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PRIVATE FEARS IN PUBLIC PLACES: (PETITES PEURS PARTAGEES)

domenica 10 settembre 2006

de Enrico Campofreda

S’ovatta sotto la coltre di neve d’una Parigi polare e non vista, perché tutte le inquadrature sono interni di scena, l’esistenza solitaria del microcosmo umano presentato dall’ultimo Resnais. Sogni e bisogni, tensioni e frustrazioni s’intrecciano alla diffusa incapacità d’agire, a un’incomunicabilità ispessita da comportamenti fatalisti come quelli di Dan affiancato una bella compagna (Nicole) che lui non ascolta abbandonato com’è all’ozio e all’alcol che diventano causa del naufragio del loro rapporto.

O quelli schizoidi di Charlotte, la cui personalità è scissa fra una masochistica vocazione al sacrificio cui la conduce la propria fede e un desiderio di trasgressione attraverso l’erotismo nel quale in privato si rifugia registrando sue performances spogliarellistiche su videocassette.

Destinatario è il collega Thierry, come lei agente immobiliare, che vorrebbe corteggiarla ma timido e inetto, come gli altri maschi presi in esame, rimane bloccato. Nell’unica occasione in cui viene allo scoperto lo fa in modo goffo e soprattutto subisce le incertezze del “vorrei ma non posso” della donna. Anche Lionel, barman nell’albergo frequentato da Dan, è attratto da Charlotte ma non fa nulla per approcciarsi a lei pur quando la invita a casa nel ruolo di badante del padre Arthur, vecchio irritante e porcello. Forse solo in tarda età, perdendo tutti i freni inibitori, il maschio si mostra per com’è, interessato solo al sesso. Sesso come motore d’ogni relazione umana dunque, ma - alla stregua delle relazioni stesse - agognato e inseguito piuttosto che praticato.

Il panorama maschile più che priapesco appare stralunato e soprattutto incapace ad agire. Mentre le donne, anch’esse non poco problematizzate, di fronte alle difficoltà tendono a fuggire: Nicole, insoddisfatta dal partner, Gaelle perché lo pensa inaffidabile il giorno dopo averlo conosciuto (si tratta comunque dello stesso individuo: l’evanescente, irresoluto Dan). La narrazione scorre leggera, a tratti divertente ma porta con sé l’amaro d’una insoddisfazione esistenziale mesta e a tratti angosciata. I sei personaggi finiscono per vivere come fanno milioni di persone, con una superficialità e un cinismo autodistruttivo assurdi. Bloccati dalle rigidità psicologiche e dalle mille paure personali e collettive.

E questo ritrovarsi soli, tristi, infelici e tutt’al più condividerlo rappresenta quella patologia dei sentimenti che caratterizza i rapporti umani - e urbani - del Terzo Millennio. Della charmante Paris, nessuno riesce a godere nulla, il freddo meteorologico ha una corrispondenza nei cuori degli individui che si raggelano perché non vivono e scambiano né emozioni né sentimenti. Ne scaturisce un mondo malato che se solo si sforzasse potrebbe trovare la via del libero arbitrio e della joie de vivre, della partecipazione, dell’empatia e dello slancio emotivo. Invece pulsioni, sentimenti, azioni risultano ibernate e represse. Pessima società, pessimi costumi quelli della civile galera in cui ci siamo rintanati.

Regia: Alain Resnais
Soggetto e sceneggiatura: Alain Resnais
Direttore della fotografia: Eric Gautier
Montaggio: Hervé De Luze
Interpreti principali: Laura Morante, Lambert Wilson, André Dussollier, Isabelle Carré, Sabine Azéma, Pierre Arditi
Musiche: Marc Show
Produzione: France 2 Cinema, Achab, Studio Canal
Origine: Fra, Ita, 2006
Durata: 120’