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Witness il testimone

venerdì 13 gennaio 2006

di Marco Travaglio

"Dottor Berlusconi, che piacere rivederla! Quanto tempo!".

"Carissimo dottor Greco, mi consenta, il piacere è tutto mio. Lei non lo sa che sono sempre stato un suo grande ammiratore? Con Bondi e Cicchitto parliamo sempre bene di lei, e Apicella, appena ha saputo che lei è napoletano, voleva dedicarle una canzone...".

Il procuratore aggiunto Francesco Greco sorrideva sornione, mentre il presidente Testimone si accomodava nel suo ufficetto al quarto piano del Palazzo di giustizia. Erano quasi tre anni che non lo vedevano, da quelle parti: dal 18 giugno 2003, quando monologò per un paio d’ore al processo Sme, poi guardò l’orologio, si battè la mano destra sulla fronte sudaticcia, la staccò a fatica per via del fard colante, e proruppe: "Che sbadato, devo proprio andare: ho un appuntamento con il premier greco Kostas Simitis. Ma posso assicurare che il 23 avrò tutta la giornata libera e tornerò per completare le mie dichiarazioni spontanee".

Purtroppo l’indomani la sua maggioranza aveva approvato (ovviamente a sua insaputa) il lodo Maccanico-Schifani che lo rendeva invulnerabile. Da allora giudici e pm non lo videro più. Ma lo pensarono spesso, peraltro ricambiati. «Dottor Greco ­ esordì serio il Presidente Testimone - intendo denunciare a verbale dei gravi fatti di cui sono venuto a conoscenza a proposito di Unipol e Ds». Greco chiamò il maresciallo per la verbalizzazione. Il sottufficiale sedette al computer e domandò burocratico.

«Lei si chiama?». «Come, non mi riconosce?». «Sì, ma qui si fa così: nome e cognome del teste, data di nascita, fedina penale...». «Incensurato». A quella parola il maresciallo si bloccò con aria interrogativa: stava per esclamare qualcosa, quando Greco lo bloccò: «Vabbè, lasciamo perdere... Scriva: “Il signor Berlusconi, nella sua veste di imputato per corruzione giudiziaria, falso in bilancio, frode fiscale, appropri...”».

«No, cribbio, c’è un equivoco: io sono qui in veste di testimone!». «Ah, mi scusi, è la prima volta. Sa, l’abitudine...». Il maresciallo insisté: «Testimone? Ma dal registro risulta un precedente specifico: nel 1989 il teste Berlusconi depose al tribunale di Verona sulla P2 e fu subito processato per falsa testimonianza, poi giudicato colpevole ma amnistiato...». «Se è per questo ­ sorrise Greco ­ anche nel ’96 il dottor Berlusconi si recò a testimoniare alla Procura di Brescia con un dossier di “notizie agghiaccianti” sul conto del pool Mani Pulite: poi i due testimoni da lui indicati furono arrestati e condannati per calunnia.

Ma lasciamo andare, magari il teste è cambiato e stavolta vuole raccontarci qualcosa di vero...». «Infatti, cose grosse, fonti affidabilissime», balbettò Berlusconi, cercando di stemperare l’imbarazzo con una battuta delle sue: «Certo che a lei, dottor Greco, non sfugge proprio niente, eh? Che memoria! Chi se lo ricordava più quel vecchio infortunio di dieci anni fa? Per caso anche lei frequenta il dottor Scapagnini?». «Lasciamo perdere, che ho fretta». «Peccato. Per una volta che avevo la giornata libera!».

In quell’istante si aprì la porta ed entrarono altri due uomini. Greco fece gli onori di casa: «Presidente, le presento i colleghi Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo». «Mi pare di averli sentiti nominare, ma mi sfugge il contesto...». «L’aiuto io», intervenne Robledo: «Ricorda quel plico in busta gialla che le è stato recapitato un paio di mesi fa? L’invito a comparire per rispondere della corruzione giudiziaria del teste David Mills?

Ecco, gliel’abbiamo mandato noi, ma lei non s’è mai presentato, accampando impegni istituzionali improrogabili fino alle elezioni». «In effetti sono stato molto impegnato: sa, Ferrara, Biscardi, Vespa, La Rosa...». «Ecco, quando abbiamo saputo che lei era qui nell’ufficio del collega, ci siamo detti che magari era la volta buona. Che ne dice di passare anche da noi, siamo proprio nell’ufficio qui di fronte, così prende due piccioni con una fava...». «Veramente avrei da fare...».

«Ma entrando ci era parso di sentirle dire che aveva tutta la giornata libera. Guardi che facciamo presto, sa? Lei ci spiega un paio di versamenti estero su estero a Mills in coincidenza con le sue false tetimonianze e la lasciamo andare». «Eh, vorrei tanto accontentarvi, ma purtroppo mi viene in mente proprio ora un impegno urgente con Kostas Simitis. Devo scappare...». Mentre si alzava di scatto e s’infilava il cappotto, Greco tentava di fermarlo: «Ma dove va? E la testimonianza?». «Sarà per un’altra volta. Mi consenta, ma nessuno meglio di lei, dottor Greco, può sapere quanto è suscettibile un premier greco...».

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