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VALENTINO ROSSI... VITTORIE FUMANTI

mercoledì 21 aprile 2004

di Ida Sconzo

L’aveva detto lui, Valentino Rossi, poco tempo fa: "Preferirei evitare di portare in gara loghi tabaccai". Il contratto con la Yamaha, per una cifra che dovrebbe aggirarsi attorno ai 24 milioni di euro in due anni, ha indotto il campione del mondo a rilasciare un’altra dichiarazione: "Ho sempre detto che non avrei sponsorizzato le sigarette. Ma sono un pilota, e tra restare a piedi e correre così, devo scegliere di correre così".

Poco prima dell’ingaggio Yamaha, nel corso di un’intervista rilasciata a un giornalista inglese, Valentino aveva spiegato:
"Le sigarette sono dannose per tutti ed io non voglio esserne il promotore, specialmente presso i più giovani. Ho tentato di correre senza avere niente a che fare con le sigarette, da sempre, ma ultimamente sta diventando molto dura, perché ormai solo la squadra Honda è senza alcuna sponsorizzazione del genere. Comunque io sono un pilota, prima di tutto, e se dovrò scegliere una squadra patrocinata da una società di sigarette per continuare a correre, allora, lo farò. Ma voglio precisare che la mia opposizione alle sigarette rimarrà ancora totale".

La Stampa specializzata, ha definito un ’minestrone di moto, rider e team’ lo strano abbinamento fra due diverse marche di sigarette (Gauloises e Fortuna, Gruppo Altadis), la squadra ufficiale Yamaha Racing e il più giovane e premiato campione di motociclismo.
D’altra parte non c’è troppo da meravigliarsi, oggi è quasi impossibile assistere a una grande manifestazione sportiva senza uno sponsor del tabacco: vedi Ducati, Aprilia, Yamaha e Honda-Pons.
In Italia, la pubblicità delle sigarette è vietata dai primi anni sessanta, in quanto lo Stato detiene il monopolio dei tabacchi, ma la propaganda è veramente vietata?

Le multinazionali hanno trovato il modo di aggirare l’ostacolo sponsorizzando corse di formula Uno (Marlboro), barche a vela (Kim), regate (Merit), sfilate di moda, linee d’abbigliamento, viaggi-avventura, eventi culturali, si potrebbe definire pubblicità occulta?

Sport-Tabacco

Sull’abbinamento Sport-Tabacco è polemica: da una parte, negli ambienti delle competizioni automobilistiche e motociclistiche, molti sostengono che, per vincere, non si può fare a meno dei capitali messi a disposizione dalle multinazionali del tabacco; dall’altra, molti sostengono che si può vincere anche senza il denaro facile dei tabaccai e senza imporre al pubblico giovane uno stile di vita che vincente non è.

La storia recente delle corse è stata segnata da questo genere di sponsor, basta ricordare la mitica McLaren del grande Ayrton Senna, le tante vittorie della Ferrari con Schumacher. La sponsorizzazione di un Motomondiale, di un Rallye o di un Gran Premio rappresenta per le multinazionali un grande ritorno d’immagine e l’associazione di un marchio a una squadra vincente, condiziona le scelte dei consumatori.
Ma cos’hanno in comune il tabacco e lo sport?

I prodotti del tabacco uccidono, ogni anno, quattro milioni di persone nel mondo; di queste 800 mila in Europa e circa 90 mila in Italia. E’ stato calcolato che nel 2020 a causa del fumo ne moriranno più di otto milioni, il 70% dei quali nei paesi in via di sviluppo.
Lo sport richiede e ispira un sano stile di vita, competizione e divertimento. Molte Federazioni sportive e centinaia di atleti, sono impegnati in tutto il mondo per liberare lo sport dalle manipolazioni del tabacco.

Il fumo in cifre

Un chilo di tabacco costa in genere poco più di due dollari ed è sufficiente a realizzare 60 pacchetti di sigarette. Un ettaro di terreno coltivato a tabacco rende circa due tonnellate equivalente a circa due milioni e 800 mila sigarette.

Le multinazionali del tabacco incassano, ogni anno, una cifra circa sessanta volte superiore al bilancio annuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Negli Stati Uniti controllano un mercato di oltre 50 milioni di dollari (più di 100 mila miliardi di vecchie lire). Spendono in pubblicità circa 11 milioni di dollari al giorno.
La Philips Morris Companies Inc. è presente in 180 paesi. Il suo volume d’affari in Italia supera i cinque miliardi di euro, mentre le affiliate estere importano 3,5 miliardi di euro in prodotti finiti.
In Italia, secondo dati del 1997, si consumavano 90 mila tonnellate di sigarette, 500 tonnellate di sigari, 170 di sigarilli e 500 tonnellate l’anno di trinciati.

I costi dei trattamenti di patologie correlate al fumo (87% dei decessi per cancro ai polmoni, 82% per broncopneumopatie croniche ostruttive, 21% per incidenti coronarici, il 18% per ictus) non sono materialmente quantificabile, anche perché le patologie provocate da tabagismo continuano ad aumentare e a coinvolgere altre categorie (donne, giovani). Alla spesa sanitaria vera e propria, che neanche il Ministero della Salute è in grado di fornire, andrebbero sommate le giornate lavorative perdute dai malati e i danni all’ambiente.
Un costo sociale altissimo che, secondo stime di qualche anno fa, dovrebbe superare i 150 milioni di euro l’anno.
L’ingaggio annuale di Valentino Rossi, in questo caso, equivarrebbe al 10% della spesa complessiva annua, sostenuta dallo Stato per i danni provocati dal fumo.

Sigarette ai poveri del Sud

Nei paesi più industrializzati, grazie alle continue campagne antifumo, il numero dei fumatori, negli ultimi anni, è sensibilmente diminuito. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità i consumatori del Nord del mondo sanno che il fumo fa male e cercano di smettere, grazie anche a leggi sempre più restrittive.
L’attenzione delle multinazionali si è quindi spostata sulle categorie più deboli (donne e giovani) e sui promettenti mercati dei paesi del terzo mondo, dove il numero dei fumatori è cresciuto del 70% in vent’anni e dove si verificano la metà dei decessi registrati a livello mondiale.

Nel Sud del mondo inoltre non esistono leggi restrittive e le multinazionali ricorrono a tutti i mezzi per scatenare campagne pubblicitarie sempre più aggressive.
Soltanto il 26% dei paesi in via di sviluppo chiede ai produttori di stampare gli avvisi sui pacchetti, contro l’89% dei paesi industrializzati.

Il Senegal è uno dei primi paesi africani che si è dotato di una legge antifumo fin dagli anni 80, vietando il fumo nei locali pubblici e gli spot televisivi. Le legge è stata poi modificata a causa delle pressioni esercitate dalla lobby del tabacco: ’Big Tobacco’. Oggi a Dakar campeggiano cartelloni pubblicitari giganti e la promozione è libera.

In India la pubblicità non ha limiti e si calcola che 250 milioni di persone fumano sigarette. In Cina, dove la pubblicità è regolamentata, i fumatori sono più di 430 milioni, un mercato molto interessante per le multinazionali.

La Thailandia ha una legge antifumo tra le più restrittive. Fino al 1989 l’import dei tabacchi esteri era praticamente bloccato. In quell’anno l’associazione degli esportatori americani, esercitando pressioni spinse il governo thailandese ad aprire le frontiere alle sigarette straniere. Le restrizioni sono rimaste comunque molto severe: è vietato fumare nei locali pubblici, le scritte sui pacchetti sono obbligatorie, non ci sono distributori automatici e la pubblicità è vietata su tutti i mezzi di comunicazione.

I Paesi dell’Est

I giganti del tabacco sono arrivati in tutti gli Stati dell’ex Unione Sovietica, acquisendo partecipazioni nelle società locali. La Russia con i suoi 40 milioni di fumatori (110 milioni in tutta la Federazione) rappresenta un mercato molto ghiotto. La penetrazione delle multinazionali è accompagnata da grandi campagne pubblicitarie.
In Ucraini ’Big Tobacco’ è arrivato nel 1990 con la tedesca Reemstma, seguita dalla statunitense RJ Reynolds, nel 1992. Nei paesi dell’est, prima della caduta del muro di Berlino, la pubblicità era vietata, adesso è consentita su giornali e manifesti, magliette e gadget. In Ucraina il 60% della pubblicità riguarda alcolici e sigarette straniere. Gli slogan utilizzati inneggiano al modello di vita occidentale.

Armonizzare le legislazioni europee

Tra poco più di un anno, i paesi europei dovranno adeguare la propria legislatura interna alla Direttiva 2003/33/CE del Parlamento Europeo.
Entro il 31 luglio del 2005 dovranno sparire anche le sponsorizzazioni di manifestazioni pubbliche, gare sportive, concerti a diffusione internazionale.

"La legislazione degli Stati membri da ravvicinare - afferma la direttiva - è volta a proteggere la salute pubblica, regolamentando la promozione del tabacco, un prodotto che induce assuefazione, responsabile ogni anno di oltre mezzo milione di decessi nella Comunità, evitando così una situazione nella quale i giovani, come risultato di questa promozione, inizino a fumare precocemente e diventino dipendenti".

La pubblicità del tabacco sarà consentita soltanto sulle riviste specializzate e nei periodici destinati esclusivamente ai professionisti del commercio del tabacco. Si dovranno inoltre regolamentare le sponsorizzazioni di manifestazioni che producono effetti oltre le frontiere.

La direttiva disciplina la pubblicità dei prodotti del tabacco nei media diversi dalla televisione, ossia la stampa, le trasmissioni radiofoniche e i servizi della società dell’informazione. Disciplina inoltre la sponsorizzazione, da parte delle industrie del tabacco, di programmi radiofonici, manifestazioni o attività che coinvolgono più Stati membri, compresa la distribuzione gratuita o a prezzi scontati di prodotti del tabacco.

Attualmente Lussemburgo, Svezia, Spagna, Grecia, Germania, Austria, adottano restrizioni limitate sulla pubblicità del tabacco, mentre il divieto totale vige in Francia, Italia, Portogallo, Finlandia, Regno Unito, Irlanda, Paesi Bassi, Danimarca e Belgio.

La Giornata Mondiale senza Fumo 2004

Il 31 maggio 2004, si celebra la Giornata Mondiale senza Fumo, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il tema di quest’anno è: "Il controllo del tabacco e la povertà". Lo scorso maggio i 192 Stati membri dell’OMS hanno adottato all’unanimità la Convenzione Quadro sul Controllo del Tabacco (FCTC - Framework Convention on Tabacco Control), impegnandosi ad affrontare i problemi di sanità pubblica creati dal tabacco e adottare misure sulle imposte, i prezzi, la relazione tra tabacco e povertà, il contrabbando di frontiera, la pubblicità e la promozione, la qualità dell’aria nei locali chiusi.

Per quanto riguarda i prezzi, la Banca Mondiale ha stimato che un aumento del 10% potrebbe salvare 10 milioni di vite.
Sulle limitazioni commerciali, gli USA si sono dichiarati contrari. Le organizzazioni antifumo, affermano che il Presidente Bush avrebbe ricevuto sette milioni di dollari dalle multinazionali del tabacco, per la sua campagna elettorale del 2000 e subito dopo le elezioni, ne avrebbe ricevuto altri 2,3 milioni per l’organizzazione elettorale.

Fumo, guerra e pace

L’attenzione dei movimenti pacifisti italiani si sta concentrando sul fumo.

La Finanziaria 2004 ha infatti stabilito un aumento di venti centesimi a pacchetto di sigarette. L’introito di circa 650 milioni di euro, serve a sostenere le spese militari dello Stato italiano e le cosiddette "Missioni di pace". Il direttore editoriale della rivista noprofit "Vita", Riccardo Bonacina, ha proposto un vero e proprio gesto di obiezione militare attraverso il fumo, riducendo drasticamente il numero delle sigarette, e con il proposito di smettere definitivamente. Il criterio del consumo critico va quindi applicato anche alle sigarette.