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1 maggio 2005 : Papillon al MAYDAY di Milano

martedì 3 maggio 2005

Una delegazione dell’Associazione Papillon-Rebibbia era presente alla grande manifestazione di Milano.

Grazie all’ospitalità della Confederazione COBAS abbiamo potuto portare il nostro contributo con alcuni interventi dal camion del sindacato di base. Parlando a migliaia di giovani e meno giovani,
a precari e disoccupati provenienti da ogni parte del paese abbiamo voluto marcare la stretta relazione esistente tra le proteste pacifiche dei detenuti, che la nostra Associazione promuove ormai senza sosta, e la precarizzazione delle condizioni materiali di vita dovute alle politiche neoliberiste inerenti il mercato del lavoro, tema della MAYDAY.

Una relazione talmente stretta che non può non costituire un ponte ideale tra carcere e conflitto sociale sul territorio: é infatti innegabile, ad esempio, che la legge 30, con i suoi meccanismi iniqui, amplia ogni giorno di più la fascia di popolazione esclusa da un reddito dignitoso rendendo così le pratiche illegali per conseguirlo una necessità di sopravvivenza per tanti.

Da qui una sciagurata spirale senza fine che porta a riempire il circuito carcerario dei soggetti sociali più deboli. Il carcere, perciò, come contenitore del conflitto: questa è l’unica soluzione che l’attuale società pratica per risolvere le tensioni tra forza lavoro e capitale. Il nostro messaggio ha voluto portare l’idea di lottare insieme, detenuti e liberi, per spezzare questa spirale, per imporre il reddito universale di cittadinanza, l’abbandono delle politiche neoliberiste e una giustizia giusta per tutti in una società che sappia liberarsi della necessità del carcere.

Naturalmente non abbiamo voluto far mancare il tema dell’amnistia e indulto subito a conclusione dei nostri interventi, specificando bene che non stiamo chiedendo una soluzione "clemenziale" ma un atto dovuto di giustizia che risarcisca, almeno in parte, la dignità e i diritti costituzionali di miglia di detenute e detenuti costretti a una vita disumana a causa di un sovraffollamento carcerario intollerabile.

Valerio Guizzardi

Papillon Bologna

www.papillonrebibbia.org

Messaggi

  • Salario prigioniero

    Stipendi dei lavoranti da aggiornare

    FR. PI.

    Una vittoria storica per i detenuti lavoratori, come non si poteva quasi più neppure immaginare nell’universo concentrazionario voluto dal ministro leghista Castelli. E’ la classica storia di una tenace vertenza legale, originata e accompagnata dalle proteste pacifiche che hanno costellato le incerte tappe del dibattito sull’indulto, che alla fine ha ottenuto il riconoscimento della Corte di Cassazione. Nel 1998 l’associazione Papillon denuncia il fatto che le retribuzioni dei detenuti «lavoranti» non vengono aggiornate in rapporto ai contratti nazionali di riferimento. Gli stipendi dei «carcerati» sono comunque inferiori (per l’orario di lavoro, quasi sempre part time, o per le trattenute a vario titolo legale), ma sono anche fermi dal 1993 - da quando l’apposita commissione del ministero di giustizia ha smesso di riunirsi. Nel 2000 una prima vertenza-pilota, con due detenuti di Paillon che cercano di farsi riconoscere il diritto a una «mercede» aggiornata.

    Non va bene, ma l’esperienza aiuta a capire meglio come muoversi. Vengono interessati due dei parlamenti storicamente più attenti alla condizione caraceraria - Giovanni Russo Spena e Graziella Mascia, entrambi di Rifondazione - che tempestano di interrogazioni e interpellanze il ministro. Finchè la Cassazione, pochi giorni fa, ha emesso la sua sentenza: «occorre adeguare i deliberati della Commissione all’evoluzione della contrattazione collettiva nel tempo, al fine di determinare l’equa mercede spettante».

    A questo punto, però, sorge il problema di come far recuperare, ai tanti che hanno lavorato all’interno delle carceri dal 1993 in poi (e magari ora sono liberi), la differenza tra il percepito e il« giusto» secondo gli aggiornamenti che dovranno obbligatoriamente essere determinati. Lasciare l’iniziativa ai singoli, naturalmente, sarebbe un modo per far scattare quasi certamente la prescrizione (paradossalmente a favore del ministero!). Papillon ha allora chiesto alla confederazione Cobas di prestare assistenza legale a tutti quanti decideranno di far ricorso, con una vera e propria «vertenza nazionale», per ottenere questa differenza.

    I ricorsi sono inviabili, naturalmente anche attraverso i familiari, presso la sede dei Cobas (viale Manzoni 55, 00185 Roma). Un’analoga vertenza, gestita però in modo individuale da diversi detenuti, costrinse qualche anno fa il ministero a sborsare a rimborsi anche consistenti.

    da "il manifesto" 3.5.05

    • A TUTTI I DETENUTI, GLI EX DETENUTI E I LORO FAMILIARI

      Una piccola vittoria della Papillon da trasformare in una grande vertenza sindacale a difesa dei detenuti ed ex detenuti lavoranti.

      Fin dal 1998 la nostra associazione ha denunciato pubblicamente il fatto che l’amministrazione penitenziaria non rispettava l’obbligo di aggiornare lo stipendio del detenuto che lavora in carcere, adeguandolo alle nuove tabelle contrattuali in vigore all’esterno.

      All’epoca gli stessi uffici del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, diretti da Alessandro Margara, avevano verificato la grave inadempienza denunciata dalla Papillon e avevano ammesso che la commissione ministeriale preposta all’adeguamento delle mercedi non si riuniva dal giugno 1993. Purtroppo, nei primi mesi del 1999 Margara fu liquidato e il ministero iniziò le classiche manovre dilatorie con l’obiettivo di insabbiare la faccenda, prendere tempo e giungere alla prescrizione.

      La nostra Associazione decise allora di iniziare una piccola ma significativa battaglia sindacale per ripristinare il Diritto violato, e nel 2000 fece i primi passi con una vertenza- pilota di due nostri iscritti detenuti che lavoravano nel carcere di Rebibbia nuovo complesso.

      Dopo aver verificato che il Ministero e la Magistratura di Sorveglianza (competente per il ripristino del Diritto violato) continuavano a tergiversare, nel settembre del 2002 (durante un ciclo di proteste pacifiche per l’indulto e le riforme) la Papillon propose al sindacato di moltiplicare le denunce lanciando un appello a tutti i detenuti lavoranti e agli ex detenuti che avevano lavorato nelle carceri italiane dopo il 1993

      Purtroppo, gli avvocati sindacali a cui ci eravamo affidati – sfruttando anche l’ingenua accondiscendenza e l’ignoranza in materia sindacale dei nostri due iscritti – impedirono che quella piccola battaglia si trasformasse in una grande vertenza sindacale sostenuta da migliaia di detenuti ed ex detenuti lavoranti, e così facendo hanno di fatto favorito il proposito di chi puntava all’insabbiamento e alla prescrizione.

      Per sbloccare la situazione, la Papillon ha quindi chiesto a due tra i Parlamentari più sensibili a questi temi (gli On. Gabriella Mascia e Giovanni Russo Spena) di intervenire con interrogazioni e interpellanze che obbligassero il ministero a pronunciarsi in una sede istituzionale sulle ragioni del Diritto violato e sui possibili rimedi, spingendo così al pronunciamento anche la Magistratura di Sorveglianza di Roma e (nel caso di rigetto della nostra istanza) creando un terreno favorevole per l’eventuale pronunciamento della Cassazione.

      BENE. COSI’ E’ STATO. SONO PASSATI ALTRI DUE ANNI MA ALLA FINE LA CASSAZIONE- esprimendosi contro la pronuncia in senso contrario del Magistrato di Sorveglianza di Roma – HA DATO RAGIONE ALLA NOSTRA DENUNCIA .

      In sostanza, la corte ha stabilito che, pur non potendosi “prescindere dai deliberati della commissione, occorre adeguarli all’evoluzione della contrattazione collettiva nel tempo. Il magistrato di sorveglianza, partendo dall’ultima decisione della commissione e adeguandosi ai criteri dalla stessa esposti – si legge nelle motivazioni – dovrà aggiornarli cronologicamente, facendo riferimento appunto allo sviluppo avuto negli anni dai corrispondenti contratti di lavoro, al fine di determinare l’equa mercede spettante”

      Con questa sentenza, accettata obbligatoriamente anche dalla Magistratura di Sorveglianza di Roma nel febbraio del 2005, è la prima volta che si dichiara esplicitamente che i lavoratodetenuti hanno diritto a una remunerazione corrispondente alla quantità e qualità dell’attività prestata e che, quindi, va aggiornata. Visto che la commissione non si riunisce dal ’93, gli stipendi sono rimasti fermi a dieci anni fa. E per fare un esempio pratico, basterà dire che il rimborso per uno dei nostri due associati, che aveva lavorato dal giugno 1996 al luglio 1999 come falegname, è stato di € 2897,88 (Euro duemilaottocentonovantasette e ottantotto centesimi).

      ADESSO,CARI AMICI, SI TRATTA DI EVITARE L’EVENTUALE PRESCRIZIONE.

      ECCO PERCHE’ LA PAPILLON HA DECISO DI LANCIARE UNA GRANDE VERTENZA SINDACALE CHE COINVOLGA MIGLIAIA DI DETENUTI ED EX DETENUTI LAVORANTI, ED HA DECISO DI FARLO INSIEME ALLA CONFEDERAZIONE SINDACALE COBAS, PRESENTE IN TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE, QUELLA CHE PIU’ DI ALTRE HA DIMOSTRATO IN TANTE OCCASIONI DI NON FARE SCONTI A NESSUN TIPO DI GOVERNO (fosse esso di centro sinistra o di centro destra), AVENDO COME SCOPO PRINCIPALE LA DIFESA DEI DIRITTI DEI LAVORATORI.

      E’ LA PRIMA VOLTA CHE SI APRE UNA VERTENZA NAZIONALE RIGUARDANTE I DIRITTI DEI DETENUTI ED EX DETENUTI LAVORANTI, E NON E’ UN CASO CHE A CONDURLA SARANNO LA PIU’ COERENTE TRA LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI E LA PIU’ GRANDE E COMBATTIVA ASSOCIAZIONE DI DETENUTI ESISTENTE IN ITALIA.

      Per chiedere il rispetto dei loro diritti e il rimborso di quanto gli è dovuto, i detenuti ed ex detenuti lavoranti devono (anche attraverso i loro familiari) inviare una lettera alla sede nazionale della Confederazione COBAS, in viale Manzoni 55, 00185 –Roma, specificando che è indirizzata all’”Ufficio Legale”, contenente:

      - i propri dati anagrafici;

      - l’attuale residenza (il carcere o, per chi è fuori, la città e l’indirizzo);

      - due copie sottoscritte (non fotocopie) del modulo che alleghiamo, contenenti la chiara indicazione di delegare all’Ufficio Legale della Confederazione COBAS l’avvio di una vertenza sindacale per ottenere dall’amministrazione penitenziaria il rimborso economico di quanto gli è dovuto a causa del mancato aggiornamento delle mercedi;

      - la specificazione del periodo e del carcere o delle carceri in cui ha lavorato dopo il 1993 ;

      - tutte le copie possibili delle buste paga ricevute dall’amministrazione durante i periodi di lavoro :

      - chi non ha conservato le buste paga può comunque inviare la lettera con tutti i dati sopra elencati ma deve anche chiedere immediatamente al carcere o ai carceri dove ha lavorato una copia della documentazione attestante la mercede ricevuta (magari sollecitandola attraverso i propri familiari);

      Sulla base della documentazione ricevuta, l’Ufficio Legale della Confederazione COBAS provvederà ad istruire tute le pratiche necessarie per aprire le singole vertenze ed ottenere i relativi rimborsi, avvalendosi anche della propria rete di legali di fiducia nelle diverse regioni d’Italia.

      ANDIAMO QUINDI AD INIZIARE ANCHE QUESTA IMPORTANTE VERTENZA SINDACALE CHE E’ UNA PARTE DELLA GENERALE BATTAGLIA DI CIVILTA’ CHE LA PAPILLON E TUTTI I DETENUTI STANNO CONDUCENDO DA ANNI CONTRO IL CONTINUO STRAVOLGIMENTO DEL DIRITTO PENITENZIARIO E PER L’INDULTO E LE RIFORME.

      Scrivere a : Confederazione COBAS Aprile 2005 Ufficio Legale-

      Viale Manzoni 55, 00185 –Roma PAPILLON

      Sito Internet www.papillonrebibbia.org – e-mail papillonrebibbia @ katamail.comvittorioantonini@tiscalinet.it

      Mitt. Associazione Culturale Papillon-Rebibbia onlus.

      Sede legale, Piazza S.M. Consolatrice 13, - 00159 Roma

      fax 0686399797 –Cell. 3343640722 -3280213759.