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MOOLAADÉ

giovedì 2 giugno 2005

di Enrico Campofreda

Esser donna in Africa o in certi Paesi arabi o nella zona dell’Amazzonia, dove salde resistono arcaiche tradizioni di sottomissione e vera castrazione femminile, è terrificante. Alla fame, al pericolo della Sida e di cento altre malattie infettive s’aggiunge l’inamovibile potere maschile che è anche assai misogino. La donna è proprietà del maschio, appartiene al suo harem o clan, è oggetto di piacere, serve alla riproduzione della specie e deve accudire casa e figli. La sua vita finisce lì, non deve pensare a sé né rivendicare nulla e nemmeno godere dell’atto sessuale. Per questo, nell’età della pubertà, la si mutila recidendole la clitoride e a volte altri genitali.

Un gesto di crudeltà criminale, perché con esso molte ragazze muoiono dissanguate oppure di setticemia. Accade tuttora, nel Terzo Millennio, in quanto i “dignitari” di tante tribù convertite all’Islam sostengono - mentendo - che ciò è scritto nel Corano. Cercano giustificazioni religiose che confermino la sottomissione femminile al loro disumano potere e controllo.

Il senegalese Sembene Ousmane denuncia tutto ciò in questa pellicola, segnalata nel 2004 al Festival di Cannes nella sezione ‘Un Certain Regard’. È la storia di Collé Ardo, un donna che s’oppone all’odioso rito dell’escissione prendendo sotto la sua protezione un gruppetto di ragazze che sfugge alla prevista “purificazione”. All’ingresso di alcune capanne dove vive con le figlie e le altre mogli, Collé Ardo stende un cordone multicolore: è il moolaadé, un simbolo magico col quale s’invoca la protezione d’uno spirito, chi lo scavalca ne attirerà su di sé le ire maligne. Lì giunge la salindana, la setta di donne dedite all’escissione: indossano paramenti rosso sangue, nascondono i perfidi coltellini con cui tagliano i genitali delle vittime. Reclamano l’applicazione del rito previsto dalla tradizione. È l’affermazione d’un mondo antico che vuole sopravvivere a una realtà che muta perché dalle radio che le donne ascoltano, dall’arrivo di chi ha conosciuto altre culture - sia esso il “mercenario” commerciante della zona o il figlio del dougoutigui (il capo dei dignitari) che viene da Parigi - ormai si possono apprendere differenti modi di vivere.

Naturalmente questo infastidisce i patriarchi, da ogni cambiamento il loro potere e la possibilità di controllare le donne possono venir meno. Invece il figlio del dougoutigui pensa e dice che il matrimonio che l’attende è affar suo, dunque non accetterà la giovane prescelta e imposta dalla famiglia. S’orienterà proprio sulla figlia di Collé Ardo, una bilakoro, una non pura considerata tale per non aver subìto il barbaro rito. Secondo la tradizione le bilakoro non troveranno mai marito perché impure. Ma anche gli orientamenti maschili cambiano e la tradizione è destinata a incrinarsi.
Il figlio del dougoutigui se ne infischia, segue la linea del cuore pur subendo la pubblica punizione paterna. Ben più grave sarà il castigo che il marito infligge a Collé Ardo, frustata in pubblico per la ribellione operata, messa alla berlina come sobillatrice di tutte le donne del villaggio. I tumulti provocheranno l’uccisione del “mercenario” intervenuto a difesa di Collé ma innesteranno un processo irrefrenabile. Il fronte maschile pian piano si sfalda, alcuni accettano di rifiutare il crudele rito. Le bambine di quei Paesi forse potranno sperare in un domani meno tragico e violento.

Regia: Ousmane Sembene.
Soggetto e sceneggiatura: Ousmane Sembene.
Direttore della fotografia: Dominique Gentil.
Montaggio: Abdellativ Raiss.
Interpreti principali: Fatoumata Coulibaly, Maimouna Hélène Diarra, Salimata Traoré, Dominique Zeida, Mah Compaoré, Aminata Dao.
Musica originale: Boncana Naiga.
Produzione: Film Doomireew, Direction de la Cinématographie National, Centre Cinématographique Marocain, Cinétéléfilms, Le Films de la Terre d’Afrique, Ciné Sud Promotion.
Origine: Senegal, Francia, Burkina Faso, Camerun, Tunisia, Algeria, 2002.
Durata: 120 minuti.