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Primo Maggio Festa del Lavoro?

sabato 23 aprile 2005

di Ida Sconzo

Primo Maggio festa del lavoro. Tradizioni. Festività. Consuetudini.

Dati statistici e stime per difetto, dicono che in Italia tra disoccupati, precari e lavoratori atipici si contano più di dieci milioni di individui. Calcolando almeno un famigliare che risente dello stato di disoccupazione o di precarietà, possiamo dire che almeno 20 milioni di italiani soffrono per la mancanza totale o parziale di lavoro.

Ci si chiede: ma chi festeggia il Primo Maggio Festa del Lavoro? I disoccupati? I precari? Gli atipici? No. Loro festeggiano tutti i giorni, con mogli e figli, genitori e nonni. Brindano felici tutte le sere... Quando un nuovo giorno è finito... e un nuovo giorno sta per cominciare...

Chi sono questi milioni di italiani eretici che se ne infischiano del Primo Maggio?

Appartengono a tutte le categorie. Questo è certo. Giovani che non hanno completato gli studi e trovano lavoro in nero nei cantieri edili, qualcuno ogni tanto va giù da una impalcatura e muore, nel cassonetto dove lo hanno buttato. Giovani che stanno per completare gli studi e distribuiscono volantini per strada (4 euro e 50 lordi a ora). Giovani laureati magari toh! In Scienze della Comunicazione che vendono pizze la sera, in Piazza di Spagna. E i meno giovani? Medici magari chirurghi. Insegnanti, perché no! Supplenti.

Giornalisti non raccomandati, operai ultracinquantenni con famiglie sulle spalle. Cavolo sono tanti! E cosa pensano questi sfigati che il Primo Maggio resteranno a casa? Come vivono? Cosa gli passa per la testa?

Dopo aver bussato a tutte le porte, inseguendo personaggi di piccola taglia, come i cani mosca... dopo aver scritto, telefonato, chiesto, supplicato, implorato amici, colleghi, sindacalisti, sindaci, e Presidente della Repubblica... Dopo aver vagliato tutte le opportunità del fai da te, del mettersi in proprio, dell’inventarsi un nuovo mestiere e aver scoperto che per fare qualsiasi cosa serve DENARO... Dopo aver consultato annunci truffaldini e ricevuto proposte di lavoro non retribuito, da più parti, politici paladini dei diritti umani compresi... Dopo aver scoperto che lavorando nei posti più umili non si arriva a pagare nemmeno l’affitto... cominciano a sperare nei miracoli, si rivolgono a preti, sacerdoti, enti benefici che incassano bene ma non mollano... pregano giorno e notte, si affidano al Signore, ma non succede niente...

Cominciano a vacillare con la mente. Pensano a scioperi della fame, a tentativi di suicidio che però a volte riescono a volte no... qualcuno si dà fuoco davanti a un municipio, non muore subito ma dopo un mese di sofferenze atroci... qualche faccia di cavolo dà la notizia parlando a una telecamera e tanti saluti...
Come passa la giornata? Dopo una notte insonne uscire per cercare lavoro - soldi per il biglietto dell’autobus - (sono onesti di solito), tra un ufficio e l’altro, una presa per i fondelli e l’altra, una promessa o una cruda verità - soldi per la colazione o il pranzo - (di solito si digiuna). Ritorno a casa con la coda tra le gambe, dopo aver visto fior di imbecilli occupare scrivanie importanti e molto ben retribuite... frigorifero quasi vuoto. Figli affamati.

Bolletta del telefono da pagare, affitto in scadenza fra pochi giorni, qualche rata di qualcosa che hanno già dimenticato, ma si deve pagare. Vestiti, scarpe, medicine... optional. Arrivano le allucinazioni: invisibili, la trasmissione sui barboni senza casa, dormivano nei cartoni prima della tv e li ritrovi nei cartoni dopo la tv...Vita sociale - zero - tutto a pagamento: niente libri, cinema, teatro, musica, ristoranti, pizzerie, palestre... Niente di niente. E gli amici? Se mai esistessero non si potrebbero invitare, una cena decente costa, non si può offrire la solita frittata: uova e patate. I dolci non esistono. Carne ogni tanto. Pesce mai.

Si pensa di urlare con tutta la voce: STRONZI SONO QUI ANCH’IO HO IL DIRITTO DI VIVERE. Si pensa di andare con un’arma qualunque e colpire dietro quelle scrivanie. Si pensa che se tutti i dieci milioni al momento di votare scrivesse sulla scheda elettorale: - VOTERO’ QUANDO AVRO’ UN LAVORO - anche se il voto è un dovere e un diritto... forse i nostri rappresentanti, gli eletti, quelli che parlano, parlano, litigano e incassano, forse potrebbero pensare anche nell’interesse degli altri... Si pensa alla massa uniforme mediocre, insicura, meschina che lavora per la RACCOMANDAZIONE.

Si pensa all’esercito di portaborse e ruffiani con la speranza della sistemazione... alle schiere di signore e signorine che si offrono, perché nessuno ti chiede sei tu che devi dare.... Si pensa alle belle parole di una Costituzione di carta e ci si chiede... ci si chiede giorno e notte, mattina e sera, a pranzo e cena, in casa e fuori... ci si chiede...

Messaggi

  • Tutto giusto, e triste... ma il 1° Maggio è nato come giornata di lotta per migliorare le condizioni di vita e di lavoro della classe operaia, non come "festa del lavoro". Pertanto, anche l’operaio precario, disoccupato, la donna o il giovane in cerca di lavoro si ritrovino in piazza il 1° maggio per lottare tutti insieme per un salario e un lavoro dignitosi, e contro il sistema dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. S.B. (Agire per capire, capire per agire)