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Tutto il mondo in piazza per la pace

domenica 20 marzo 2005

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di red

«Pace e ritiro immediato delle truppe dall’Iraq». I pacifisti di tutto il mondo, da Roma a Bruxelles passando per Londra e New York, parlano con un’unica voce. Sabato in occasione della giornata mondiale contro tutte le guerre, a due anni di distanza dall’inizio del conflitto in Iraq, sono scesi in piazza per sventolare le bandiere arcobaleno e urlare con forza «Stop war!».

A Roma 30mila persone hanno sfilato per le vie del centro tra le bandiere dei Cobas, i sindacati autonomi di base, di Rifondazione Comunista, Pdci e Verdi. Oltre a quelle brillanti della pace, dell’Iraq, di organizzazioni curde e agli striscioni. Uno fra tutti, quello portato da un gruppo di bambini: «La vita è bella ma senza guerra».

Arrivati a piazza Venezia un gruppo di disobbedienti ha cercato di sfondare il cordone della polizia per raggiungere Palazzo Chigi. Momenti di tensione, durante i quali le forze dell’ordine hanno fatto una piccola carica di alleggerimento. Poi il gruppo si è diretto verso largo di torre Argentina tentando di raggiungere la sede del Governo passando per i vicoli dietro al Senato. Solo pochi di loro, tra cui Francesco Caruso leader dei disobbedienti napoletani, sono riusciti a raggiungere Palazzo Chigi e sventolare bandiere della pace e bandiere rosse.

Tra le bandiere e la musica immancabile, spuntavano le gigantografie delle foto scattate da Giuliana Sgrena, la giornalista del Manifesto rapita in Iraq e liberata il 5 marzo scorso, sugli effetti devastanti delle bombe a grappolo. Sotto la didascalia, eloquente: «Missione di pace». Applausi per un gruppo di «americani contro la guerra» che portavano gli striscioni «United States citizens for peace» e «Stop the war, Us citizens for peace».

«Siamo qui per chiedere verità e giustizia sul sequestro di Giuliana Sgrena e sulla morte di Nicola Calipari e per ribadire la richiesta di ritirare le truppe dall’Iraq», hanno spiegato tutti gli esponenti politici e non, durante il corteo.

«Un grande appuntamento per tutto il popolo della pace - commentano dal partito dei comunisti italiani - che ormai da due anni tiene alta l’attenzione su quanto sta accadendo in Iraq e non si rassegna alle ragioni della guerra e della barbarie. Siamo in piazza per opporci a questa guerra illegittima e assurda, che seguita a mietere vittime ogni giorno. Dal Parlamento alla piazza lanciamo un messaggio inequivocabile a questo governo, un messaggio della maggioranza degli italiani: l’immediato ritiro delle truppe italiane dall’Iraq. Subito a casa i militari italiani e fuori l’Italia dalla guerra».

«Speriamo che la capacità di opposizione alla guerra di questo movimento si traduca in una pressione forte contro i palazzi della guerra e le sue strutture - riflette Nunzio D’Erme, consigliere indipendente del Comune di Roma - Questo è un movimento che dovrebbe uscire dal pacifismo incapace di incidere sulle dinamiche della guerra bisognerebbe diventare un’opposizione incisiva e concreta alla guerra».

Anche la Sardegna si è mobilitata per la pace. A Cagliari un migliaio di manifestanti ha sfilato in corteo nelle principali vie del centro in occasione della giornata internazionale contro la guerra. La manifestazione di protesta, promossa a livello regionale dal Comitato gettiamo le basi, terminerà sabato pomeriggio con l’assemblea organizzata dai comitati locali e dalle associazioni contro le basi militari in Sardegna. Alla manifestazione hanno aderito i Verdi, Sardigna Natzione, Indipendentzia Repubrica de Sardigna, Rifondazione Comunista, la Tavola sarda per la Pace, l’Arci e i collettivi studenteschi.

Il corteo di Bruxelles e delle altre città europee

A Bruxelles 50mila persone provenienti da tutta Europa hanno marciato «Per un’Europa sociale di pace». Convocata dai movimenti aderenti al Forum Sociale Europeo, sindacati e organizzazioni giovanili, la manifestazione è partita nel primo pomeriggio da tre diversi punti della città per poi confluire in un unico grande corteo. Tutti insieme per dire «no». No alla guerra, no al liberismo, no alla politica sociale imboccata dall’Unione Europea, no al razzismo.

Un grande serpentone che ha riunito i movimenti sociali europei, i gruppi giovanili e la confederazione europea dei sindacati (Ces). Protesta internazionale, dunque, che ha scelto Bruxelles non a caso, «per responsabilizzare le istituzioni europee e per renderle luogo centrale della politica e quindi se necessario del dissenso», spiegano dall’arci.

A Londra hanno sfilato 150.000 persone per chiedere il ritiro delle truppe britanniche dall’Iraq a due anni dall’inizio della guerra. Il corteo è partito da Hyde Park per arrivare a Trafalgar Square, dove è stato allestito un «peace camp». In apertura del corteo, una bara con la scritta «100.000 morti» (riferita alle vittime irachene) portata a spalla da due soldati, obiettori di coscienza che hanno lasciato l’esercito per protestare contro la guerra in Iraq. Altre proteste e veglie si sono tenute nella città scozzese di Glasgow e a Falkirk, Dumfries, Ullapool e Kirkwall. Slogan e cartelli, oltre a chiedere la fine dell’occupazione e il ritiro delle truppe, esprimevano preoccupazione per una possibile guerra contro l’Iran e avvertivano il premier Tony Blair che non avrà il voto dei pacifisti nelle elezioni di maggio. Migliaia di pacifisti hanno manifestato anche ad Atene, Salonicco e in diverse città turche: Ankara, Istanbul e Adana.

I pacifisti d’America

Negli Stati Uniti i movimenti non hanno puntato ad un corteo di grandi dimensioni ma, spiega il portavoce di «United For Peace and Justice», Bill Dobb, « ci saranno attività di visibilità in tutti e 50 gli stati». Il corteo organizzato a New York arriverà a Times Square mentre la «War Resistence League» annuncia il picchettaggio di tre centri per il reclutamento. In tutto il Paese si prevedono feste in piazza e in spiaggia e raduni multi-religiosi per chiedere il ritiro delle truppe dall’Iraq.

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