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Riflessioni sul processo di Genova per i fatti del G8 del luglio 2001

mercoledì 4 maggio 2005

Che spettacolo quel comandante di polizia che dice: "Ma io sono tonto..."

di Haidi Giuliani

Cara Liberazione,
che ci vuoi fare, sono all’antica: "dottore"per me è una persona che ha conseguito una laurea, usa un lessico appropriato, conosce la consecutio e l’uso del congiuntivo. Non è questo il caso, eppure martedì scorso, nell’aula di Tribunale dove si svolgono le udienze del processo contro venticinque manifestanti accusati di devastazione e saccheggio per i fatti del G8 genovese, lo chiamano tutti così. Il "dottore" in questione è noto per la famosa performance di piazza Alimonda: "Bastardo! Tu l’hai ucciso, col tuo sasso, pezzo di m...", declama davanti alla telecamera, rivolto ad un ragazzo che dai gradini della chiesa aveva gridato "Assassini! ". Carlo è a terra; qualcuno tra i manifestanti aveva subito tentato di fermare il sangue che zampillava dalla ferita ma era stato allontanato con i lacrimogeni; un fotografo aveva tentato di riprenderlo da vicino ma era stato dissuaso a manganellate, tanto da ritrovarsi con il capo sanguinante, una tripla frattura al braccio e l’apparecchio fracassato.

Lo sappiamo, l’abbiamo letto in diverse testimonianze, l’abbiamo visto in diversi filmati. Eppure all’udienza il "dottore" ha sostenuto più volte che la sua prima preoccupazione è stata quella di soccorrere Carlo Giuliani. Giacca di velluto nero, ciuffo teneramente ribelle, tono sommesso, quasi ossequioso, il nostro "dottore" nella veste di testimone interpreta un ruolo diverso: non è più il poliziotto aggressivo ma nemmeno il comandante responsabile, come sarebbe logico aspettarsi da un vicequestore, la più alta autorità presente in piazza, che aveva condotto gli uomini a lui affidati, stanchi e feriti ("avevano le vesciche ai piedi", ci ha confidato), all’attacco di "tre quattrocento manifestanti agguerriti e minacciosi". No, all’udienza preferisce il ruolo di persona confusa ed ingenua, perfino stupida. «Stupidamente, ha dichiarato, valutai male nell’immediato, poichè non avevo sentito nessuno sparo».

Non conosce le strade, dice, non sa nulla di cortei e manifestazioni autorizzate, vuole solo tornare ai suoi mezzi, alla Fiera, al mare; per questo motivo prende la direzione opposta ma quando vede i facinorosi avanzare verso il suo reparto (dove li abbia visti è un mistero: i filmati mostrano chiaramente che in quel momento ci sono solo persone che passano in fondo alla via, al di là di una piccola barricata difensiva, lungo la massicciata della ferrovia) il senso del dovere è più forte e raccoglie le forze per "fronteggiarli". Una breve sosta davanti ai cassonetti e poi la ritirata, anzi la fuga: sono stati i Carabinieri a scappare per primi, ha tenuto a sottolineare, lui li ha seguiti.

Nella confusione non si accorge delle camionette, non sente gli spari; si trova a settanta metri di distanza quando vede il corpo a terra e capisce subito che "non c’era più niente da fare". In seguito qualcuno prende Carlo a calci in faccia, qualcuno gli spacca la fronte con una pietra, qualcuno maneggia tra i suoi vestiti, ma il "dottore" di nuovo non vede, non sente, non dice; anzi: l’apparizione di una pietra insanguinata vicino al capo di Carlo, dopo che è stato circondato dagli uomini in divisa, secondo lui è un riflesso, un’illusione fotografica. Il "dottore" ha una sola certezza, e ci tiene a ripeterla: se i manifestanti non avessero tirato i sassi non sarebbe successo niente.

http://www.liberazione.it/giornale/050429/LB12D6E1.asp