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Milano 11 Marzo - Condannati a 4 anni 18 manifestanti

mercoledì 19 luglio 2006

Gli antagonisti cercarono di impedire una manifestazione della Fiamma Tricolore. Nove imputati assolti, a tutti concessi gli arresti domiciliari. Milano, disordini a corso Buenos Aires

MILANO - Quattro anni di reclusione. E’ questa la pena inflitta dal Gup Giorgio Barbuto, con rito abbreviato, a 18 dei giovani accusati delle devastazioni avvenute l’11 marzo scorso in corso Buenos Aires a Milano. Nove imputati sono stati assolti mentre due hanno patteggiato per reati minori.

Il gruppo degli imputati, che gravita nellarea dei centr sociali milanesi, è stato condannato per accuse che variano dalla devastazione, all’incendio, alle lesioni, dopo i duri scontri registrati l’11 marzo scorso in centro a Milano nel corso di una manifestazione di protesta promossa dai centri sociali.

Il giudice ha concesso gli arresti domiciliari a tutti i condannati. Davanti al tribunale si sono riunite circa 250 persone appartenenti all’rea antagonista milanese che al grido di "Tutti liberi" si sono mossi in corteo verso piazza San Babila. Critiche le reazioni alla sentenza: "Oggi il giudice ha fatto felice qualcuno. Quelli di Fiamma tricolore e di Forza nuova".

I disordini risalgono all’11 marzo scorso. Quando l’ala più dura dei centri sociali mise a ferro e fuoco il centralissimo corso Buenos Aires per contestare la manifestazione programmata nel pomeriggio dai neofascisti della Fiamma Tricolore. Ore di guerriglia con vetrine infrante, auto e moto incendiate, edicole date alle fiamme, palazzi anneriti dal fumo, barricate nelle strade. E un assalto ad punto elettorale di An che venne dato alle fiamme.

"E’ stato fatto un primo passo verso l’accertamento della verità definitiva. Anche rispetto alle condanne, di cui attendiamo le motivazioni e contro cui faremo appello" commenta l’avvocato Mirko Mazzali, difensore di 16 imputati".

(19 luglio 2006) www.repubblica.it

Messaggi

  • Milano, corteo dopo la sentenza
    by ansa Wednesday, Jul. 19, 2006

    Un corteo, composto dai giovani dei centri sociali, amici e genitori delle persone condannate e di quelle assolte oggi a Milano per i disordini dell’ 11 marzo scorso in corso Buenos Aires, e’ partito dal palazzo di giustizia di Milano dove questa mattina il gup Giorgio Barbuto ha letto la sentenza.

    Il corteo, circa 200 persone, si e’ diretto verso piazza
    Fontana.

    Non si sa se raggiungera’ il carcere di San Vittore dove per oltre quattro mesi sono stati detenuti circa una ventina dei partecipanti agli scontri. (ANSA).

    • 18 CONDANNE A 4 ANNI (AI DOMICILIARI) E NOVE ASSOLUZIONI

      Diciotto condanne a 4 anni (ai domiciliari) e nove assoluzioni. È finito così il processo per gli scontri dell’11 marzo in Corso Buenos Aires a Milano che vedeva imputati 27 ragazzi e ragazze. La sentenza è stata emessa tra le proteste dei familiari dei condannati ai quali non è stato consentito di assistere alla lettura della sentenza, così come non è stato permesso neppure ai giornalisti di entrare nell’aula.

      Questi i fatti di quell´11 marzo. Dopo giorni e giorni di tam tam in rete, l´11 marzo arrivano a Milano qualche migliaia di persone da tutta italiana per partecipare a una manifestazione, prevista nel pomeriggio, organizzata da alcuni centri sociali per impedire un raduno di militanti di Fiamma Tricolore. Ma già dalla mattina a Milano inizia una vera e propria guerriglia urbana. I ragazzi si scontrano con le forze dell’ordine: costruiscono barricate con auto bruciate, sedie e tavolini presi da un Mac Donalds. Alla fine di un pomeriggio sono 34 gli arresti convalidati dai Gip Mariolina Panasiti ed Enrico Manzi. Tre mesi dopo i ragazzi indagati erano 27, di cui 2 a piede libero. L’imputazione per tutti è pesante: concorso in devastazione e saccheggio.

      Il 10 giugno si apre il processo con rito abbreviato. Il pm Piero Basilone ha basato le sue accuse non solo sulla devastazione e saccheggio ma anche sul concorso morale. In parole povere i ragazzi sono colpevoli per il solo fatto di essere stati quel giorno in quel posto. «Sono giovani che hanno assistito alla prima carica, erano di fianco alla barricata accanto a persone armate e travisate. Questa – dice l´accusa - è una partecipazione significativa di adesione a ciò che stava accadendo». Insorgono gli avvocati difensori: «L’istituto del concorso morale è indecente, questi ragazzi rischiano il carcere solo per aver manifestato l’antifascismo, di alcuni di loro non si è neanche riuscito a dimostrare la presenza in piazza».

      Intanto si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà per 25 ragazzi e ragazze che comunque hanno trascorso in carcere 4 mesi. Oltre alle campagne promosse dai genitori e da decine di associazioni, c’è quella firmata da 150 parlamentari che chiedono la scarcerazione. Stessa richiesta è arrivata dai migliaia di ragazzi che il 17 giugno hanno sfilato per il centro di Milano.

      Ora che le sentenze sono arrivate i familiari dei condannati annunciano il ricorso in appello. «È grave - afferma Ugo Tenace, uno degli avvocati di un imputato condannato - che per la prima volta sia stato riconosciuto il reato di devastazione». Anche dal fronte politico arrivano le critiche per la decisione del giudice. Il consigliere regionale di Rifondazione comunista Luciano Muhlbauer, presente in Tribunale, parla di «sentenza già scritta prima ancora del processo. Una sentenza con la quale si vuole trovare una via d’uscita ad un teorema accusatorio inconsistente. Molti ragazzi - ricorda Muhlbauer - hanno fatto quattro mesi di carcere pur essendo stati riconosciuti innocenti. Altri ragazzi devono pagare con gli arresti domiciliari per un processo farsesco, che si è svolto in un clima infame. Sono contento che i ragazzi escano dal carcere - conclude il consigliere del Prc - ma giustizia non è fatta».

      Dello stesso tenore anche il commento di Marcello Saponaro, consigliere regionale dei Verdi in Regione Lombardia: «Nove ragazzi completamente innocenti sono stati tenuti in carcere per quattro mesi. Ora dovrebbero riflettere i politici che hanno chiesto la gogna per tutti e 25 i ragazzi senza alcuna distinzione».

      www.unita.it 19 Luglio 2006

  • ignoro gli atti del processo ma da tecnico in materia non posso che confermare che una condanna a quattro anni di carcere è pura fantascienza . Non vi è proporzione fra i fatti imputati ( non sto a discutere se provati o meno ) e le condanne inflitte, con riferimento sopratutto al pericolo ed al danno sociale relativo a tale imputazioni . Secondo logica , Previti ed i suoi sodali avrebbero dovuto, secondo lo stesso criterio ,essere condannati alle tenaglie infuocate ed ai tratti di corda,oltre all’ergastolo nell’isola di If .
    Buster Brown

  • COMUNICATO STAMPA

    SENTENZA 11 MARZO:
    UN COLPO AL CERCHIO E UNO ALLA BOTTE
    MA GIUSTIZIA NON E’ FATTA

    Dichiarazione di Luciano Muhlbauer e Mario Agostinelli
    (Consiglieri Regionali del Prc)

    Un colpo al cerchio e uno alla botte. È probabilmente questa la definizione giusta per l’odierna sentenza relativa ai fatti dell’11 marzo scorso. In altre parole, una sentenza di compromesso tra i principi dello stato di diritto e quel sommario teorema accusatorio che ha tenuto ingiustamente in carcere per oltre quattro mesi 25 giovani.

    Siamo sicuramente felici che oggi tutti i 25 ragazzi e ragazze possano
    uscire dalle carceri. E ancora più contenti ci rende il fatto che ci siano state nove assoluzioni, anche se queste non riescono a restituire ai giovani il tempo loro rubato da una folle carcerazione preventiva. Tuttavia, anche se è stata svelata la montatura politica alla base del procedimento, quello strano compromesso, con le sue 18 condanne a quattro anni, lascia in piedi un pericoloso precedente. Cioè, in Italia è possibile essere condannati a lunghe pene detentive senza che ci siano prove circa le responsabilità personali, ma soltanto in base al fatto che sei stato presente ad una manifestazione, dove sono avvenuti dei fatti penalmente rilevanti.

    Ed è questo che ci fa dire che oggi giustizia non è stata fatta e che occorre aprire nel paese e nelle istituzioni una battaglia di civiltà, per impedire l’affermarsi di una visione della giustizia subordinata alla politica. Ebbene sì, perché il ricorso ad accuse gravi e improprie, come quella di devastazione e saccheggio, per giunta in abbinamento a un generico “concorso morale”, viene ormai teorizzato in diversi procedimenti e sempre in casi di manifestazioni politiche. Se permettessimo che questa prassi giuridico-politica si estenda, allora saremmo tutti quanti corresponsabili non soltanto di minare le basi del nostro ordinamento giuridico, ma altresì di mettere a repentaglio quel fondamentale diritto democratico che è la libertà di manifestare.

    Milano, 19 luglio 2006

  • Grazie Dario per aver scritto la notizia. Andrebbe bene esaminata la rassegna stampa e vedere i commenti a questa sentenza. Se mi ero indignata per la vergognosa copertina di Liberazione e ci avevo scritto uno dei miei soliti scoppi di parole http://www.bellaciao.org/it/article.php3?id_article=12854
    oggi rileggendolo a freddo, vedo chiara la teoria. Il movimento? Rifondazione che ben aveva "lavorato" con la non violenza da una parte e le lusinghe ai ribelli del sud e nord, raccattando a piene maniche, e con sezioni ormai morenti, i voti degli ignari "dentro le cose", si è piazzata.Mi ritrovo in una sparuta compagnia di non violenti e violenti, tutti comunque anacronistici, terroristi, insurrezionalisti per citare alcuni degli aggettivi.Ammiro e confido in quei compagni che continuano a stare dentro il partito dei comunisti, e non rinnego la mia passata posizione in sinistra critica e l’ammirazione per Gigi Malabarba e anche per quelli che in minoranza sempre più minore resistono nella forma partito e quelli che ne sono usciti e stanno organizzandosi,comunque pochissimi. La paura avanza, di rimanere soli e in pochi appunto. Come avanza la guerra. Come avanza la paura dei più di perdere quello che hanno faticosamente ottenuto, fosse una casa o un lavoro.Avanza anche l’estate e la stanchezza. Avanza la confusione...e ci si meraviglia e ci si indigna addirittura se gli italiani hanno fatto pazzie per una vittoria.
    Sto serena, tutto sta avanzando: una straordinaria cartina di tornasole.
    Ti abbraccio, Doriana

    • Le condanne a quattro anni di reclusione con rito abbreviato comminate a diciotto degli antifascisti che manifestarono a Milano lo scorso 11 marzo contro il corteo fascista di Fiamma Tricolore pesano come un macigno sull’agibilità politica di ciascuno di noi.

      Non si tratta semplicemente di una questione interna al movimento antifascista né di un affare privato di chi si dichiara militante. Molto più gravemente, si tratta di un attacco frontale mosso dallo stato italiano contro l’idea stessa di partecipazione e mobilitazione politica.

      Ciò significa che, come spesso accade, il potere colpisce indistintamente attraverso una funzionale torsione delle sue stesse regole e dei suoi stessi codici che solo formalmente dovrebbero garantire diritti uguali per tutti, ma che nella sostanza si adattano alla volontà politica di chi esercita l’atto repressivo.

      Con questa sentenza, la magistratura rivela pienamente la sua funzione ricorrendo alla fattispecie di reato del "concorso morale" per applicare il provvedimento repressivo non già sulla base della contestazione di fatti o comportamenti specifici bensì sulla base di una semplice partecipazione a una manifestazione o iniziativa pubblica: è sufficiente essere presenti per essere condannati, è sufficiente condividere il contenuto politico di una mobilitazione per essere denunciati, è sufficiente pensarla in un certo modo per essere colpiti.

      Non ci sorprende affatto questo apparente crollo delle garanzie giuridiche di tutela della libertà di espressione perché sappiamo che nessun potere - nemmeno quello di un sistema democratico - può tollerare davvero il conflitto sociale.

      In ogni caso, non possiamo non registrare l’estrema pericolosità di questo laboratorio di repressione a cielo aperto che è diventata l’Italia da quando a Genova nel luglio di cinque anni fa si verificò un pesante salto di qualità nelle strategie di totalitarismo democratico che in nome della guerra al suo terrorismo ha di fatto dichiarato guerra alla libertà di tutte e tutti.

      La sentenza di Milano dimostra ancora una volta che l’unico soggetto che davvero devasta e saccheggia è lo stato attraverso una lucida volontà di annientamento di ogni forma di idee e pratiche ad esso incompatibili.

      Per rispedire al mittente il portato criminalizzante di questo attacco politico all’antifascismo è più che mai necessario riscoprire il desiderio dell’utopia e la volontà sovversiva nelle lotte che nessun tribunale potrà mai fermare.

      Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana - FAI

      cdc@federazioneanarchica.org

      www.federazioneanarchica.org