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Nelle trincee spagnole nasceva il 25 aprile italiano

lunedì 24 aprile 2006

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La guerra civile di Spagna e la vittoriosa conclusione della Resistenza italiana sono unite da un legame strettissimo, fatto di sacrifici, caduti, speranze, delusioni. Una “guerra civile europea” tra democrazia e fascismo su cui il nostro Paese così lacerato e diviso dovrebbe riflettere

di Giovanni Pesce

Ho fra le mani con una certa emozione il mio vecchio libro “Un garibaldino in Spagna”, ristampato, esattamente dopo mezzo secolo, da Arterigere-Essezeta di Varese per il 70° anniversario della guerra di Spagna (che cade nel prossimo luglio) e, con la memoria, torno ai tanti compagni reduci di quella grande esperienza di lotta, ma anche di umana solidarietà: quei tanti compagni reduci che divennero la spina dorsale della Resistenza italiana. I comandanti e i commissari politici, il “cuore” e il “motore” della lotta contro il nazifascismo.

E’ il 25 aprile e la connessione storico-politica fra lotta di Liberazione e la guerra di Spagna è un atto dovuto. Chi combatté contro Franco e il fascismo di Mussolini e di Hitler ebbe l’opportunità di formarsi una precisa identità, per il successivo impegno nella lotta in Italia: in un continente trasformato in una immensa trincea.

«Io mi permetto di affermare - aveva scritto in modo profetico Emilio Lussu - che noi abbiamo bisogno di andare in Spagna più di quanto la Repubblica spagnola non abbia bisogno di noi». Non molto tempo dopo Carlo Rosselli, organizzatore fra gli altri della “Colonna italiana”, lanciò da radio-Barcellona la storica parola d’ordine “Oggi in Spagna, domani in Italia”. Una consegna, o un auspicio, che non solo esprimevano la speranza di portare nel nostro Paese la lotto contro Mussolini, ma già prefiguravano in senso concreto, e non solo ideale, quella “guerra civile europea” tra democrazia e fascismo che sarebbe esplosa sullo scenario della Seconda guerra mondiale.

Ecco la ragione della mia riflessione alla vigilia di un nuovo 25 aprile, mentre il nostro Paese vive laceranti contraddizioni e divisioni profonde, cupi segni di un domani pieno di incertezze.

L’inizio della guerra civile di Spagna nel 1936, settant’anni fa e la vittoriosa conclusione della Resistenza italiana il 25 aprile 1945 sono uniti da un legame strettissimo, fatto di sacrifici, caduti, vittorie, sconfitte, umiliazioni, riscatti, speranze, delusioni. E il pensiero va a quegli italiani che, chiusa la parentesi spagnola, tradussero in pratica la consegna di Rosselli, trasformando le loro esistenze in baluardi dell’antifascismo sulle montagne e nelle città d’Italia.

Troppi sono i nomi e molto alto è il rischio di dimenticarne qualcuno (il che suonerebbe come un torto insopportabile). I comandanti no, questi li ricordo tutti, come ricordo chi in Spagna mi è stato vicino in formazione o in battaglia; quelli sono nomi scolpiti nel mio cuore, tanto alti furono i loro profili, insieme militari e politici.

Da Luigi Longo, ispettore generale delle Brigate internazionali e poi vice comandante del Corpo volontari della Libertà; a Ilio Barontini, commissario politico del “Battaglione Garibaldi” e comandante partigiano nella Resistenza, mio mentore nelle prime azioni gappiste di Torino, a Leo Valiani garibaldino e membro del Comitato internazionale di Milano; ad Antonio Roasio, commissario politico del Battaglione Garibaldi e membro; a Francesco Scotti, commissario politico in Spagna e dirigente della Resistenza piemontese; ad Anello Poma nella Brigata Garibaldi e commissario politico nel Biellese.

E Alessandro Vaia, comandante della Brigata Garibaldi e poi in Italia, nel Triumvirato delle Marche e della Lombardia; e Domenico Tomai, “eroe” della difesa di Madrid sull’Jarama e poi nella guerriglia in Valtellina; e Riccardo Mordini, che dal fronte spagnolo trasse forza per guidare i giovani garibaldini dell’Oltre Po nella pagina estrema del fascismo repubblicano a Dongo; e Vittorio Bardini nella batteria “Gramsci”, poi nel Gap di Milano e infine deportato a Mauthausen.

E ancora: Mario Ricci, garibaldino sui fronti di Huesca, Brunete, Ebro, poi medaglia d’oro della Repubblica partigiana di Montefiorino; Francesco Leone commissario politico della Centuria “Sozzi” poi nel Triumvirato toscano; Aldo Lampredi, commissario delle Brigate Internazionali e membro della “missione” che giustiziò Mussolini; Teresa Noce, Giuseppe Alberganti, Antonio Cetin, Egisto Rubini (fondatore del 3° Gap di Milano suicida in carcere per non parlare); Angelo Spada (massimo esperto in campo di esplosivi); Antonio Ukmar. E tutti gli altri.

Francesco Fausto Nitti nel suo libro autobiografico scriveva: «La guerra di Spagna è una battaglia. Altre battaglie si annunciano in questa Europa senza pace». «Cambiavamo il fronte», aggiunse Luigi Longo che vedeva molto lontano. Ed era vero. Non fummo in Spagna dei vinti, ma giovani e anziani che marciavano come dei combattenti anche nella dolorosa ritirata. Avevamo il rimpianto nel cuore; lasciavamo il popolo spagnolo, ma ci attendevano altre dure prove da combattere con gli stessi sentimenti e gli stessi ardori. Questa volta vittoriose, sino al “radioso 25 aprile”.

http://www.liberazione.it

Messaggi

  • Libertà subito per tutti gli antifascisti ancora in galera per l’11Marzo. Il fascismo è un problema reale odierno, non è un ricordo della storia. L’antifascismo va premiato, non va punito. Gli antifascisti devono avere ampio spazio nella società e gli va garantito di poter manifestare liberamente in spazi appositi e circoscritti in ogni situazione.

    Va negata ogni possibilità di assembramento a gruppi fascisti e nel caso vanno puniti per tentativo di ricostituzione del partito fascista.

    In questi ultimi anni con l’accentuarsi del numero di conflitti nel mondo e, con l’aumento della povertà e delle differenze sociali in Italia, il fenomneno sta riprendendo piede.

    Con le guerre in ex Yugoslavia, i conflitti africani e soprattutto la guerra in Iraq, il soldato di professione è tornato ad essere un lavoro molto redditizio e attorno ai professionisti ufficiali dell’esercito si muove un sottobosco di "contractors" veramente inquietante.

    Inoltre il divario tra ricchi e poveri anche in Italia sta diventando impressionante.

    Il ceto medio, la famosa borghesia, sta sparendo. I ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sono sempre più poveri e numerosi.

    Il 20% della popolazione in Italia vive sotto la fascia di povertà e lo stipendio di soldato, poliziotto o contractors, per molti sono un vero e proprio miraggio per poter soddisfare le proprie necessità vitali: sopravvivere, sposarsi, avere famiglia, una casa, la macchina e un conto in banca per le emergenze.

    Nelle società con forti differenze sociali in cui alcuni ricchi vivono sulle spalle di tanti poveri, per tenere represso il malcontento si formano squadracce punitive di giovani in cerca di lavoro, famiglia e reddito.

    Le squadracce fasciste sono composte spesso da ex militari volontari dei corpi scelti da combattimento ed affiancano la polizia nei lavori più sporchi.

    In molti casi sono veri e propri contractors mercenari pronti anche a partire in guerra in luoghi lontani col miraggio di una buona paga.

    La differenza tra un antifascista violento ed un antifascista non violento come tutti sappiamo è questa:

    - un antifascista violento vorrebbe riempire le fosse con tutti i fascisti del mondo

    - un antifascista nonviolento vorrebbe invece liberarsi della cultura e dello stile di vita fascista risolvendo il problema alla radice, eliminando le cause del fascismo.

    Personalmente essendo un nonviolento non sto a discutere dell’inutilità della violenza e della lotta antifascista violenta.

    Ciò che non mi piace del fascismo è la violenza e quindi qualsiasi comportamento violento ha in sè una matrice fascista.

    Inoltre la violenza è controproducente e viene sempre strumentalizzata e chi ha ragione può essere che passi dalla parte del torto.

    La forma più efficace di antifascismo secondo me è la lotta alla povertà.

    Certo bisogna fare cultura sulle conseguenze del fascismo, sui governi fascisti e nazisti in Italia, Germania, Spagna e Sud America.

    Ma la matrice culturale fascista, cioè il divario tra ricchi e poveri, e le squadracce repressive di mercenari, sono una componente di tutte le civiltà che si sono evolute in forma complessa, anche di quelle comuniste. Basti pensare alle repressioni delle squadracce del KGB.

    Un buon modo quindi per eliminare il fascismo per esempio è acquistare solo prodotti che rispettino i diritti dei lavoratori, dell’ambiente e dei consumatori.

    Niente povertà, niente fascismo.

    Domenico Schietti

    • BIP
      sapete il 25 aprILE è la festa deI BIP loro che SI sentono, DI sinistra, ma che cosa è la è la SINISTRA NEANCHE LA CONOSCONO , per alcuni, è libertà dal nazifascismo, per me è libertà da berlusconi, eppure la sinitra va contro la sinistra, tanto è vero, che uno di sinistTRA ti chiama stronzo, solo perchè figo, ma a la sinitra non ricchezza, ma è non essere CHIAMATI stronzi, viva il 25 aprile la festa degli stronzi, che non son disonEsti
      non degli BIP, ma noi BIPi festeggiamo, anchese nel mondo impera la guerra, sinistra contro sinistra, qui ad imperia, tanto è vero, che nessuno mi risponde, perchè vigliacci, ma non facciamo polemiche, inutili, come è solito di imperia, LA PACE NON è DI SINSTRA, IN IRAN C’èUN NUOVO ULTIMATUM, IN PALESTINA, SI FAN GUERRA, IN NEPAL DISORDINI, IN CAIRO ATTENTATI, ATTENTI, ALLE NUOVE GUERRE, QUELLE SILENZIOSE, QUELLE CHE CRESCONO NEL NOSTRO OCCIDENTE, SI NEL NOSTRO OCCIDENTE, LA GUERRA PEGGIORE DI TUTTE, L’IGNORANZA, DI CHI NON SA CHE COSA è IL 25 APRILE, IO PENSO CHE QUESTA GUERRASI DEVE VINCERE, SI DEVE COMBATTERE, CERTO LE GUERRE IN IRAK, IN NEPAL, IN AFRICA, OGGI 25 APRILE GIORNO DELLA LIBERAZIONE DEL SINAI, OGGI 25 APRILE, CI SIAMO LIBERATI DI BERLUSCONI, MA NON BASTA, NON BASTA NO, CI SI DEVE DOMANDARE QUANDO LE GUERRE SMETTERANNO QUANDO?
      MA CHE COSA è la festa del 25 aprile per voi?

      è libertà è liberta, è un racconto di una bella donna partigiana, è la sofferenza della guerra, è la festa di tutti, tutti, la festa non solo nostra, impariamo dalla spagna dalla francia, il 25 aprile è la festa dio noi, partigiani moderni, che rsistiamo nonostante, tutto e tutti, qui ad imperia medaglia d’oro alla resistenza, resistiamo ancora di più, nella città di felice cascione, un partigiano che contribuito alla libertà, morto per la libertà, liberta, libertà nostra, dei compagni in prigione a guantanamo, in quel terrore legalizzato, approvato, il mio 25 aprile è festa concerto degli egin qui hai camalli, è festa a bologna concerto dei modena, ma è il 25 aprile, è sofferenza, il pensare al 11 marzo, al 11 settembre
      libertà sempre ovunque

      by guido arci camalli arci guernica