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Un futuro rinnovabile per il vecchio continente

martedì 28 dicembre 2004


«Il solare e l’economia globale» di Hermann Scheer. Atto di accusa del blocco
di interessi economici e politici organizzati intorno al petrolio Un saggio che
mostra la via obbligata e possibile dell’abbandono del modello energetico fossile
a favore delle fonti rinnovabili d’energia


di MASSIMO SERAFINI

Il nuovo libro di Hermann Scheer, Il solare e l’economia globale, grazie a Edizioni
Ambiente (pp. 268, € 20,60), è stato finalmente pubblicato anche in Italia, dopo
che era uscito in tutti i paesi europei e in quelli arabi, in Russia, in Cina,
in Giappone, in Brasile e negli Stati Uniti. L’ultimo lavoro del parlamentare
tedesco e presidente d’Eurosolar risulta di particolare interesse non tanto e
non solo perché ripropone con forza l’attualità e le possibilità di un’alternativa
energetica al petrolio, basata sulle risorse solari (sole, vento e biomasse),
come già aveva fatto nei suoi testi precedenti e in particolare in Strategia
Solare (Cuen, 1996), ma soprattutto perché, questa volta, il suo lavoro offre
motivazioni e spunti efficaci per agire e costruire un’azione politica e sociale
in grado di dare corpo a quell’alternativa.

Fin dai primi capitoli, il libro fornisce al lettore una risposta all’interrogativo che più frequentemente viene posto dai sostenitori del petrolio: perché stenta a decollare l’era solare? Problemi tecnologici o di costo, si sente ripetere a ogni confronto. La risposta di Scheer è categorica: la principale barriera non è né tecnologica, né di costi (se solo gli economisti non truccassero le cifre), ma solo ed esclusivamente politica: l’enorme blocco di interessi materiali e politici organizzati intorno al petrolio e ai combustibili fossili. Ma questa volta Scheer non si limita a indicare i nemici delle risorse solari, ma dice anche che la resistenza dei «piromani», come Hermann li chiama, comincia a registrare prime crepe, sicuramente ancora insufficienti, ma significative. In altre parole è confortante e utile, per tutti quelli che ritengono fondamentale uscire dalla civiltà del petrolio, verificare che, fra il precedente libro e questo, le risorse solari sono uscite dal ghetto dei convegni, dai dibattiti truccati e inconcludenti con i fanatici del fossile o del nucleare, insomma, per dirla con l’autore, da quel «pensare globalmente e rinviare localmente» in cui troppo spesso i decisori politici hanno tentato di ingabbiare l’alternativa solare al fossile. In questi anni qualcosa si è mosso, ad esempio in Germania che è oggi diventata, grazie anche all’azione di Scheer, la protagonista di questa rivoluzione energetica. Pochi dati ce lo confermano: entro il 2010 i tedeschi si procureranno quasi il 13 per cento dell’energia elettrica da fonti rinnovabili (nel 2020 sarà il 20 per cento), già oggi sono installati 14000 megawatt eolici, 5,5 milioni di metri quadri di pannelli solari per l’acqua calda, 380 megawatt fotovoltaici, 650.000 tonnellate di biocarburanti venduti nel 2003.

Il riflesso sull’occupazione di un simile sforzo industriale è imponente, con oltre centomila posti di lavoro. Sono valori quindici volte superiori ai dati italiani, che dimostrano come sia necessario impegnarsi, nel paese del sole, per ottenere simili risultati e piegare i nostri agguerriti piromani o i «bombaroli» del nucleare, recentemente resuscitati. Proprio questi confronti impietosi, ma purtroppo ancora largamente sconosciuti ai più, rendono particolarmente utile la lettura di questo libro: sono proprio questi confronti, infatti, a fornire nuove energie e motivazioni per provare a cambiare lo stato di cose presente. Insomma «fare come la Germania» non è uno slogan astratto, ma una scelta politica possibile, tanto che molti paesi hanno già cominciato a praticarla. E questa tendenza è destinata ad affermarsi, ora che il protocollo di Kyoto, con tutti i suoi limiti, è stato finalmente approvato, e quindi tutti i paesi che lo sottoscrivono e non lo rispettano, come ad esempio l’Italia, andranno incontro a pesanti sanzioni, che renderanno sempre meno conveniente bruciare fossili per avere energia.

Più ci si addentra nella lettura del testo di Scheer e più si intravede la possibilità che sulla strada aperta dalla Germania s’incammini l’intera Europa: una prospettiva, questa, che avrebbe un enorme significato politico per rafforzare la pace e sconfiggere la guerra preventiva, perché farebbe del vecchio continente un soggetto tecnologicamente e politicamente forte, in grado di offrire alla parte povera del pianeta, e soprattutto a paesi come la Cina o l’India, non più guerre e disastri ambientali per accaparrarsi il petrolio rimasto, come fanno gli americani, ma la possibilità di una vita migliore, ottenuta grazie alla diffusione di tecnologie capaci di sfruttare le risorse solari, presenti ovunque e non inquinanti.

Ogni capitolo del libro esorta i movimenti e la sinistra a porre al centro della propria iniziativa politica e programmatica il passaggio dai combustibili fossili alle risorse solari e a usare l’energia in modo più intelligente rispetto alle attuali scelte dissipative del mondo ricco. Si potrebbe già cogliere questa sollecitazione al prossimo social forum di Porto Alegre (dal 24 al 31 gennaio), impegnando e rilanciando il movimento new global e la sua iniziativa di massa su una parola d’ordine semplice e unificante: «un mondo diverso è solare». Si darebbe nuovo vigore e maggiore concretezza alla lotta contro la guerra preventiva e il terrorismo, entrambi alimentati dall’obiettivo di controllare le riserve di petrolio.

Costruire la pace è possibile, ci dice Scheer nel capitolo introduttivo, non solo battendosi per una società più giusta e più solidale, ma anche creando lavoro, ricchezza, saperi e cultura, insomma qualità della vita, con le risorse solari e non con quelle fossili o nucleari. Quest’urgenza dell’agire emerge anche nei frequenti richiami di Scheer al disastro climatico, di cui l’uso dei combustibili fossili è responsabile. Ed è necessario agire in fretta perché, ricorda l’autore, la comunità scientifica, nel terzo rapporto sul clima dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), ci lascia solo ottanta o cento anni per prendere decisioni che siano in grado di diminuire le concentrazioni di gas climalteranti in atmosfera. Se questa azione non venisse intrapresa, il pianeta sarebbe esposto a conseguenze drammatiche. Basta citarne alcune per dare l’idea della minaccia che incombe: un mondo sconvolto da eventi estremi, come uragani e tifoni (un fenomeno già in atto), dove i mari, per lo scioglimento dei ghiacciai, s’innalzerebbero di ottanta centimetri, sommergendo le isole e gli insediamenti costieri, mentre altre parti della terra resterebbero totalmente deserte e senz’acqua, con un aumento vertiginoso di malattie come la malaria, e un esodo ambientale che coinvolgerebbe oltre duecento milioni di profughi.

Pace e ambiente dunque, ma nella ricetta di un mondo solare proposta da Hermann Scheer è centrale anche l’idea di democrazia e del suo rafforzamento. L’uso delle risorse solari rompe con un modello energetico centralizzato e monopolista come quello alimentato dai fossili e ancora di più dal nucleare. Lo sfruttamento delle fonti rinnovabili dà vita a un sistema, nel quale ogni territorio valorizza le risorse solari di cui è ricco. L’attuale modello basato sui combustibili fossili concentra il potere di governo dell’energia nelle mani di pochi, dove le regole del gioco sono stabilite nei consigli di amministrazione delle potenti aziende elettriche, o da politici, che spesso sono le stesse aziende a eleggere. È un sistema che trasforma le persone in semplici utenti, con i quali al massimo si discute il prezzo dell’energia che viene loro venduta, ma che non hanno voce in capitolo sulla fonte con cui è prodotta e sugli effetti che essa può avere sulla loro salute o sulla terra in cui vivono. Al contrario il modello energetico delle risorse solari rende protagonisti i comuni, le loro aziende municipali e soprattutto rende protagonisti delle scelte energetiche i cittadini, che possono addirittura diventare produttori di energia installando i pannelli solari sui tetti delle loro case o imbrigliando il vento che soffia sulla loro terre o producendo calore ed elettricità con le biomasse, che la manutenzione dei boschi, le potature dell’agricoltura o i residui di una segheria possono fornire.

Fra i motivi di interesse de Il solare e l’economia globale, non bisogna infine dimenticare che il testo fornisce utili indicazioni sulle iniziative concrete attuate in Germania per piegare la barriera politica che si oppone al decollo delle risorse solari. Leggendo il libro è possibile scoprire le numerose disposizioni, scelte fiscali, facilitazioni autorizzative e incentivi e disincentivi che hanno permesso il decollo delle risorse solari, ma almenoqualche riga va dedicata al provvedimento più importante: la legge tedesca sulle energierinnovabili, che è già stata ripresa in molti paesi europei e sarà forse introdotta anche nel Brasile di Lula. Le energie rinnovabili, infatti, si sono sviluppate e sono diventate in Germania una realtà imponente perché con questa legge si obbliga il gestore della rete a comprare, per circa un ventennio e da chiunque la produca, l’elettricità prodotta con il sole, il vento e le biomasse e lo obbliga a pagarla compensando, in maniera differenziata secondo la maturità economica di ciascuna fonte, anche il vantaggio ambientale che questa energia incorpora (emissioni zero).

In chiusura, un consiglio a tutti i leader del centro sinistra e a Prodi in particolare: regalatevi questo bel libro perché potrebbe facilitarvi la stesura del programma con cui provare a sconfiggere le destre e Berlusconi.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/23-Dicembre-2004/art82.html