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Usa, tremano i giganti dei farmaci "Attenti a Moore, ci rovinerà"

lunedì 2 gennaio 2006

Il regista di "Fahrenheit 9/11" gira un nuovo documentario sull’inefficienza e le connivenze politiche del sistema sanitario

Usa, tremano i giganti dei farmaci "Attenti a Moore, ci rovinerà"

Alcune industrie hanno diffuso un avviso interno via email in cui si invita a fare attenzione alle interviste di sconosciuti

ROMA - Non lasciatevi ingannare da un cappellino da baseball, non rispondete alle domande di chi lo indossa perché sotto quella visiera si nasconde una delle teste più pericolose della cinematografia indipendente americana.

E’ un avvertimento a tutti gli effetti quello che alcune case farmaceutiche americane hanno diffuso fra i dipendenti, quando hanno saputo che Michael Moore sta girando Sicko, titolo provvisorio di un nuovo film-documentario proprio sul sistema sanitario degli Stati Uniti.

Un panico amplificato dal silenzio totale del temibile regista, il che alimenta congetture su quello che potrebbe già avere per le mani.

Questa volta l’ex giornalista di Flint, Michigan, punta l’indice su ospedali, agenzie di assicurazioni e soprattutto sull’industria dei medicinali. Semplice l’interrogativo dal quale prende le mosse: "Non capisco perché uno dei Paesi più ricchi del mondo permetta che quattro milioni di cittadini, se si ammalano, non vengano assistiti". Punto di partenza, la storia di dieci persone "costrette" a morire dall’inefficacia della sanità pubblica americana. Facile immaginare un nuovo pugno nello stomaco, dopo le inchieste d’assalto sulla General Motors (Roger&Me, 1989), sulla lobby delle armi (Bowling a Columbine, 2002) e soprattutto dopo il clamore suscitato da Fahrenheit 9/11.

Il film, distribuito da Bob e Harvey Weinstein (dal quale i due fratelli fondatori della Miramax si aspettano grandi cose, tanto che avrebbero già previsto un incasso di 40 milioni di dollari) dovrebbe uscire nel prossimo autunno. Sulle riprese, si diffondono voci incontrollate. Come quella che vorrebbe Moore dimagrito e camuffato - baffi e capelli biondi - per non essere riconosciuto e realizzare interviste senza problemi. In realtà, come avvenuto per Fahrenheit 9/11, non mancheranno volontari pronti a dispensare informazioni per realizzare un film che ha sollevato polemiche e timori ancora prima del concepimento.

Per questo, alcune importanti case farmaceutiche hanno invitato i dipendenti a non cadere nei tranelli che il diabolico Moore potrebbe tendere loro. La Pfizer Global Research, ad esempio, ha inviato una email interna a tutti i dipendenti, con un "identikit" del regista e il monito a fare attenzione. Lo stesso hanno fatto la Glaxosmithkline (dopo l’"avvistamento" di Moore a Philadelphia, quartier generale della società) e la AstraZeneca. Il direttore della comunicazione di quest’ultima azienda, Rachel Bloom, ha dichiarato che "i lavori del regista sono evidentemente tendenziosi, anche questo sarà più una docu-drammatizzazione che un film equilibrato".

Ma se i dipendenti delle case farmaceutiche non parlano, tanto meno rilascia dichiarazioni il diretto interessato. Un cronista di Variety - il magazine-Bibbia di Hollywood - ha cercato di contattarlo ma racconta di non aver ricevuto alcuna risposta. Sul sito michaelmoore.com il riferimento più recente a Sicko risale addirittura al 23 dicembre del 2004, con la citazione di un articolo del Los Angeles Times che raccontava come, già allora, un nervosismo crescente si stesse diffondendo fra le industrie farmaceutiche americane.

www.repubblica.it/2006/a/sezioni/sp...