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Se la Valsusa è un corridoio, il governo è un cesso

domenica 11 dicembre 2005

Oggi in Val Susa, Italia

di Fabio Malagnini

"Se la Valsusa è un corridoio, il governo è un cesso" - riferisce un quotidiano - si poteva leggere ieri su uno striscione steso tra due alberi di Venaus, nel giorno della riconquista simbolica del presidio no-Tav da parte degli abitanti della Val Susa. Dopo la scelta della militarizzazione no-stop e dello sgombero violento (Pisanu), dopo il tentativo di tacitare la protesta della valle come "problema di ordine pubblico" (Lunardi) e di sedare l’opinione pubblica sventolando il gonfalone dello sviluppo ad alta velocità (Berlusconi), è probabilmente il minimo (e il massimo) che si possa pensare di questo governo.

Adesso, dopo il bastone dello sgombero, sembra finalmente arrivata la carota della trattativa. Adesso, davanti alla debacle delle immagini, da Letta Sr. a Chiamparino, dai centri pensanti del potere romano ai ministri in pectore della Sinistra-Centro, si apre la fase del consenso, anche in vista di Torino 2006 (esemplare, a questo proposito, la parabola della governatora Mercedes Bresso, passata in pochi giorni dall’intransigenza pro-Tav alla richiesta di una "tregua olimpica"). Adesso è chiaro a tutti, tranne forse agli amici di Lunardi, che la priorità, è guadagnare tempo.

Per i trattativisti più illuminati, non meno che per l’attuale Premier, resta però in sottotesto la premessa che, del tutto scontatamente, deve regolare i rapporti tra l’asse economico-politico che decide e la massa di amministratori e amministrati locali, che prima o poi vi si sottomette.Questa la premessa, come ci ha assicurato Fassino, è che, alla faccia di qualsiasi "trattativa", la Tav si farà.

A questo punto giova ricordare che, al di là delle incalcolate conseguenze d’impatto ambientale del tunnel di Venaus - tali da convincere la stessa commissaria UE, Loyola De Palacio, a spedire un paio di esperti indipendenti sul luogo del disastro annunciato - e dei dubbi vantaggi ambientali prospettati dalla possibile riduzione del traffico su gomma, il progetto TAV Lione- Torino, incorporato alla costruzione del cosiddetto Corridoio 5, lascia profondamente perplessi - per usare un eufemismo - anche la maggioranza degli economisti .

Critiche sono piovute sia per i costi stimati (quattro volte il famoso Ponte sullo Stretto di Messina), per lo più a carico dell’erario italiano, sia per l’orizzonte temporale (15-20 anni), tale da inficiare qualsiasi seria previsione macroeconomica ma più che sufficiente per deresponsabilizzare i decisori di oggi e i pasdaran nostrani dell’ultra modernità su rotaia. D’altra parte, ci si chiede, perché mai l’Italia, bene o male proiettata verso l’economia dei servizi, dovrebbe voler decuplicare nel 2020-2025 il traffico merci sull’asse Est-Ovest? Per esportare t-shirt taroccate e mobiletti a basso costo? Per fare le scarpe ai cinesi? Per questo dovrebbe sottrarre le già scarse risorse a disposizione all’ammodernamento delle scalcinate infrastrutture esistenti? E’ quello che la lobby dei costruttori, sotto l’egida di un tardo dirigismo pro-Ue, vorrebbe farci credere.

I loro sostenitori, numerosi e assidui sulle pagine dei principali quotidiani nazionali, se ne guardano bene ma, anzichè aprire un dibattito vero, hanno finora preferito bollare queste obiezioni come localistiche e interessate, in quanto provenienti da (migliaia di) persone comandate a vivere i prossimi 20 anni in un cantiere. Pacificamente insorte, per altro, con la solidarietà e il sostegno trasversale del territorio, dopo anni di circostanziate critiche a un progetto che giudicano economicamente insensato, ambientalmente funesto, socialmente insostenibile.

Per questo la rivolta pacifica degli abitanti e dei sindaci della Val Susa riguarda anche tutti noi, più o meno impattati dal treno in corsa della privatizzazione e dell’appropriazione del territorio, che oggi investe spazi ma anche tempi lunghissimi, rischi praticamente imponderabili, e quindi virtualità, speranze, che appartengono soltanto al nostro futuro. E’ bene che ce ne accorgiamo in fretta, per cominciare a riempire un vuoto di progettualità e di partecipazione a cui oggi fa riscontro, tra la Val Susa e Bruxelles, solo l’inconsistenza dei corpi intermedi e il silenzio rancoroso dell’ex Azienda Italia.

http://www.socialpress.it/article.php3?id_article=1114

Messaggi

  • se non lo ha già fatto... (non seguo molto i progammi tv italiani) presto Bruno Vespa farà una bella puntata con un plastico della valle ed un bel trenino per farci vedere come tutto sia idilliaco... se non fosse per i brontoloni antimoderni della valle e gli anarcoinsurrezionalisti che si infiltrano e travestono continuamente... Tra gli ospiti una bellona scollacciata (per dare l’idea delle valli...), uno psicologo/sociaologo (per spiegare la ritrosia antimoderna degli abitanti)... un graduato della polizia (che ci spiega la dura vita dei servitori dello stato in trasferta sulle valli). Scegliete voi ministri e responsabile dell’opposizione... tanto uno vale l’altro.
    marione

  • La tv mediatica del centrodestra capeggiata dal caro Vespa è un insulto all’informazione. Non si posso dare informazioni inesatte su quanto accade in Val di Susa, ci sono manifestanti che hanno un a propria idea e non vanno sedatti con la violenza, il caso TAV è importante per scendere a compromessi ma non in una tv di parte dove si farà solo spettacolo. I manifestanti devo rimanere lì per dare il loro dissenso fin cheè non si troverà un accordo per riprendere uno studio di fattibilità sull’ambiente.

    RINALDO SIDOLI
    SIDOLI.ORG

  • La TAV non si farà! Il popolo NOTAV.

    I giornali on line tacciono e relegano il problema TAV fra le notizie di ieri. Non ci sono noitizie chiare. Solo un comunicato ufficiale dei Comitati AntiTAV che dice:

    Comunicato stampa
    Oggetto: convocazione manifestazione no tav del 17 dicembre
    L’assemblea del popolo no tav riunitasi a Bussoleno il 12 dicembre 2005 alle ore 18 all’unanimità ha indetto una giornata di lotta che comincerà alle ore 14 con il concentramento alla stazione di porta susa da cui partirà alle ore 15 il corteo in direzione del parco della Pellerina, dove è previsto uno happening no tav con diverse figure dello spettacolo. Determinati e pacifici porteremo a Torino le ragioni del no tav.

    Sembrerebbe che i sindaci giustamente abbiano voluto togliersi dal trono di re del movimento e lasciare che sia il popolo a condurre l’evolversi dei fatti.

    I sindaci sono tornati ad essere solo i rappresentanti istituzionali dei paesi valsusini? Hanno come tutti libertà di parola all’interno del movimento NOTAV ma non ne sono i leader? La loro opinione torna a valere 1 come quella di tutti gli altri?

    Sembrerebbe di sì. Non ho mai amato i movimenti guidati da leader. I pastori che conducono il gregge, i comandanti che guidano gli eserciti, i presidenti di aziende con migliaia di lavoratori ridotti in schiavitù che silenziosamente devono ubbidire.

    Manca a questo punto la figura del portavoce. Non si sa chi sia a parlare ufficialmente a nome dei NOTAV ai media ed alle istituzioni. Sicuramente essendo che i sindaci non sono più i leader non si tratta più di una rivolta istituzionale di una provincia dello stato contro lo stato. Non si tratta più di una insurrezione localista contro il governo centrale.

    La partecipazione di personaggi dello spettacolo di valore internazionale e premi nobel alla manifestazione di sabato ribadisce questo concetto. IL MOVIMENTO NOTAV è dicentato un fenomeno a livello nazionale con possibile rapida ripercussione a lvello internazionale.

    Alla manifestazione del 17 giungeranno infatti anche piccole delegazioni di movimenti analoghi dall’estero.

    Tutto potrebbe apparire più confuso. A chi è abituato a strutture rigide come la Chiesa Cattolica, la dittatura cubana, il governo cinese, la CIA, l’esercito degli stati uniti, banche e società multinazionali dove il capo funge da dittatore assoluto e tutti devono ubbidire pena punizioni tremende sembrerà come che abbia vinto l’anarchia.

    Invece no. Ha vinto la coscienza popolare, ha vinto la responsabilità di ciascuno di fronte a se stesso , di fronte ai propri fratelli notav e di fronte agli altri, media e istituzioni comprese. Ha vinto la democrazia, la civiltà, la nonviolenza.

    Ha vinto il popolo NOTAV.

    Il NOTAV non è più un fenomeno popolare spontaneo valsusino, ma un fenomeno popolare spontaneo internazionale.

    Domenico Schietti
    Un Mondo a Misura di Bambino
    http://www.liberaassociazioneilpopolo.it/