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Prodi e le periferie urbane

lunedì 7 novembre 2005

di Viviana Vivarelli

Prodi ha messo in guardia questa societa’ capitalista da rivolte simili a quelle di Parigi anche in Italia e la frase a qualcuno e’ sembrata esagerata. Okei per Nairobi, Rio, Mombasa, Calcutta .. ma l’Italia?!

Ma tu hai visto le periferie di Milano? hai visto Scampìa? Secondigliano? hai visto la miseria di Bari? la rabbia di Palermo? il quartiere zen? le vele? il vuoto assoluto di Sassari? i carrugi di Genova? la finta sottomissione di Catania? il tumulto di Locri?

Sull’eccesso della frase di Prodi io non ci giurerei...

Quando la rivoluzione parte, tutti sono pronti a meravigliarsi, come quando un vicino impazza improvvisamente e fa una strage e tutti dicono: era tanto un bravo ragazzo!

Quando disagio, emarginazione, rabbia, impotenza, ignoranza, intolleranza sono arrivati al punto giusto, la rivoluzione esplode; dapprima sembra vandalismo isolato, follia, teppismo, caos..poi trova imitatori.. infine facendo cresce e si fa una ossatura politica, diventa discorso, trova scopi.... o anche no.

Ti basta guardare certi blog: quanti ci vanno solo per manifestare disagio, rozzezza, rabbia, protesta, bestalita’, scontento.. cominciano aggredendo a caso quello che gli sta davanti, si esprimono nell’insulto, nell’oscenita’ violenta perche’ non hanno linguaggio, attaccano chi e’ convinto di qu
alcosa perche’ non hanno convinzioni, chi ha cultura perche’ non hanno cultura, chi ha passione perche’ non hanno pienezza, chi ha amore perche’ non hanno capacita’ affettive, sono creature a meta’, ma se qualcosa esplodesse pretestualmente si butterebbero come armi viventi in atti vandalici, per noia e schifo di vivere, per esprimere con un gesto violento quello che nemmeno loro sanno, per sostituire la sensazione al sentimento, l’atto all’idea, il corpo alla mente, per sentirsi finalmente vivi in una vita frenetica ma vuota, perche’ non hanno niente da perdere, perche’ non hanno niente da costruire e possono anche illudersi di essere vivi per un po’.

Guarda questi ragazzi sovraeccitati dal crack o dalla coca rimbombati da musiche assordanti, alla ricerca di effetti speciali, in preda a agitazione motoria, nel tentativo di avere sensazioni violente, pronti alla piccola delinquenza, allo spaccio, alla bravata o all’atto vandalico, immersi in un vuoto assoluto, senza idee, costruzione interiore, speranze...

Guarda questi immigrati di seconda o terza generazione, nel metro di Londra come nel banlieue parigino, che non hanno realizzato i sogni dei padri ma, quel che e’ peggio, che non hanno piu’ sogni e sono corpi in rivolta in menti incadescenti con tutta l’incoscienza di un immaturo.

Guarda come troppi sono maltrattati, delusi, respinti, emarginati. E come li respinga la scuola fatiscente e impotente, il lavoro assente o precario, la struttura indifferente e cristallizzata, il perbenismo ipocrita piccolo-borghese, l’ambiente urbano brutto e sporco, la polizia violenta e prepotente, i politici menzogneri e malvagi, la veste vogliosa e proibita della pubblicita’, il mondo scintillante ma negativo del mercato...

La societa’ non fa che nullificare l’uomo, distruggendo la sua anima in continui disconoscimenti, lo pone a lato di una autostrada dove la vita sembra correre velocissima, ricchissima e felicissima mentre lui puo’ solo stare di lato a guardare finche’ all’emarginato non resta che manifestare di colpo la sua rabbia distruggendo quel flusso irresistibile ma vietato per farlo finire, perche’ nulla come un atto distruttivo ti fa esistere.

Non mi sembra affatto un caso che il primo simbolo da distruggere sia l’auto, il secondo sara’ il poliziotto perche’ sul poliziotto si focalizza e si esprime tutta la violenza della societa’ capitalista verso il diseredato, il proletario, il rifiutato.

Se tu mi mostri il paradiso ma mi tieni fuori con violenza, io posso solo distruggerlo e distruggere i suoi guardiani.
La societa’ capitalista ha inteso modellarci come merci omologate ma ha creato solo disadattati perche’ il modello e’ marcio e ha fatto marcire l’uomo.

Accanto a questi, confusi, violenti, emarginati abbiamo quelli che sono liminari tra il mondo del malessere sociale e il mondo del rifiuto politico e anche questi cercano di esprimere col gesto il pullulare di idee che non diventano percorso, perche’ il gesto e’ efficace, breve, esalta anche chi non parla, chi non conosce, chi non sa... Una bottiglia molotov sono pronti tutti a farla, sono pronti tutti a gettarla e si ottiene il massimo risultato col minimo mezzo e l’esaltazione della distruzione allo stato puro: il fuoco.

C’e’ qualcosa di cosmico e purificatore in questi roghi nella notte, in questa macchine che esplodono in modo violento e fantasmagorico, in un nuovo sabba dove le forze respinte si vendicano, irresistibilmente.

I teppisti parigini sono l’unica rivoluzione oggi possibile a chi non sa e non puo’, il frutto perverso di una societa’ perversa che in loro misura il proprio vuoto ideale, la sua decostruzione programmata, che in loro ha messo solo immondizia e ora la riceve; l’imploso espolode, il rifiutato rifiuta, perche’ dentro di lui non c’e’ niente, dietro non c’e’ niente, davanti non c’e’ niente, dunque puo’ fare tutto, senza limite.

Questi ragazzi sono vite a perdere, in piena disgregazione psichica, che possono bruciarsi in una fiammata finale. Sono la materia migliore per una rivoluzione come puro atto di sfogo irrazionale...
spaccare, insultare, rompere, distruggere....

E’ un errore credere che la rivoluzione nasca da consapevolezza politica, da organizzazione programmata, da visione cosciente, da mente critica,
e’ un errore anche pensare che nasca necessariamente dalla necessita’ e dal bisogno, puo’ anche esplodere per rabbia e noia e malessere come pura distruzione fine a se stessa che diventa autodistruzione, atto totalizzante in cui l’individuo arde in una fiammata sola senza aspettarsi nulla senza produrre nulla, altro che il suo no visibile.

Chi distrugge l’interiorita’ dell’uomo bombardandolo di messaggi negativi deve prepararsi a trovarsi davanti l’uomo niente, l’uomo hara kiri, l’uomo-bomba.
E la giovinezza, la notte, la violenza della polizia, l’omerta’ del gruppo, i fari del media, l’imbecillita’ dei politici, le recrimonie dei perbenisti, lo spirito di imitazione sono solo incentivi.

A Parigi la rivolta e’ stata seminata da lungo tempo dalle istituzioni con pervicacia, dai poteri ciechi e autoreferenziati, dai partiti finalizzati a se stessi, dai palazzi senza’anima, dalle chiese distratte, e’ stata alimentata con cura dalle violenze quotidiane della polizia metropolitana, gratuite e fuori controllo, connotate da elementi razzisti, classisti e sadici (lo abbiamo visto a Genova e a Napoli) protette dai ministeri.

A Parigi la scintilla e’ stata la morte orribile dei due ragazzi inseguiti dalla polizia e rifugiati in una cabina elettrica che sono stati folgorati dalle scariche, ma l’odio per la polizia e’ esploso perche’ le angherie delle forze di sicurezza duravano da troppo tempo, e le dimissioni del ministro degli interni Rakozy erano state rifiutate con sprezzo dal governo.

I telefonini hanno fatto girare in un attimo i filmati delle violenze della polizia, presi e mandati in tempo reale. Gli strumenti della tecnologia sono ora i nuovi tribunali dove si celebrano i nuovi processi e si danno le condanne. Anche i media sono stati respinti, i giornalisti, le tv, il mondo non e’ piu’ sullo schermo programmato e filtrato dal potere come il potere vuole, ma e’ qui, ora, come i miei occhi lo hanno visto, in diretta. Sono io la vittima, il testimone e il giudice, e io eseguo la condanna.
Tutti i ragazzi di Francia hanno visto e saputo e condannato. Non ci sono i non processi, le false sentenze, le prescrizioni, le autoassoluzioni, la farse del potere che resta sempre impunito e sempre assolve se stesso.
A ogni nuova violenza della polizia, scatta un filmato che gira sui cellulari francesi e diffonde la rivolta. Gia’ 211 comuni francesi ardono in preda agli incendi.

Si crede davvero che basti la legalita’ e una repressione piu’ dura dei poliziotti per fermarla? Lo stato violento ha prodotto periferie violente e, come per la guerra, non si spegnera’ il fuoco col fuoco.

Messaggi

  • Cari compagni, quello che ha scritto Viviana è verità allo stato puro, ma quando vinceremo le elezioni l’anno prossimo (facciamo gli scongiuri!!!!) saremo pronti veramente a costruire pozzi dove non c’è acqua, invece che odiare chi ci ha represso per la nostra passione? Siamo pronti a perdonare senza dimenticare? Ste

  • Gli uomini affamati non hanno più niente da perdere, e alle tante famiglie sotto la povertà in Italia (1/4 per questo anno e ahimè non oso stimare la media del prossimo biennio) quando verrà a mancare un tetto non avranno più niente da perdere e tutto da rinconquistare.....e la guerra civile sarà già accesa......Ringraziamo Berlusconi per averci regalato questa Italia definita da lui come il paese più ricco d’Europa

    Lorenzo Ing. Informatico disoccupato in cerca di prima occupazione.......sto cercando uno di quei non so quanti milioni di posti di lavoro che avevi promesso......nel tuo paese delle meraviglie.