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San Quentin - Il boia aspetta Tookie, candidato al Nobel per la pace

lunedì 12 dicembre 2005

Martedì 13 dicembre Tookie Williams, ex fondatore dei Crips e candidato al Nobel per la pace, sarà giustiziato nel carcere di San Quentin. Mobilitazione internazionale per la richiesta di grazia al governatore della California Arnold Scharzenegger

di LUCA CELADA

Con «l’audizione» privata dell’altro ieri è ufficialmente giunta sulla scrivania di Arnold Schwarzenegger la pratica di Tookie Williams che si avvicina inesorabilmente all’ora x quando, poco dopo la mezzanotte di martedì 13 dicembre (in Italia saranno le 9 di mattina), verrà legato alla lettiga della cella della morte di San Quentin, e per via endovenosa gli verranno somminstrate le tre fatali sostanze che lo addormenteranno, ne paralizzeranno i muscoli e infine gli bloccheranno la respirazione. Intanto al carcere californiano è cominciato il «protocollo» dell’esecuzione che prevede, a 5 giorni dalla data prevista, che al condannato vengano sottratti i vestiti, sostituiti da una tuta senza tasche, che venga portato alle visite incatenato e che la sua cella sia svuotata di ogni cosa. Williams ha ora diritto ad avere con sé un solo oggetto alla volta, che si tratti di un libro o di uno spazzolino da denti, estrema procedura di disumanizzazione della macchina della morte, necessaria, secondo la perversa logica dell’autorità carceraria, alla «sua stessa sicurezza».

Gli avvocati avevano sperato di poter registrare in video un appello di Tookie al governatore ma l’autorizzazione è stata negata così giovedì a Sacramento hanno potuto consegnare a Schwarzenegger solo in lettera la supplica estrema di un uomo che ha dedicato la propria vita a salvare i giovani emarginati dei ghetti dalla violenza, e condannato per l’ultimo quarto di secolo a una vita da carcerato. Con loro, davanti a un plotone di telecamere si sono infilati nell’ufficio del governator anche i procuratori che cercheranno di assicurare l’esecuzione della sentenza. Alle parti è stata concessa mezz’ora a testa per presentare un ultima volta gli argomenti del caso: una giusta punizione per un assassino efferato o una grazia dovuta a un detenuto dalla riabilitazione esemplare.

Nella conferenza stampa a seguire, al «no comment» della difesa si è contrapposta la loquace spavalderia di John Monaghan, procuratore di Los Angeles che pur non commentando specificamente sulla riunione, ha dichiarato che Williams «non merita clemenza per non avere ammesso le proprie colpe e per non aver mai collaborato con la giustizia» chiarendo una volta per tutte che considera la morte una punizione esemplare per un «pentito» mai trasformato in collaboratore.Monaghan, che di buoni esempi se ne intende, in passato è stato agente dello sceriffo della contea di San Bernardino e come tale nel 2003 «per precauzione» ha personalmente freddato a colpi di pistola un automobilista ispanico perché, fermato a un posto di blocco, aveva tentato di scappare a piedi, azione che un’inchiesta ha ritenuto pienamente giustificata. Tookie pur assumendosi la responsabilità per la fondazione dei Crips, che nella sua autobiografia definisce «un flagello sulla nostra comunità» ha invece sempre riufiutato il debriefing cioéla simbolica delazione di complici pretesa dal pubblico ministero.

«Questo caso dimostra la violenza cui l’Lapd, il dipartimento di polizia più corrotto e razzista d’America ci ha abituati nei nostri quartieri», ha replicato sulla gradinata del campidoglio il ministro Tony Muhammad della Nation of Islam confermando che la comunità afroamericana vive la vicenda come l’ultimo episodio della guerra a bassa intensità con un ordine costituito disposto a scarificarli nei ghetti di Los Angeles come a New Orleans. Nella fattispecie una spedizione puntiva contro Tookie come segnale di intimidazione. Sulla scalinata del campidoglio con lui c’erano un centinaio di manifestanti in rappresentanza della coalizione «Save Tookie» che comprende attivisti dell’associazione contro la pena di morte, obiettori di coscienza, gruppi studenteschi e formazioni storiche del movimento nazionale per i diritti civili come l’Naacp che ha sottoscritto l’appello di Williams impegnandosi come garante e mediatore della sua continuata attività per il recupero dei giovani dei ghetti se venisse graziato.

La pena di morte in America era stata sospesa dalla corte suprema americana dal 1971 al 1977 prima di venir nuovamente lasciata alla discrezione dei singoli stati, attualmente la prevedono in 38. La pena capitale è particolarmente praticata nel sud del paese: dei mille giustiziati dal 1976, 819 sono stati messi a morte in stati appartenenti al blocco ex-schiavista e in un paese con una popolazione nera che si attesta attorno al 10%, 34% dei prigionieri uccisi sono stati afroamericani, dei 3415 detenuti in attesa di morte nelle carceri americane, 648 dei quali in California, 42% sono neri, statistiche che non impediscono ai fautori della pena di morte di teorizzarne la legittimità giuridica e l’efficacia come deterrente.

Fra gli attestati di solidarietà giunti nelle ultime ore annunciati quella dell’African National Congress, di Desmond Tutu e di Winnie Mandela, e quella del governo venezuelano. Da questo fine settimana sarà a San Francisco per testimoniare solidarietà anche suor Helen Prejan, ispiratrice del film Dead Man Walking, una delle voci più forti del movimento, intanto un comitato accademico dell’università Notre Dame di Belmont ha annunciato che confermerà la nomina di Tookie Williams al premio Nobel per la pace anche per il 2006.

L’udienza privata è una mossa insolita da parte del governatore che ha dichiarato di prendere «molto sul serio» la questione aggiungendo che quelle di vita o di morte sono le decisioni più difficili che gli competono al governatore (ma ha già respinto la grazia a 2 menomati mentali). «L’istituzione della clemenza esecutiva non fa propriamente parte del sistema giudiziario codificato dallo stato diritto - ha spiegato l’avvocato Stephen Rohde - la fase penale del processo si è conclusa con l’ultimo appello respinto dai tribunali. Ora sta al governatore decidere in coscienza se quest’uomo, alla luce del bene che ha fatto e continua a fare merita di morire». Sul macabro teatro dell’udienza però è aleggiato il lecito sospetto che fosse stato coreografato soprattutto a favore delle telecamere, come dimostrazione della sua «attenta considerazione». La decisione sarà in realtà dettata da precise considerazione di ordine politico. Schwarzenegger vive un momento politicamente delicato dopo aver puntato e perso gran parte del suo capitale politico sui referendum sulle riforme istituzionali sonoramente battuti alle urne il mese scorso. Per recuperare popolarità fra i liberal ha nominato una capo gabinetto progressista e gay, veterana della precedente amministrazione democratica, alienando però la base conservatrice che lo aveva eletto, e all’inizio di un anno elettorale ha bisogno di generare ampli consensi.

«Io credo che se concedesse la grazia il governatore guadagnerebbe più voti di quelli che perderebbe. - ha suggerito Barbara Becnel, coautrice dei libri per bambini di Williams e coordinatrice della campagna a suo favore - Di sicuro avrebbe la stima imperitura degli afroamericani». Ma sulla bieca bilancia delle valutazioni demoscopicho-elettorali potrebbe risultare troppo poco. Ora l’angosciante conto alla rovescia continua inesorabile. Se non ci sarà stata una decisione del governatore subito, lunedì mattina si svolgerà una marcia pacifica lungo i 40 km che separano San Francisco da San Quentin, poi una vigilia nella notte davanti al pentitenziario.

http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/439db3303a61b.html


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