinte contro ogni voglia d’esserlo. E’ un’operazioncina che manco vi tagliano, passano direttamente dall’ombelico e in giornata siete a casa.
    C’è anche un’altra cosa da aggiungere....non è per niente vero che la gravidanza sia la cosa più bella che possa capitare ad una donna....quindi se a voi non succede esattamente di sentirvi contente e al settimo cielo nei mesi in cui aspettate un figlio, non fatevene una colpa, sentirsi male fisicamente e psicologicamente è del tutto normale e se qualcuno ogni tanto lo ammettesse forse non avremmo le mamme che in piena crisi isterica da debilitazione fisica e psichica dovuta a nove mesi di tensioni e cambiamenti ammazzano in un raptus quello che dovrebbe essere il frutto dell’amore.

  • Purtroppo leggo solo ora. Ma quante verità taciute in queste poche parole.
    Non me ne abbiano coloro che vorrebbero essere mamme per infinite volte, ma è proprio per loro che certe cose andrebbero dette. Perché è meglio una mamma felice che 10 infelici.
    Perché ogni bambino nato e amato rischiara il mondo.
    Ogni bambino nato nonostante tutto è un’ombra sull’umanità.