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lunedì 17 gennaio 2005

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di Enrico Campofreda

Cosa c’è di più privato, intimo, personale della casa, della propria casa ? Nelle guerre le abitazioni si perdono sotto bombardamenti e devastazioni e possono diventare bivacco di truppe nemiche. A Mohammad Bakri, professore in una scuola, a sua moglie Smiah e ai loro cinque figli accade di venire sequestrati nel proprio alloggio e di restarne prigionieri. Pagano lo scotto di abitare in una zona di confine della Cisgiordania oggetto di nuovi insediamenti di coloni ebraici che l’esercito israeliano deve difendere a scapito dei palestinesi che vivono nella zona.

E’ il tema trattato dall’opera prima di Saverio Costanzo (è il figlio del noto piduista, cortigiano di Berlusconi e D’Alema, ma Saverio non ha colpe, la nemesi storica è preconcetto d’altre epoche e anzi a volte i figli riscattano le miserie dei padri). Il regista trentenne realizza un buon film-documentario, mostra un’altra violenza fatta più che di spari e sangue, di pressione psicologica, paura, angoscia, precarietà. Emozioni cui gli effetti dell’immagine danno corpo in un’alternanza di momenti concitati e d’ossessiva quiete.

La famiglia Bakri - che una maledetta notte si vede piombare un manipolo dell’esercito di Sharon e occupare il piano superiore della loro casa - si sente colpita nella propria intimità ed espropriata della dignità prima che della proprietà. La pressione è fortissima, bambini e ragazzi sono smarriti di fronte agli eventi e la madre vorrebbe andar via per salvaguardare l’integrità psichica dei figli. Ma Mohammad si oppone fermamente e duramente. Impone ai suoi di restare, anche se in una drammaticissima sequenza si ritrova in ginocchio con una pistola puntata alla tempia sotto la minaccia dell’invasato comandante della mini task-force che ha preso possesso delle loro vite.

Resistere per l’orgoglioso Mohammad è anche questo, anzi secondo lui destabilizza il disegno criminale dei coloni e di Sharon più la resistenza passiva che l’opposizione militante e armata “Se scappiamo perderemo la nostra identità e odieremo per sempre gli israeliani”. Perciò decide di proseguire la vita normale in un clima di allucinante anormalità.

La richiesta che fa ai familiari è d’un impegno elevatissimo, sua moglie vive malissimo quella condizione, i due bambini più piccoli hanno terrore e anche Yousef è in difficoltà; mentre Mariam e Karem sarebbero più propensi nell’immolarsi in qualche attentato in stile Hamas anziché subire quell’onta.

Ma la posizione di Mohammad probabilmente paga più di altre perché riflette sui volti increduli dei soldati israeliani, che pure si giustificano come esecutori di ordini superiori, la palese violazione d’ogni diritto umano della loro azione politico-militare. Non solo occupanti, dunque, ma carcerieri e aguzzini di donne e bambini.

Eppure i militari sono giovani anch’essi normali, tifano per la squadra del cuore vista in tv, osservano le ragazze (crf. Le cerf-volant della regista libanese Chagal Sabbag) e non sentono quell’odio verso l’altro popolo che solo i fanatici dei due schieramenti manifestano. Così quando l’occhio di uno di loro incrocia quello di Mariam nascosta nell’armadio del piano superiore a spiare (lì dove il comandante aveva tassativamente vietato alla famiglia Bakri di recarsi) il soldato fa finta di nulla e Mariam può svicolare di sotto.

E raccontare al fratellino che l’aveva vista salire come sono i soldati nemici: uomini come loro.

E’ la terza via che sembra sempre più l’unica praticabile per il futuro di due popoli che devono condividere uno stesso territorio: convivere senza steccati e muri, senza criminalizzarsi e cannibalizzarsi. Certo c’è chi deve cedere e concedere di più, a seguito di quanto maggiormente ha preso e sopraffatto, ma ciascuno dovrà rinunciare a qualcosa per acquisire la vita presente - pubblica e privata - e soprattutto quella futura.

Il film, meritatamente premiato con il Pardo d’oro al 57° Festival di Locarno, vede sulla scena attori arabi e israeliani, che hanno accettato di convivere e lavorare insieme. E’ stato girato attorno a Roccella Ionica sia per le difficoltà di portare il set nei Territori sia per la somiglianza di certi paesaggi palestinesi brulli e sassosi alla terra calabra.

Regia: Saverio Costanzo
Soggetto: Saverio Costanzo
Sceneggiatura: Saverio e Camilla Costanzo
Direttore della fotografia: Luigi Martinucci
Montaggio: Francesca Calvelli
Interpreti principali: Mohammad Bakri, Lior Miller, Areen Omari, Tomer Russo, Hend Ayoub, Karem Emad Hassan, Marco Alsaying, Sarah Hamzeh, Amir Hasayen
Musica originale: Alter Ego
Produzione: Mario Gianani
Origine: Italia, 2004
Durata: 125 minuti
Info Internet: www.luce.it