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"Sì! " di Negri alla TCE: le obiezioni di Scalzone.

giovedì 19 maggio 2005

di Massimo Nava - Parigi

Il referendum francese sul trattato europeo si sta trasformando nel primo grande dibattito transnazionale. Logico che nella campagna intervengano sempre più anche attori esterni, dai capi di stato agli intellettuali, ai leader di partito. Sulle colonne di Liberation, si è sorprendentemente schierato a favore del si il professor Toni Negri, l’ex cattivo maestro e fondatore di Potere Operaio, recentemente definito dalla critica francese il “nuovo Marx”. Definendosi un “rivoluzionario realista”, il professore sostiene che la costituzione europea è il percorso possibile verso un modello continentale alternativo al capitalismo conservatore e reazionario e all’ultraliberismo dell’impero americano. Inutile proclamarsi no globale anticapitalisti se non si crede nella possibilità di un modello federale che riafferma i diritti fondamentali dell’uomo e i principi dell’Europa sociale. Pur senza farsi illusioni.

A Toni Negri risponde un ex allievo, il compagno di viaggio dei “formidabili anni”, Oreste Scalzone, appena uscito da un lungo sciopero della fame per sostenere l’amnistia per quegli anni che, oltre che formidabili, furono di piombo. Premessa: “Mi sembra assurda la semplificazione con cui si vuole vedere a tutti i costi dissenso e contrasto, come dire che il si è un voto antiamericano e il no è un voto per Le Pen. O come dire che chi vota no è un deficiente. E’ un modo di ragionare che impedisce di ragionare. Anche perché non esiste una vera alternativa fra si e no. L’Europa andrà avanti lo stesso, il sistema resta capitalistico e magari si tornerà a votare una seconda volta, come già si sente dire.”

Ma lei, se dovesse votare, voterebbe con l’estrema sinistra francese e con la parte dei socialisti che si riconosce nell’ex primo ministro Laurent Fabius?

“Fabius non mi è mai stato simpatico. Piuttosto, per affetto e storia personale mi sento vicino e condivido le ragioni della gente e dei movimenti che votano no, così come rifiuto il paternalismo altezzoso dell’establishment che ci spiega che le ragioni del bene stanno dalla parte del si. Mi stupisce che un marxista e uno studioso di Spinoza come Toni Negri consideri costituzione un guazzabuglio di regole e concetti confusi. Hegel diceva che il diritto oltre un certo limite diventa come il listino della spesa.”

Non c’è solo Negri a sostenere che il trattato costituzionale è un grande avanzamento sul piano dei diritti, sociali e civili.

“Molti non l’hanno letto bene. Il trattato inserisce deroghe alle legislazioni nazionali che fanno venire i brividi. Credo che si vada nella direzione della democrazia totalitaria. Basti vedere le proposte che si vanno facendo sul controllo delle frontiere, sugli immigrati, sull’impiego delle forze dell’ordine, sulla penalizzazione delle devianze. Mi pare che in nome dei diritti si stiano cercando risposte anche all’ossessione della sicurezza e della punizione.”

Persino Chirac, come il rivoluzionario Negri, sostiene che il modello europeo può essere un fattore di riequilibrio nella governabilità del pianeta di fronte all’”imperium” americano. A sostegno della tesi, si ritiene che un’Europa più forte e più unita non sia nelle aspettative degli americani.

“È tutto da dimostrare che l’Europa sia più forte con questa costituzione. Chi, come me, si richiama a Marx, dovrebbe comprendere che il capitalismo non è americano o cinese o europeo. Il capitalismo è in ogni luogo, è un modello mondiale. Cambiarlo o combatterlo significa rimetterne in discussione i meccanismi in ogni luogo. Non credo che un’Europa più o meno liberale sia alternativa al liberismo dei neoconservatori americani, almeno fino a quando la vita della gente, in Europa come in America, resta una variabile dipendente del cosiddetto progresso, una promessa di mondo migliore sempre spostata in avanti, mentre il presente è fatto di tagli della spesa sociale e di licenziamenti.”

Toni Negri confida nella fine degli Stati nazionali attraverso il federalismo.

“Su questo punto, come auspicio, sono d’accordo. Tuttavia, gli Stati nazionali non finiranno con l’Europa federale e con la creazione di un superstato.”

Non l’affascina nemmeno l’idea che un’Europa più forte e unita avrebbe potuto contrastare quella che Negri definisce la “crociata” in Irak per il petrolio?

“Affascinante, se fosse realistica. L’Europa resta nella Nato. Una parte dell’Europa è andata in guerra. Non credo al messianesimo di orizzonti pacifici se non si ferma la corsa dell’umanità all’autodistruzione, se non ci ferma a riflettere davvero sulla realtà, come dovrebbero fare i marxisti. Come al solito, si dirà che sono un acchiappa nuvole, ma il si o il no alla costituzionemi ricorda l’alternativa fra Bush e Saddam, un manicheismo deformante che porta a colpevolizzare il dissenso, a insinuare il sospetto, a lapidare la critica. Questa è democrazia?”

"Corriere della Sera" 15.05.05

Messaggi

  • Oreste, complimenti, una volta tanto parli chiaro! Il prof. N. sarebbe il "nuovo Marx"?! Se è così i marxisti, d’ora in poi, dovranno precisare che sono gli eredi del "vecchio Marx", quello doc, e non i discepoli della sua "nuova" contraffazione negriana! C’è da ridere a crepapelle, per non piangere... Il prof. si è schierato, da tempo (pubblicando un opuscoletto apposito) per l’euro-imperialismo, quindi non c’è da meravigliarsi per le sue posizioni attuali.

    s.b. Agire per capire