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MALA LECHE

domenica 25 settembre 2005

di Enrico Campofreda

È violenza gratuita, cieca, stupida come può essere l’azione di chi si esalta e ha paura, ma può diventare fottutamente assassina. Vive sulla pelle dei diseredati in quella globalizzazione della disperazione che fa degli angoli poveri d’ogni continente una Città di Dio. La storia di Carlos e Pedro non è peggiore di quella d’altri ragazzi senz’arte né parte dell’America latina, loro sono in Cile e potrebbero essere ovunque. Certo le condizioni economiche non aiutano: tanta ricchezza per pochi abitanti, miseria e arte dell’arrangiarsi per gli altri, i due sono su questa via: non vogliono un lavoro normale scelgono la delinquenza. Piccoli furti, ricettazione poi inevitabilmente incappano in Yao, boss della zona, e nei suoi narcotraffici, lavorano per lui ma riescono a farsi scippare da altri farabutti e restano in debito con Yao che li malmena e li ricatta.

Carlos che transita ogni tanto in casa dei genitori ha già avuto un fratello ucciso dal boss. Ha pure una ragazza, Pauline, che lo ama ed è rimasta incinta, potrebbe pensare a un futuro con lei invece s’intossica la vita con Pedro, meno teppista e incapace di risse. I due hanno conosciuto il carcere, Pedro ne è rimasto scioccato e ha paura di finirci di nuovo, ora ripresa la via del furto quella situazione potrebbe ripetersi. Devono a Yao 500 lucas ne temono le ritorsioni, così procurata una vistosa “38” partono per un colpo nei ristoranti d’un quartiere bene. La rapina riesce, ma i due vogliono strafare: per una bottiglia di rhum e qualche banconota Pedro si fa centrare da un vecchio negoziante disposto a difendere la merce come un cow boy.

Sangue e disperazione. Inseguiti dalla polizia riescono a riparare in casa d’un amico che traffica in coca, armi e altro, lui si preoccupa di salvare la vita a Pedro mentre Carlos va a consegnare il maledetto denaro al boss. Lo fa ma ha ancora pochi respiri prima del tragico epilogo. Mai fidarsi delle apparenze: lo spietato Yao lo richiama e gli buca la pancia a coltellate.
La bontà del film sta nel narrare con ritmo e tensione episodi qualunque, se si vuole banali e ripetitivi: risse, furti, sbronze, piste di coca e qualche copula, tutto però con la credibilissima veridicità del loro abbrutimento. Come fosse un documentario girato nelle casupole dove si muovono questi miserabili del Terzo Millennio. Miserabili nell’anima prima che nella condizione sociale, i protagonisti sono vittime della devastazione antropologica compiuta da un dio denaro da inseguire a ogni costo e al quale si sacrificano vite che non valgono nulla proprio perché la loro esistenza non s’impreziosisce di nessun valore.

Regia: León Errázuriz.
Soggetto e sceneggiatura: León Errázuriz, Matias Ovalle.
Direttore della fotografia: Andrés Garces,
Montaggio: León Errázuriz.
Interpreti principali: Mauricio Diocares, Juan Pablo Ogalde, Luis Dubó, Tamara Garea, José Herrera, Camila Leiva.
Musica originale: Miguel Miranda, José Miguel Tobar.
Produzione: León Errázuriz, Matias Ovalle.
Origine: Cile, 2004.
Durata: 101 minuti.

Messaggi

  • ...Ho trovato il film molto bello, vero,sopratutto visto in lingua originale nel dialetto flayte delle periferie emarginate di Santiago,dimostra realmente come sono un po’ tutte le periferie delle città cilene "le poblacion"........ PABLO