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UN BACIO APPASSIONATO

domenica 9 gennaio 2005

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di Enrico Campofreda

Parla di tenero amore stavolta il compagno Ken, che non è proprio il suo genere.
Ma da indagatore di sentimenti personali e collettivi qual è, l’operazione riesce
bene. Già in Carla’s song e Ladybird Ladybird le sue donne si son trovate alle
prese coi problemi del cuore, e le eroine tambien: impossibile dimenticare la
pasionaria Blanca di Land and freedom. Ma in questa pellicola scorrono attimi
d’un amore delicato e intensissimo quello che lega la professoressa di musica
Roisin e Casim, fratello di Tahara Khan, una sua allieva. I due vivono una storia
d’amore degna di Romeo e Giulietta che il regista inglese smarca abilmente dagli
stereotipi di genere che inevitabilmente avvinghiano e opacizzano certi racconti.

Roisin è bionda, irlandese e cattolica, mostra meno dei suoi anni, ha una pelle di luna e un fare socievole e sbarazzino. Casim è olivastro, pachistano e mussulmano, ha capelli e occhi nerissimi, uno sguardo ammaliatore intenso e profondo. Il primo bacio appassionato che li unisce trascina dietro, a loro insaputa, un inestricabile intreccio di tradizioni, convenzioni, obblighi, assoggettamenti che vivono in tutte le latitudini, i paesi, le religioni del mondo che da questo punto di vista è da millenni globalizzato.

In fondo Casim è uno scozzese a tutti gli effetti: è un brillante dj, è nato e vive a Glasgow, dove il padre da giovane s’è trasferito per sfuggire alle lotte di religione che nel 1947 videro molti indiani, rei d’avere abbracciato l’islamismo, fuggire in Pakistan perseguitati dagli indù. Ma più di cinquant’anni non sono bastati all’integrazione: i pachistani restano pur sempre un corpo estraneo nello spocchioso e tradizionalista Regno Unito, dove con Blair si vive come si viveva con Churchill.

Il padre di Casim da ragazzo veniva accoltellato, sua figlia Tahara, che proclama con orgoglio il suo moderno islamismo e rinnega ogni fanatismo della sua come delle altre religioni, si ritrova rincorsa e derisa da sciocchi e razzistelli compagni d’una scuola cattolica, nonostante la società si dichiari formalmente multirazziale.

Si vive gomito a gomito, si discute, si gioca, si fa business, si può fare anche l’amore fra individui di pelle e religione diversa, ma le unioni miste non sono benvolute da nessuno. Anche le comunità insediate, e magari integrate economicamente, sono poco propense ad accettare l’ingresso di corpi estranei nel proprio universo.

Così mentre Casim e Roisin s’incontrano, si conoscono, si desiderano, s’amano tutto può scorrere apparentemente normale. Le cose cambiano se il ragazzo pensa a disobbedire alla desiderata familiare di unirsi in matrimonio con la cugina Jasmine, attesa appositamente dal Pakistan. Casim sente il peso dell’imposizione ma lo rivela a Roisin solo durante una vacanza in Spagna dove i loro cuori e i loro corpi si sono uniti con passionalità estrema. Loach indugia su scene erotiche assai intense per sottolineare il trasporto dei giovani amanti e il tratto è puro lirismo anche quando inquadra un voluttuoso cunnilingus.

Alla notizia dei propositi della famiglia Khan Roisin è stravolta: si sente tradita, usata, maledice l’amante. Comunque lui pensa di potersi ribellarsi alle convezioni e tornato in Scozia lascia la casa paterna, dove viveva, e va ad abitare con la professoressa.

Lei, stimatissima dal preside della scuola, non fa in tempo a ricevere un contratto definitivo d’assunzione che si trova costretta a presentare la dispensa della ‘buona cattolica’ firmata dal parroco di zona. Roisin va fiduciosa dal prete, ma si trova sottoposta a un terzo grado. L’ecclesiastico è livoroso, le contesta la lontananza dalla chiesa e dalle sacre funzioni ma soprattutto il fatto di vivere more uxorio, per giunta con un mussulmano.

Lei è pur sempre un’insegnante d’una scuola cattolica, anche se finanziata dalla Stato (nel suo regalo a quelle cattoliche italiane l’ex ministro Berlinguer avrà voluto fare l’anglofilo?) e deve mostrare un rigore morale a misura delle direttive della Chiesa. In caso contrario il prete gli suggerisce di cambiare religione.

Ipotesi non scartata dalla coppia mista: anche Casim propone alla biondina di diventare mussulmana per addolcire le posizioni dei suoi genitori. Ma nessuno cambierà il proprio credo soprattutto a seguito delle palesi forzature operate dai parenti di Casim.

Prima la sorella maggiore incontra Roisin chiedendole di lasciare il fratello perché quest’unione sta conducendo la famiglia al disastro: il suo fidanzato la rifiuta perché la comunità pachistana (che incontrandosi dice la pace sia con te) non accetta che ciascun membro possa vivere in pace con la sua coscienza. E vuole continuare a conservare un mondo antico, chiuso in usanze e valori arcaici e ottusi, incapaci d’accettare la sola idea del cambiamento.

Però i giovani, pur fra sensi di colpa, si ribellano: la stessa Jasmine va via dicendo “E’ tutto assurdo, lui non mi vuole”, Casim taglia definitivamente il cordone coi suoi e la tradizione mentre il padre-patriarca che non può più tenerlo in pugno rompe i vetri di casa. E Tahara afferma il suo gesto di ribellione dichiarando di andare all’università di Edimburgo, cosa vietatissima dai parenti.

Dopo il pessimismo di Sweet sixteen nel messaggio del compagno Ken riaffiora la speranza e appare l’happy end. L’amore trionfa: Roisin che ha avuto la forza di resistere nonostante i duri colpi subìti (è anche trasferita in un altro istituto) può baciare ancora il suo bel ragazzo. Ma soprattutto trionfa la voglia di vera pace, non solo quella enunciata da vuote formule.

Trionfano buonsenso, convivenza, accettazione della diversità e rispetto per gli altri, contro il fanatismo e l’oscurantismo che albergano negli angoli più o meno nascosti di tutte le etnie e di tutte le religioni, ma che certi governi incentivano e propagano. Fischiano le orecchie a tanti premier, in primis all’infausta e guerrafondaia triade delle B?

Regia: Ken Loach
Soggetto e sceneggiatura: Ken Loach, Paul Laverty
Direttore della fotografia: Barry Ackroyd
Montaggio: Jonathan Morris
Interpreti principali: Atta Yaqub, Eva Birthistle, Shabana Bakhsh, Shamshad Akhtar, Ghizala Avan, Pasha Bocarie
Musica originale: George Fenton
Produzione: Sixteen Films
Origine: Inghilterra, Italia, Germania, Spagna, 2004
Durata: 1h 43’
Info Internet: www.bimdistribuzione.com