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Smemorata ricorda solo Berlusconi

sabato 1 ottobre 2005

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di fedepasta

V. Z., casalinga 66enne, affetta da una lesione che le fa perdere la memoria, non ricorda il volto del marito e della figlia, ma riconosce benissimo Silvio Berlusconi. Il suo caso, seguito dai neuro-psicologi Sara Mondini, dell’Università di Padova, e Carlo Semenza, dell’Università di Trieste è finito sulla rivista scientifica internazionale Cortex. E prova l’effetto sul cervello del bombardamento di immagini su stampa e tv.

Striscia la Notizia direbbe: "San Silvio ha fatto un altro miracolo". Ma, al di là dell’ironia, adesso esiste la prova biologica di quanto messaggi ripetuti con una certa frequenza su giornali ed emittenti televisive vadano a imprimersi in qualche area recondita del nostro cervello tramite un canale speciale.

La casalinga, studiata per anni dai due neuro-psicologi, di fatto è l’esempio vivente di come un danno cerebrale possa limitare in modo serio le nostre capacità di riconoscere oggetti e volti umani in genere, ma non la capacità di riconoscere Silvio Berlusconi, che ha prontamente definito come «un uomo molto ricco, che possiede stazioni televisive e ha successo in politica».

La donna è affetta da un caso raro di deterioramento progressivo dell’area cerebrale chiamata lobo temporale mesiale, che atrofizza i due lati del cervello, in particolare l’emisfero destro, quello che governa l’elaborazione delle immagini. La casalinga parla normalmente con proprietà di linguaggio, ma ha veri e propri buchi di memoria tanto da non riuscire a riconoscere il volto del marito e dei più stretti familiari. Distingue foto di animali e di oggetti ma non riesce a dire quali sono fantastici e quali reali. E condotta in un supermercato, con una lista della spesa legge parole come "cipolle" e "mele", ma non sa riconoscerle sui banchi.

Nei numerosi test cui è stata sottoposta dai medici Mondini e Semenza le sono state anche mostrate parecchie foto e ritratti di persone famose, da Napoleone ad attori celebri. Ma lei ha riconosciuto solo Silvio Berlusconi. All’epoca si era in piena campagna elettorale, nel 2001, e la cosa era in qualche modo giustificabile. Ma, sei mesi dopo quando le condizioni della donna erano peggiorate al punto da non riconoscere foto del marito, della figlia e dei vicini, continuava a sapere perfettamente chi era il premier.

I due specialisti hanno cercato altre personalità, per capire come mai l’unica rimasta impressa nella memoria della casalinga era quella di un politico. Ma hanno trovato solo la foto del Papa (Wojtyla) e di Cristo in Croce. La signora era in grado di dire che fosse un Pontefice, ma non come si chiamasse, né di distinguerlo da altri Papi. Se Wojtyla poi le veniva mostrato senza gli abiti talari, in passeggiata in montagna, per esempio, per la casalinga era un perfetto sconosciuto.

Il risultato dello studio ha indotto Mondini e Semenza a concludere che esiste un canale di riconoscimento e di memorizzazione che funziona per immagini, per icone, diverso da quello che cataloga gli oggetti in genere e da quello dei volti. Un canale che avrebbe la precedenza sugli altri. Quanto a Silvio Berlusconi, va studiato ancora. Per capire quali tratti visivi o sonori (la voce per esempio) si accompagnano alla sua immagine da renderla indimenticabile.

Messaggi

  • Goebels e la propaganda.
    Cito a memoria:la propaganda non deve rivolgersi a chi ha capacità di giudizio,ma alle masse senza istruzione ,senza capacità di analisi.
    La propaganda non deve essere argomentata,Deve essere basata su pochi slogans.
    Ma questi slogans devono essere ripetuti ad ogni ora del giorno,martellanti continui,fino a penetrare ogni parte dell’individuo,essere da lui metabolizzati e assimilati,invaderlo e fare parte integrante dell’individuo.
    Credo che il caso della casalinga confermi questa teoria.
    Ormai Goebels arrossisce davanti alla potenza della propaganda mediatica di Berlusconi.
    Gli effetti su chi è senza difesa sono devastanti.
    Del resto,anche Ionesco,nel suo Rhinocéros,constata qualcosa di simile:anche se questa volta a stroncare l’individuo è la soggezione all ’isterismo collettivo.
    Patrizia