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MA QUALE EUROPA?

mercoledì 1 giugno 2005

di Viviana Vivarelli

I Francesi hanno rifiutato questa Costituzione europea e saranno seguiti da altri popoli europei. Il progetto europeo non cade, la Costituzione sara’ rinegoziata e speriamo su basi migliori.
Questa votazione ha espresso un appassionato dibattito che ha coinvolto tutti i partiti francesi ma che e’ stato negletto dai media italiani, come se i temi in discussione non ci riguardassero. In Europa ci siamo ma senza sapere perche’ e qualcuno si chiede: ma questi Francesi che cosa hanno votato?

La situazione europea non e’ affatto bella. L’ingresso dei paesi orientali ha aperto gravi problemi relativi alla mancanza di tutele e al basso costo del lavoro. Dopo l’Europa delle banche abbiamo l’Europa delle corporazioni e delle grandi imprese, esse vogliono annientare i diritti dei cittadini e dei lavoratori, livellandoli ai minimi dei paesi dell’Est.

Invece di portare i paesi emarginati a godere dei diritti e delle tutele dei paesi piu’ democratici e progrediti, si vuole fare il contrario, spingendo l’Europa verso il suo minimo.
Questa Costituzione europea e’ stata costruita per favorire gli interessi di grossi gruppi di potere, immiserendo tutti gli altri, secondo un modello economico ultraliberista, dove diritti e tutele sono negati, e dove, invece di costituire una potenza contrapposta a quella americana, si subordina l’UE alla Nato e quindi agli Stati uniti.

Molti giochi sporchi si stanno predisponendo contro il nostro futuro, vediamone alcuni:

- delocalizzazione: finora, appena l’imprenditore aumentava i suoi profitti, esportava la produzione nei paesi a piu’ basso costo del lavoro (vedi Polonia, Romania ecc.), dove sono piu’ deboli i diritti e non esistono sindacati, lasciando disoccupazione nel paese d’origine...

- ora lo stesso imprenditore ha cercato di fare di peggio: con la legge Bolkestein ha tentato di evitare anche il faticoso spostamento degli impianti, cosi’ da porre nel paese del sottosviluppo solo la sede centrale e ottenendo, ipso facto, il diritto di importare quelle stesse condizioni peggiorative. Sessanta anni di lotte sindacali e per i diritti civili dovrebbero essere annullate dal livellamento del lavoro verso il minimo, con paghe e diritti persi, qualcosa che e’ anche peggio dell’esportazione della democrazia, l’importazione dall’est dei livelli minimi di sopravvivenza, una rincorsa legalizzata verso il basso, nel tentativo di equiparare il lavoratore europeo a quello polacco o, peggio, a quello cinese.

- come se questo programma contro i lavoratori non fosse abbastanza grave, le corporazioni hanno puntato i loro occhi bramosi verso i beni comuni e verso lo stato sociale, e, per la regola ultraliberista che tutto deve diventare merce, intenderebbero privatizzare tutto, per superiore legge europea: acqua, gas, luce, ospedali, scuole, treni...in modo obbligatorio.Tutto dovrebbe finire sul mercato. Gia’ alcune grosse corporazioni (Compagnia delle Acque, Vivendi...) mirano alla gestione dell’acqua italiana, gia’ l’Europa vieta la gestione pubblica dell’acqua pubblica in vista di una privatizzazione imposta dall’alto, gia’ comuni o regioni italiane hanno dismesso la gestione pubblica dell’acqua. Privatizzare i beni comuni e i servizi pubblici fara’ pagare tutto piu’ caro, ci dara’ una vita peggiore, eliminera’ i diritti civili, distruggera’ lo stato sociale, con la perdita di ogni tutela garantita, in una cessione irreversibile e inemendabile perche’ le corporazioni sostanzialmente non sono subordinate ad alcuna legge dello stato e possono fare quello che vogliono!

In pratica dovremmo accettare l’estinzione del nostro stato di diritto e la cessione ineliminabile di tutto cio’ che ci siamo guadagnati con anni di lotte e di fatiche che costituisce il nostro progresso civile. Questo pretende di essere la Costituzione europea: l’obbligo a superare le leggi nazionali di tutela per cedere tutto cio’ che e’ vendibile, e distruggere tutto cio’ che ci protegge, in nome degli interessi spaventosi di un mercato dominato dal profitto di pochi squali che non intendono essere governati da niente, per trarre il massimo di lucro da ogni cosa.

In questa Costituzione europea notiamo mancanze criminali: mancano i diritti del cittadino, mancano le tutele del lavoratore, mancano le protezioni dei beni comuni, manca la salvaguardia dello stato sociale.
Quello che resta potra’ anche piacere a un Berlusconi, a un Brunetta o a un Tremonti. Ci tremano le vene dei polsi a pensare che possa piacere anche a un Prodi o a un Fassino. Ma ci e’ chiaro perche’ la sinistra francese ha detto di no. I cittadini francesi sono spaventati da un eccesso di globalizzazione. Per altri motivi ha detto No la destra francese, perche’ questo tipo di Costituzione sancisce la distruzione dello stato nazionale, minaccia la sua identita’ e si apre alla contaminazione di etnie e religioni diverse.

A noi non interessa questa xenofobia bensi’ il pericolo di una giungla planetaria dominata da pochi grossi gruppi di azionisti, distruttivi dei poteri e della sovranita’ dello stato come dei poteri e dei diritti dei singoli, delle classi piccole, medie e medio-alte.
Discutere questa Costituzione europea significa rimettere in discussione un modello neoliberista che e’ risultato perverso, il modello ipocrita di un mercato basato sulla libera concorrenza che nei fatti nega i suoi assiomi, come quando Bush impone i suoi privatizzatori ai governi del terzo mondo ma difende poi con dazi e sovvenzioni i prodotti interni, cosi’ da offirli sotto costo e sbaragliare la concorrenza.

I fatti hanno provato ormai ampiamente che un mercato ultraliberista concentra la ricchezza nelle mani di pochissimi, immiserendo tutti gli altri e degradando lo stato dei diritti e delle tutele, mentre getta il pianeta nella crisi delle guerre permanenti e nella distruzione ecologica. Questa ideologia perversa e’ la degenerazione del capitalismo, e, anche per coloro che rifiutano l’inattualita’ dello statalismo, dovrebbe essere sentita la necessita’ di un terzo modello. La tragedia e’ che la sinistra moderata dei governi ha abdicato a qualsiasi progetto alternativo, mostrando una debolezza progettuale e di impianto. Il ‘cosi fan tutti’ ha creato una specie di paralisi ideologica permanente, come se questa perversione capitalista fosse uno schema economico ultimativo nella storia del mondo.

Il progetto invece e’ fallimentare e porta una congiuntura negativa in caduta costante, che si accompagna all’immiserimento della societa’ e a una degradazione dei diritti umani, per questo in Europa i governi di centrodestra sono andati in crisi ma la cosa piu’ grave e’ che anche le formazioni di centrosinistra presentano la stessa crisi, per la contaminazione che il neoliberismo ha prodotto in entrambi gli schieramenti, omologandoli, per cui e’ messo in minoranza il governo di Berlusconi come quello di Schroeder o quello di Raffarin, indifferentemente. I popoli europei non intendono affatto cedere a questo peggioramento del loro futuro.

Non intendono perdere le difese del lavoro, le leggi di tutela civile, la gestione pubblica dei beni comuni e dei servizi fondamentali dello stato, i requisiti di sovranita’ dello stesso stato.. non intendono perdere tutto il loro patrimonio di diritti e di sicurezze acquisite, che sono il portato migliore della loro stessa civilta’, per aumentare i guadagni di poche corporazioni in un regime de-regolato, da giungla, dove solo il piu’ forte cresce nella distruzione di tutti gli altri. Per questo la Francia dice No a ‘questa’ Costituzione europea, per questo l’Olanda ripetera’ lo stesso No, per questo lo stesso rifiuto e’ minacciato da altri paesi che faranno a breve il referendum di adesione.

Il sistema neoliberista non e’ sostenibile perche’ e’ costantemente peggiorativo delle condizioni di vita umane ed e’ contro la stessa sopravvivenza del pianeta. E’ la stessa de-regulation a contenere in se’ il proprio suicidio, e la sua unica cura e’ il suo contrario: una regolamentazione concordata a livello mondiale, per mantenere in vita il numero piu’ grande di persone e proteggere i loro diritti. Una regolamentazione che potra’ avvenire solo se il lucro ad ogni costo cessera’ di essere l’unico scopo accettabile e se parole come PIL, crescita, incremento produttivo ecc. non saranno sostituite da altre parole-scopo.

Ma se i governi europei sono collusi con i centri di super potere economico e riferiscono solo a questi, dimenticando diritti e valori dei loro popoli, e hanno fatto questa Costituzione guardando al mercato e alle corporazioni e ignorando i cittadini, allora i popoli europei devono dire: No. Non e’ che non vogliano l’Europa, non vogliono ‘questo tipo‘ di Europa.

La tragedia e’ che, se la destra europea non vede altro che il neoliberismo, la sinistra europea non ha alcun progetto da contrapporgli; per troppo tempo e’ stata sorda di fronte alla denunce avanzanti da tutto il mondo, senza organizzare una propria soluzione e un po’ alla volta si e’ contaminata. Oggi e’ chiaro solo che, in questo sistema di mercato, la Cina e l’India avanzano, grazie al loro cinismo sui diritti e alla mancanza di tutele umane, e solo questo successo, in un mercato senza regole, sembra contare, perche’ chi e’ piu’ cinico abbatte di piu’ i costi e aumenta i guadagni.

Se solo il profitto sara’ la divinita’ del mondo futuro, la vita umana non contera’ piu’ niente e ogni forma di diritto sara’ progressivamente distrutta. Se invece si tornera’ a parlare di valori e di diritti come prioritari, si dovra’ trovare il modo di regolare diversamente il mercato su base mondiale, subordinandolo ad un minimo di valori condivisi e di diritti riconosciuti. Se il mercato e’ la malattia, il mercato puo’ diventare la cura, chiudendo le sue porte ai pirati del mondo, cosi’ come dentro uno stato si sbarra il cammino a chi viola la legge.

E’ chiaro che una nuova regolamentazione dovra’ essere fatto a livello planetario e dovra’ valere per tutti, Cina compresa e che quel WTO che sta portando il pianeta alla rovina dovra’ essere sostituito da organismi ben diversi. Siamo un mondo unico, e tutto deve essere fatto a livello globale. E non eliminando i diritti bensi’
universalizzandoli. Questa e’ l’unica esportazione di democrazia che riconosciamo. Non e’ affatto un compito facile ed e’ enorme, ma e’ chiaro che per capovolgere la situazione attuale da qualche parte si deve cominciare. E perche’, allora, non dall’Europa?

Non, ovviamente, dai governi dei 25 paesi europei, ma proprio dai popoli dell’Europa, quelli che finora sono stati emarginati e dimenticati dai governi. Il referendum e’ un inizio, le elezioni nazionali saranno il secondo passo se nasceranno partiti diversi, opposizioni innnovative. Il mondo non puo’ essere piegato alla logica di profitto di pochi potentati o questa sara’ la sua fine. Il pianeta deve trovare una legge superiore a quella dell’egoismo privato, una legge di solidarieta’ e di rispetto umano, altrimenti tutti i bei discorsi che si faranno sulla vita, sulla pace, sulla democrazia e sul progresso saranno solo delle parole di vento.

Messaggi

  • Cara Viviana, perchè i paesi dell’Est sono ai minimi? Un ammiratore.

  • Qualcuno mi chiede perche’ i paesi orientali sono ai minimi? Ma perche’ lo statalismo di stampo sovietico e’ stato un fallimento, mi pare chiaro. Il che non vuol dire che il colonialismo delle corporations o l’arroganza delle truppe americane siano un toccasana. Il mondo procede di peggio in peggio, senza requie. L’Europa avrebbe potuto essere una terza via. Vuol esserlo? Al momento non si vede. Al momento i partiti che cercano di innovare contro questi due schemi economici e ideologici obsoleti non sono una maggioranza, anzi non ci sono proprio. le idee dei no global non hanno trovato sponda politica o sono state fraintese. Bertinotti mira alla socialdemocrazia svedese. Ne sapete qualche cosa? Riuscite a capire quale potrebbe essere un modello transitorio di salvezza per l’Europa? Attualmente in Italia siamo a un Berlusconi che e’ di nuovo scappato in Sardegna, a un Brunetta che insieme a Tremonti si venderebbe anche lo stivale, a un Maroni che parla di tornare alla lira, a un Rutelli che cerca di farci diventare uno stato confessionale, e a un Fassino impegnato col referendum che non cava un ragno dal buco sul resto. Non parliamo di Prodi che e’ ormai come il vino stappato da lungo tempo e diventato imbevibile. Altro che statalismo! Qui non si vede intelligenza o innovazione da nessuna parte.
    Mancano le idee, mancano gli uomini. Restano i grandi interessi. Finiamo tutti a schifìo.
    viviana

    • Cara Viviana, non mi risulta che nel modello svedese si sia abolita la prprietà privata. L’ammiratore di prima.

    • Caro ammiratore, non mi risulta che vi sia in Italia un partito che intenda abolire la proprieta’ privata, nemmeno Bertinotti, mi pare, che, dopo una battuta infelice, si e’ ripreso e ha spiegato cosa intendeva dire: " la proprietà privata non si elimina per decreto ma nei tempi lunghi della storia" e dunque i tempi lunghi della storia non sono di immediato interesse, al momento psosiamo pensare a dei correttivi alle situazioni estreme. Non so a che debbo questa tirata sull’abolizione della proprieta’ privata, dal momento che ho sempre tuonato contro le corporazioni e i grossi capitali senza controlli, e sulla proprieta privaya non mi pare di aver detto mai nulla, mi sono persa qualcosa? Grazie dell’ammiratore’, fa sempre piacere anche se rimango perplessa. Comunque gradirei saperne di piu’ di questo modello svedese, che probabilmente sara’ poco applicabile sotto altri cieli e con altro popoli, ma credo che il confronto abbia sempre da insegnarci qualcosa. In fondo il sistema politico o economico perfetto e’ lungi dall’essere stato scoperto. Come diceva una mia amica: "Facciamo quel che potiamo " e, a volte, a sentire almeno Maroni, Caldaroli, e Tremonti, ’potiamo’ veramente poco.
      cordialmente
      viviana