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Per Giselle addio a un’amica

martedì 9 gennaio 2007

di Oreste Scalzone

Sono come intimidito, non solo per la responsabilità grave e dolce di ricordarla a nome soprattutto della cerchia prossima e del figlio Gilles, ma perché mi mette un po’ in soggezione il rigore di Giselle Donnard, una donna passionale e tagliente, senza compiacenze, concessioni, sbavature, di cui ho avuto il privilegio di far talvolta le spese.

Legata a questa sorta di apertura curiosa, di "voracità intellettuale" era forse anche la passione di Giselle per i viaggi - come un voler andare a vedere di persona, ascoltare, discutere.

O la determinazione di una persona che volle in età adulta riattraversare un corso di laurea in filosofia, con un segno di ambiziosa umiltà. Con Giselle, la controversia, anche dura, era la forma ineludibile dell’amicizia. Vedo ora, per esempio, ciò che stava sotto scelte e atteggiamenti che spesso disorientavano.

Le sue due passioni (del gauchisme originario, della critica del lavoro e dello Stato, o del pacifismo, e persino dell’approccio schizo-analitico) e cioè la passione «femminista» e quella «anticolonialista», non erano «naturalmente» in armonia: comportavano, comportano, un continuo lavorìo di quadratura del cerchio, che obbliga a tentare il triplo salto mortale, con tutti i rischi concettuali ed etici.

Un cammino difficile, irto di errori, contro-errori ed asprezze, quello di tentar di partecipare all’aperura di un difficile cammino, come danzando su un filo che a volte taglia i piedi.

Assieme a Lucia, che con Giselle ha condiviso una familiarità di sorelle e momenti d’impegno, come quello delle Donne in nero penso, ora, che senza Giselle la nostra vita sarà, tristemente, più tranquilla.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/05-Gennaio-2007/art27.html