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Parigi : a sinistra, un meeting allo Zenit dei sostenitori del no

sabato 16 aprile 2005

Tradotto dal francese da Karl&rosa

Parecchie migliaia di oppositori di sinistra al trattato europeo si sono riuniti giovedi’ sera, 14 aprile, a Parigi, per scandire un "no di speranza" in risposta all’entrata in campagna di Jacques Chirac a favore del "si’". Sulla scena della Zenit, i principali sostenitori del no hanno denunciato "l’errore politico" del capo dello Stato, che ha scelto, secondo loro, di partecipare ad un dibattito televisivo dove "tutti i dadi sono truccati". E’ un meeting della Francia di chi sta sotto, mentre Chirac organizza una ’show people" all’Eliseo, ha detto José Bové, ex dirigente della Confédération paysanne.

"Il no unisce la sinistra, é un no allegro e per ora abbiamo il vento in poppa", ha dichiarato Jean-Luc Mélenchon, che ha sfidato l’interdizione del Partito socialista per animare il campo del no. "Questo é un momento felice, la sinistra ha un buon profumo. C’é qualcosa nell’aria che fa si’ che il no sia un no allegro" ha insistito.

Più di 6.000 persone, secondo gli organizzatori, si sono pigiate sotto il tendone dello Zenit per "amplificare" la campagna contro la "costituzione Giscard", già galvanizzate dai sondaggi che confermano il vantaggio del no il vista del referendum del 29 maggio.

Oltre a José Bové, Marie-George Buffet (PCF) Jean-Luc Mélenchon (PS), Francine Bavay (Verdi) Olivier Besancenot (LCR) e Georges Sarre (MRC) si sono susseguiti alla tribuna per questa mobilitazione del "mosaico del no di sinistra". Molti animatori delle lotte sociali, liceali, lavoratori della sanità e sindacalisti ed anche degli artisti, hanno preso la parola per sottolineare la loro volontà di dare "una frenata all’Europa liberista" e di costruire "un’altra Europa".

" IL POPOLO E’ DI RITORNO "

"Non siamo merce!", ha ribadito l’amministratrice ambientalista Francine Bavay, che ha sfidato le consegne della direzione dei Verdi dopo lo scrutinio interno a favore del si’. "Quello che si cerca di far passare come una costituzione mira solo a rendere eterne le politiche liberiste", ha affermato, sottolineando "l’importanza per la società della posta in gioco".

Olivier Besancenot ha denunciato un’"Europa che vuol essere più realista del re", che vuole battere gli Stati Uniti sul loro terreno, "il terreno liberista". Molto applaudito, il portavoce della LCR ha espresso l’opinione che la vittoria del no in Francia permetterebbe di stabilire un nuovo rapporto di forze sul terreno sociale ed un nuovo inizio per "una sinistra al cento per cento a sinistra".

"C’é un rifiuto dell’Europa come vogliono vendercela. Si deve dire no per poter dire si’ dopo" ha detto la cantante Juliette in un messaggio video.

"Il popolo é di ritorno" ha aggiunto Jean-Luc Mélenchon insistendo sul cammino fatto dalla "convergenza di sinistra" che non "si é infranta sulla diversità delle sue componenti".

I grandi sostenitori del "no" avevano denunciato prima la "messa in scena" televisiva di Jacques Chirac, che é un insulto, secondo loro, "all’intelligenza dei Francesi". "Sta facendo un grave errore, mostra la sua maniera di concepire la politica beffandosi delle Francesi e dei Francesi. In realtà, la Costituzione non gl’interessa", ha detto José Bové. L’ex leader contadino ha sottolineato il "triplo errore" del presidente della Repubblica, che ha scelto di dibattere all’Eliseo con un gruppo di giovani "selezionati" e con il rinforzo di animatori della televisione.

Marie-George Buffet, segretaria nazionale del PCF, ha predetto che il capo dello Stato otterrà l’effetto contrario e che non farà che rinforzare il campo del no. "Tutti si renderanno conto che, quando si é di sinistra, non si puo’ difendere un progetto di trattato che in qualche modo é il "bambino" di Chirac. Ha anche ironizzato sulle "perle" di Jacques Chirac, evocando lo spettro della "bestia nera" ed ha spiegato di aver "sacrificato due compagni" per essere informata degli interventi del capo dello Stato su TF1.

Jean-Luc Mélenchon ha detto che l’intervento del presidente della Repubblica non sarebbe che "un festival di sciocchezze e di stereotipi". "Un dibattito senza contraddittori, é un’idea. In ogni modo, qualunque precauzione prenda, il 29 maggio dovrà incontrare il popolo nelle urne". (Reuters)

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