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Mistero americano. Ipotesi sull’11 settembre

venerdì 9 settembre 2005

Intervista all’Autrice del libro, Marina Montesano

di Enrico Galoppini

Il Suo è un libro che non tratta l’argomento «11 settembre» da un punto di vista «ufficiale», tuttavia il taglio che ha scelto - tutto incentrato sulle fonti a stampa statunitensi e britanniche - è a dir poco originale. Senza togliere nulla al valore di altre inchieste, che cosa ha di particolare il Suo libro al punto che Giulietto Chiesa, nella prefazione, lo definisce “nel momento in cui scrivo queste righe, la più completa e precisa raccolta di dati e d’informazioni disponibili sulla tragedia dell’11 settembre 2001, e sugli incredibili eventi che l’hanno resa possibile”?

- Sono un ricercatore di Storia medievale in servizio presso l’Università di Genova; il mio lavoro di ricerca si basa quindi sulle fonti. Ho dunque cercato di procedere con lo stesso approccio anche per l’argomento in questione. Ci sono stati numerosi libri che hanno condotto inchieste indipendenti sugli avvenimenti dell’11 settembre. Com’è giusto, tutti ‘costruiscono’ una tesi: il caso più ovvio da ricordare è quello di Thierry Meyssan. Io ho invece preferito l’approccio che mi è più congeniale, cioè quello di lasciar parlare le fonti; ho raccolto materiale, come Lei ricorda, apparso sulla stampa, in prevalenza statunitense - evitando le pubblicazioni che diffondono informazione per così dire ‘alternativa’-, nonché su documenti ufficiali provenienti dagli inquirenti e dalle autorità di governo americani. Si tratta dunque di strumenti che hanno il crisma dell’ufficialità; nel caso della stampa, ho prestato attenzione anche alle eventuali smentite circa le notizie riportate. Lo scopo che il libro vuole così ottenere, e che ha provocato il commento di Giulietto Chiesa, è quello di dimostrare che la versione ufficiale sull’11 settembre è piena di falle, di omissioni, di bugie; e che queste sono rintracciabili semplicemente rileggendo e ripensando con senso logico e senso critico quanto ci è stato detto sino a oggi, senza bisogno di ricorrere ad altra documentazione.

Vorrei a questo punto che ci spiegasse la scelta del titolo, Mistero americano. Che è cosa ben diversa da un - poniamo - Bin Laden all’assalto dell’Occidente. In poche parole, se si va vedere bene, si scopre che la realtà sull’11 settembre 2001 non collima col propagandato «scontro Islam-Occidente» con annesse minacce ai «nostri stili di vita» ecc.

- Mistero americano è un titolo che vuole indicare come in questa tragedia i misteri, le cose non chiare, siano più delle certezze. Eppure in nome di questa oscena costruzione retorica sul presunto scontro fra civiltà, sostenuta dalla falsa certezza che all’opinione pubblica sia stata offerta la verità sugli eventi dell’11 settembre, sono state lanciate due tragiche guerre ancora in corso.

Alla fine della lettura del Suo libro, il lettore resta con pochissime certezze e molti dubbi. Ce ne illustri alcuni. E’ questo il risultato che auspicava quando si è decisa a scriverlo?

- Sì, è il risultato che volevo. Ogni giorno i media ci propongono versioni ‘prefabbricate’ della realtà che ci circonda; a questioni complesse che riguardano il tragico momento storico nel quale viviamo si danno risposte banali, che non invitano a riflettere criticamente, ma a ragionare per stereotipi: ‘i fondamentalisti odiano il nostro stile di vita’, ‘il terrorismo assassino insidia il libero Occidente’ e così via. Con Mistero americano vorrei dire al lettore che tutti abbiamo gli strumenti per valutare le informazioni e le storie che media e governi ci propinano, che questa libertà che tutti sbandierano è una parola vuota, priva di senso, se non è sostenuta dalla capacità di esercitare un pensiero critico.

Passo agli esempi. All’indomani dei fatti si parlò ripetutamente di speculazioni finanziare sulle imprese (a partire dalle linee aeree) coinvolte negli attentati; tutto mostrava che le indagini avrebbero potuto portare a scoprire chi aveva conoscenze preventive di quanto sarebbe successo l’11 settembre e dunque legami con i responsabili. Ebbene, in quattro anni non un solo passo avanti è stato fatto su questa strada. Ancora: non ci sono certezze sulle ragioni per cui sono crollate le Torri e l’edificio 7 del World Trade Center (che non era neppure stato colpito); nessuno, tantomeno la commissione di ingegneri che era stata incaricata di trovarle, è stato in grado di rispondere, e diversi elementi lasciano invece pensare che sia stato dell’esplosivo a finire il lavoro degli aerei. Per non parlare della lunga serie di cose che non tornano circa le identità, i movimenti, le abilità nel guidare gli aerei di coloro che sono stati indicati come attentatori; fondamentalisti che non conoscono neppure i fondamenti della loro religione, come mostra il testamento attribuito ad Atta, una fabbricazione di scarsissimo spessore che mi sono divertita a demolire in un paio di pagine. Ecco, questi sono soltanto alcuni dei problemi ancora aperti, dei dubbi che permangono sull’11 settembre.

Che cosa resta, a distanza di quattro anni, dell’«11 settembre»? Mi riferisco all’aura da vero e proprio ‘big bang del XXI secolo’ che gli è stata attribuita. Gli Stati Uniti e i loro vassalli possono ancora cavalcarlo per nuove campagne militari?

- Di fatto, purtroppo, è quello che stanno facendo. A quanti criticano questa folle idea, partorita dall’amministrazione Bush, della ‘guerra infinita’ al terrorismo (un’idea che evidentemente nasconde mire ben più concrete), viene risposto che tutto è nato per l’attacco fondamentalista dell’11 settembre. Va detto però che questo è possibile perché l’opinione pubblica occidentale, che pure non era favorevole alla guerra in Iraq, è confusa e acritica, lascia che i governi sfruttino ancora questa bugia per perseguire i propri fini. Cosa ne è stato dei movimenti per la pace, delle marce? La maggioranza della gente preferisce voltarsi dall’altra parte, e questo è grave non solo per i massacri afghani e iracheni, bensì anche perché questa spirale di violenza finirà per coinvolgerci tutti.

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