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Tokyo lucida gli arpioni

martedì 20 giugno 2006

Hamburger di balena e hot dog di balena in un ristorante a sud di Tokyo, 15 giugno 2006.

I giapponesi considerano le balene un ingrediente prelibato e irrinunciabile della loro tradizione culinaria e hanno sempre manifestato insofferenza per la moratoria in vigore da 20 anni sulla pesca dei cetacei per scopi commerciali.

Il bando fu imposto dalla Commissione baleniera internazionale per iniziativa di vari paesi anglosassoni, a cominciare da Australia e Nuova Zelanda, che tra l’altro considerano le balene una grossa ricchezza turistica.


«E’ PREMATURO DIRE CHE ABBIAMO VINTO, MA LA NOSTRA LINEA SI RAFFORZA OGNI GIORNO», MOBILITATI GLI AMBIENTALISTI
Tokyo lucida gli arpioni
«La caccia alla balena è questione di tempo». Il Giappone ottiene la maggioranza di un voto sulla caduta della moratoria, ma non basta
20/6/2006
Maria Chiara Bonazzi

LONDRA. Per gli ambientalisti siamo ormai alla diplomazia dell’arpione. Il Giappone ha spuntato una significativa vittoria nella Commissione baleniera internazionale, che per un solo voto ha approvato una controversa risoluzione secondo cui la moratoria del 1986 sulla caccia commerciale alle balene «non è più necessaria».

Il voto non è vincolante, in quanto per abrogare la moratoria e cancellare così il divieto, sarebbero necessari i due terzi dei consensi, ma è una importante vittoria simbolica visto che il prossimo anno le sorti dei grandi mammiferi si decidono proprio in Giappone e i conservazionisti sono allarmati e sgomenti. La risoluzione era drammaticamente rimasta sul filo del rasoio finché, con l’astensione della Cina, è passata con 33 voti contro 32. Il Giappone e gli altri Paesi favorevoli alla caccia alle balene, fra i quali Norvegia, Islanda, Danimarca e sei nazioni caraibiche, vorrebbero allontanare l’International Whaling Commission (IWC), che quest’anno si è riunita a St Kitts and Nevis, dagli obiettivi della conservazione e riposizionarla sul controllo sostenibile dei numeri delle balene. Il loro argomento è che alcune specie di questi cetacei si sarebbero riprodotte a sufficienza e minaccerebbero le scorte di pesce.

Ma gli ambientalisti ribattono che non è vero, promettono battaglia per scongiurare l’abolizione della moratoria e attaccano la «crudeltà intrinseca» della caccia alle balene, che secondo loro impiegano in media 10 minuti a morire, quando non addirittura mezz’ora. Il fronte dei Paesi contrari alla caccia alle balene, che annovera fra gli altri Australia, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Regno Unito, Brasile, Francia, Spagna, Germania e Israele, è in aperta rivolta. Per il ministro dell’Ambiente australiano Ian Campbell la risoluzione è chiaramente un campanello d’allarme, ma bisogna continuare ad ampliare la coalizione per mantenere in vigore la moratoria: «Credo che le cose diventeranno sempre più difficili per il Giappone. Il fatto che per la prima volta in vent’anni i giapponesi si stiano avvicinando a rovesciare la maggioranza conservazionista ci aiuterà a tirare altri Paesi dalla nostra parte. Ma se non ci riusciremo, i balenieri annulleranno una delle grandi vittorie ambientali di questo secolo».

Tira una brutta aria anche per il ministro neozelandese per la conservazione, Chris Carter: «Questa è la sconfitta più grave che la causa della conservazione abbia patito nella Commissione internazionale baleniera. È stata una significativa vittoria diplomatica del Giappone». Nella polemica è intervenuta anche la premier neozelandese Helen Clark, che ha definito insostenibile l’argomento secondo cui le balene causerebbero scarsità di cibo: secondo lei la risoluzione approvata è squilibrata in favore della caccia. Il vice commissario giapponese per le balene, Joji Morishita, assicura che un’eventuale ripresa della caccia commerciale alle balene avverrebbe comunque su scala molto ridotta rispetto al passato: «Dovrebbe essere l’inizio della caccia sostenibile alle balene, accompagnata dalla protezione delle specie impoverite e in pericolo».

Anche il ministro giapponese dell’Agricoltura, Shoichi Nagakawa, ha detto: «Il nostro Paese continuerà a fare il possibile per ottenere una ripresa di una caccia alla balena rispettosa della specie e basata su dati statistici scientifici». Sta di fatto che dall’introduzione della moratoria ad oggi sono state uccise oltre 25 mila balene. Giappone e Islanda si sono avvalsi di una clausola che permette la caccia «a fini scientifici» per ampliare le conoscenze sui cetacei: il solo Giappone uccide più di mille balene all’anno.

L’Australia accusa il programma scientifico giapponese di crudeltà: gli ambientalisti che hanno filmato alcune navi giapponesi a caccia nell’Antartico dicono che a volte gli animali hanno impiegato mezz’ora a morire. Il Giappone ribatte che questi casi sono eccezioni. Sullo stesso fronte dei giapponesi, che quest’anno ha ottenuto anche l’adesione di Cambogia e Isole Marshall, il primo ministro islandese Geir Haarde definisce la risoluzione «positiva e a sostegno del giusto sviluppo basato sull’uso di risorse naturali». Jens Stoltenberg, premier norvegese, spera che «questa decisione presa dalla Commissione baleniera internazionale porterà meno conflitti che in passato». Ma gli ambientalisti si chiedono ora con angoscia come hanno fatto a lasciarsi scavalcare dai balenieri. Mark Simmonds, direttore scientifico della Whale and Dolphin Conservation Society, commenta che i Paesi contrari alla caccia commerciale «hanno lavorato molto, ma evidentemente non abbastanza. Il Giappone, come temevamo, li ha sorpassati».

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