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Medio Oriente. Rilasciato pacifista italiano rapito a Khan Younis

domenica 1 gennaio 2006

Alessandro Bernardini e Luisa Morgantini

E’ stato liberato l’italiano sequestrato questa mattina da uomini armati a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Alessandro Bernardini, studente universitario romano, scosso dalla brutta esperienza, ma in buone condizioni fisiche, e’ stato portato dagli uomini delle unita’ speciali al quartier generale della polizia preventiva a Khan Younis. Luisa Morgantini, europarlamentare di Rifondazione comunista, anche lei a Khan Younis con una delegazione italiana ha detto che "sta benissimo".

Bernardini si è definito un eroe per caso; nonostante quanto e’ successo ha detto di continuare a credere che l’occupazione israeliana di Gaza sia criminale.

La polizia palestinese ha affermato di aver liberato l’ostaggio italiano rapito dopo una sparatoria con i sequestratori.

Bernardini era arrivato con l’eurodeputato Morgantini

In un’intervista a Rainews24 l’eurodeputato Luisa Morgantini ha raccontato che Bernardini era arrivato nell’area con lei. "Siamo venuti per constatare la situazione dopo il ritiro di Israele perché noi sosteniamo la crazione di uno Stato palestinese", ha detto la Morgantini. "Volevamo recarci sul luogo delle colonie" evacuate da Israele, ha aggiunto.

L’italiano è stato sequestrato a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, da uomini armati palestinesi a volto coperto. E’ stato prelevato da un edificio nel centro cittadino e portato via in macchina. La polizia palestinese ha trovato due automobili, presumibilmente utilizzate dalle due squadre di sequestratori e poi abbandonate.

La rivendicazione è firmata dalle Brigate Martiri di Al-Aqsa-Popolo sunnita che chiedevano in cambio della liberazione dell’ostaggio l’apertura di un’inchiesta sulla morte dell’ex leader palestinese Yasser Arafat e la rimozione dei dirigenti corrotti di Fatah, la corrente maggioritaria dell’Olp che fa capo al presidente Abu Mazen.

Fini ringrazia Abu Mazen

Il Ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha espresso soddisfazione per la tempestiva soluzione del caso del connazionale sequestrato oggi a Gaza e ha dato istruzioni al Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme di far pervenire al Presidente Abu Mazen il suo ringraziamento per l’intervento che ha contribuito alla rapida e positiva soluzione della vicenda.

L’incidente e’ destinato a creare ulteriore imbarazzo al presidente Abu Mazen che poche ore prima aveva promesso di mettere fine alla situazione di anarchia che rischia di compromettere le elezioni politiche del 25 gennaio. Due giorni fa erano stati liberati tre britannici sequestrati a Gaza.

Saeb Erekat, il capo negoziatore palestinese, ha condannato con fermezza il sequestro di Bernardini dicendo che compromettono la causa palestinese. "I responsabili di queste azioni lavorano contro gli interessid del popolo palestinese", ha detto, "vogliono distruggere l’immagine dei palestinesi nel mondo. Li porteremo davanti alla giustizia. Quando e’ troppo e’ troppo".

E’ il terzo rapimento negli ultimi dieci giorni

Si tratta del terzo rapimento del genere negli ultimi dieci giorni a Gaza. Nella notte di venerdì i servizi di sicurezza palestinesi erano riusciti a ottenere la liberazione di tre ostaggi britannici: l’attivista dei diritti civili Kate Burton, il padre Hugh e la madre Helen Win. Il loro rapimento era stato rivendicato da un gruppo finora sconosciuto, i ’Mujaheddin Bayt al-Maqdes’, ma era stato duramente criticato da tutte le principali forze politiche palestinesi. La settimana precedente erano stati brevemente rapiti a nord di Gaza due dirigenti della Scuola americana, un cittadino olandese e uno australiano.

http://www.rainews24.rai.it/Notizia.asp?NewsID=58956

Messaggi

  • Gaza è un territorio a rischio.
    Lo confermano le ultime incursioni dell’esercito isrealiano e i rapimenti degli osservatori internazionali dovuti a gruppi di palestinesi che agiscono al di fuori di qualsiasi tipo di legalità.
    Facciamo appello alla comunità internazionale affinché intervenga per garantire la sicurezza degli oltre un milione di donne e uomini palestinesi di Gaza. Chiediamo che vengano garantiti i diritti umani, la libera circolazione di persone e merci e gli investimenti necessari ad assicurare un’economia autonoma e lavoro per i palestinesi. Solo questo potrà favorire un reale processo di pace in Medio Oriente.

    Donne in nero di Roma - gruppo Palestina/Israele