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Per Renato, chiediamo conto ai mandanti

lunedì 4 settembre 2006

di Haidi Gaggio Giuliani

Qualche giorno fa ero a Brescia, alla bella festa di Radio Onda d’Urto. No, non ero lì per fare festa ma per parlare di Aldro insieme a Patrizia, sua madre. E chissà perché, quando ho avuto il microfono in mano, ho cominciato a raccontare di Luca Rossi, ucciso “per sbaglio” mentre attraversava la strada, negli anni ’70 a Milano, da un poliziotto in borghese che stava litigando con degli spacciatori per affari privati.

E poi ho raccontato di Francesco Lo Russo, ucciso a Bologna in quegli stessi anni, e la sua storia assomiglia tanto a quella di Carlo, solo che lui è stato colpito alla schiena e non aveva nemmeno un estintore in mano per difendersi. Fanno tutti parte di una lunga lista di archiviati senza verità né giustizia. Così, quando sento la notizia dell’assassinio di Renato penso a Dax.

Penso a Davide accoltellato con il suo amico da tre fanatici all’uscita di un bar, alle forze dell’ordine che bloccano la strada ritardando l’arrivo dell’ambulanza, a lui agonizzante sul marciapiedi, mentre già qualcuno scrive che si è trattato di una rissa. Non posso non pensarci: sua madre, Rosa, da quel giorno è diventata mia sorella. E penso che ci sono epoche, nella vita del nostro Paese, in cui c’è chi si diletta a fomentare odio, per calcolo politico, per tornaconto personale, per vendere più copie, per tante ragioni.

Sì, c’è chi sfrutta l’ignoranza e il fanatismo per indicare e mettere sotto accusa il nemico di sempre: l’extraparlamentare, il comunista, il libertario, l’alternativo, il ragazzo generoso che sta dalla parte dei senzacasa e senzavoce, il ragazzo dei centri sociali. Passano gli anni, cambiano le definizioni, le vittime sono sempre le stesse. Perché, a soffiare sul fuoco, prima o poi il fuoco si accende. La vita umana, in tempo di guerre e di disperati sbarchi clandestini, vale sempre di meno. Vale di meno sui tralicci di un cantiere o in un camion di trafficanti. C’è chi, con una mano sul portafoglio, va teorizzando che quei morti dopotutto se la sono cercata e voluta, che quei morti sono loro, il nemico, loro e chi sta dalla loro parte.

Quindi, dalli all’untore! Me ne hanno raccontate tante di storie di aggressioni di stampo fascista, in questi anni, durante i miei viaggi. Un anno fa, a Torino, solo per fortuna non c’è scappato il morto: qualcuno era entrato di notte in un centro sociale e aveva accoltellato dei ragazzi che dormivano all’interno; in cambio il giorno dopo la polizia ha caricato e arrestato i loro amici che manifestavano contro l’aggressione. E’ pericoloso essere antifascisti, nel nostro democratico Paese; se ne sono accorti anche i ragazzi di Milano: otto di loro sono stati scarcerati, dopo quattro mesi di galera gratuita, perché riconosciuti innocenti; gli altri, vedremo. Nessuno si è preoccupato per quelli che sfilavano con tanto di croci celtiche, saluti romani, gagliardetti e altre amenità anticostituzionali.

E domenica scorsa viene assassinato Renato. A differenza di altri, per cui giornali e tv spendono parole di fuoco, non è un morto importante, anzi, è un morto scomodo e la notizia passa presto. Io sto qui seduta, a pensare a lui, che non conosco ma è come se lo conoscessi. Penso che non ce la farò. Non ce la farò ad accompagnare ancora quest’altro figlio al cimitero. Non ce la farò a guardarmi nello specchio degli occhi di sua madre. Ma non ce la farò neppure a stare qui, di fronte agli occhi di Carlo che mi guardano da un manifesto, senza fare niente. Perché so quello che devo fare, quello che tutti e tutte dobbiamo fare, subito: chiedere conto ai mandanti, agli istigatori, ai seminatori di odio; a chi certamente non gira con il coltello nascosto sotto la giacca ma, peggio, pronuncia condanne irresponsabili.

E dobbiamo chiedere conto a chi volta la faccia dall’altra parte, a chi non vuole vedere né capire da che parte sta la violenza, e si trincera con supponenza dietro a un atteggiamento di falsa equidistanza. Dobbiamo chiedere conto a loro della vita di Renato, che non c’è più.

http://www.liberazione.it

Messaggi

  • Perché quello di Renato è un omicidio fascista.

    In questi giorni, in molt@, anche a sinistra, hanno cercato di dipingere l’omicidio di Renato come qualcosa di estraneo al contesto politico.

    Un atteggiamento già visto in occasione dell’omicidio di Dax.
    Costoro, però, quando non sono in malafede, non colgono minimamente il segno dei tempi.
    Costoro pensano ancora al fascismo come se questo si riproducesse nel corso dei tempi sempre allo stesso modo.
    Nel ventennio il fascismo produceva una serie di comportamenti, negli anni ’70 altri ancora ed oggi la questione è nuovamente mutata.
    Chi non capisce ciò, per gridare all’omicidio fascista, ha bisogno di riconoscere i tipici tratti distintivi del passato. Ha bisogno di scorgere omicidi premeditati da gruppi organizzati, trame, ecc.
    Per costoro il fascismo oggi è invisibile o ridotto al folklore di alcuni retrò un pò nostalgici e l’omicidio di Renato è un tragico gesto compiuto individualmente.
    In realtà invece l’omicidio di Renato e quello di Dax sono figli dei nostri tempi.
    Tempi in cui la politica securitaria, funzionale alla gestione di guerra che attanaglia il pianeta, incita e produce comportamenti sociali fascisti.
    La categoria del nemico da cui guardarsi e difendersi è ormai socialmente diffusa e la chiamata alla guerra in difesa di una inventata normalità echeggia ovunque.
    Questa scientifica diffusione di paure e ricerca di normalità non solo viene utilizzati per legittimare le peggiori politiche securitarie, ma produce anche comportamenti sociali razzisti, xenofobi ed oggettivamente fascisti!
    L’omicida di Renato è figlio di questa cultura, è uno dei tant@ “militanti” di una destra sociale che eccede le organizzazioni tradizionali ed al massimo ruota ai margini di alcune formazioni di estrema destra, con cui si ritrova soprattutto nei comportamenti (magari in curva), assai più che nei ragionamenti.
    Renato e Dax sono stati ammazzati in questo clima.
    Entrambi sono omicidi fascisti, così come i comportamenti e la “cultura” che hanno ispirato la mano dei loro assassini!
    Sono comportamenti che non si vuole mettere in discussione, che vanno protetti, per evitare di delegittimare il securitarismo e la guerra!
    Per questo l’atteggiamento massmediatico, così come quello della magistratura, sono improntati alla famosa logica di due pesi e due misure.
    Per questo i vari pennivendoli di potere attraversano cortei come quello di sabato esclusivamente alla ricerca di elementi utili per legittimare politiche securitarie!
    Così risulta più semplice rispolverare il vecchio gioco degli opposti estremismi, ed in questo contesto anche uno slogan truculento assume il medesimo significato di un omicidio a sangue freddo.
    Che paradosso: i guerrafondai usano le argomentazioni del “rifiuto della violenza” per legittimare altre ondate securitarie!
    Tristi, invece, sono coloro che a sinistra non colgono tali trasformazioni, non capendo quanto sia facile oggi morire come è accaduto a Renato ed a Dax.
    Sia chiaro: un agguato premeditato continua a rappresentare un ulteriore salto di qualità della violenza fascista, ma oggi è assai più probabile morire per mano di uno dei tanti “militanti comportamentali” della destra sociale.
    Di fronte a questi episodi è sterile ed inutile discutere di violenza e non violenza (in genere i governanti ed i loro fans più che eliminare la violenza sono interessati è detenerne il monopolio), piuttosto sarebbe il caso di ragionare su come spazzare via le politiche securitarie che producono in continuazione comportamenti fascisti, soft ed hard, e le organizzazioni neofasciste che ne interiorizzano così bene gli aspetti più deleteri!
    Un abbraccio forte ai compagn@ di Renato ed in particolar modo agli acrobati, scusandomi se sabato non sono riuscito a partecipare al corteo, ma vi assicuro che il mio cuore batteva con voi.

    Con rabbia e dolore, ma solo per amore!.

    Baci

    Paolo

  • Tu sei una donna meravigliosa,fantastica,ti stimo,ho parlato di te nel mio blog.
    Ti vorrei a capo del nostro paese.
    Ho pianto con te,mi sono arrabbiata in quei giorni e in molti altri ancora.
    Ho capito da chi Carlo ha preso la parte più generosa e grande di se.
    Troppi Carlo,Renato,Dax e quanti altri ancora?!
    Il pregiudizio fa male,sparge troppo sangue.
    Un ideologia di destra o sinistra che sia non dovrebbe portare a tanto.
    Non dovrebbe distruggere,ma creare.
    Ti penso spesso,grande,immensa donna che sei.
    Silvia

  • Chiediamo di trovare tutti i mandanti di assassinio, compresi quelli perpetrati dalle sinistre.

    Vedi on line : Per Renato, chiediamo conto ai mandanti