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ARRESTI D’ERME - SENTINELLI: MOTIVAZIONI ANCORA PIU’ PREOCCUPANTI

domenica 15 maggio 2005

Dichiarazione di Patrizia Sentinelli della Segreteria nazionale di Rifondazione comunista:

“Le motivazioni degli arresti domiciliari per il consigliere comunale di Roma, Nunzio D’Erme, sono ancora più gravi, fastidiose ed inaccettabili di quello che avremmo potuto pensare.

In esse infatti si parla addirittura di “marcato disvalore sociale”, di “insensibilità verso l’efficacia dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria”, e ancora di “statuto di vita alimentato da una precisa e degenerativa logica di opposizione violenta contro l’ordine sociale politico ed economico”.

Sono questi giudizi che non dovrebbero attenere in alcun modo a
valutazioni di carattere giudiziario, non dovrebbero essere queste le
motivazioni di provvedimenti limitativi delle libertà individuali.

Ribadiamo al contrario una stima profonda sia dal punto di vista umano
che politico nei confronti di Nunzio D’erme, per come egli, in piena
autonomia, in questi anni abbia dedicato il suo intervento politico con
assoluta dedizione alla causa dei più deboli.”

Messaggi

  • da "il manifesto" 15.5.05

    Difendiamo le lotte dal codice penale

    Proteste illegali, norme fasciste e Costituzione. I compiti dei giudici e del legislatore

    FERDINANDO IMPOSIMATO ( ex magistrato )

    Con l’aggravarsi della crisi economica, la contestazione sociale si è inasprita dovunque. Migliaia di cittadini senza reddito o con redditi ai limiti della sopravvivenza hanno fatto ricorso a forme di protesta radicale per vedere riconosciute esigenze essenziali di vita. Sono scesi in campo gli sfrattati, i senza casa, i disoccupati, i precari, gli studenti, le vittime dell’inquinamento ambientale. Che hanno rotto il silenzio e l’indifferenza del sistema con azioni di massa. Nella speranza di vedere finalmente attuati quei diritti che la Costituzione definisce come inalienabili: il lavoro, la salute, la casa, una retribuzione adeguata, un ambiente sostenibile, una scuola gratuita, servizi efficienti nel trasporto e nella sanità.. Una massa di disperati che reclamano da tempo inutilmente «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale» affermati dalla Costituzione. E che sperano di vedere finalmente rimossi «gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori» alla vita del paese. Diritti naturali irrinunciabili che una riforma eversiva vuole cancellare.

    Questi cittadini, spinti da bisogni estremi, hanno attuato forme di lotta eclatante, rifiutando di abbandonare gli alloggi, bloccando strade e ferrovie, occupando edifici disabitati e stazioni ferroviarie e decidendo l’autoriduzione nei supermercati. In tal modo hanno violato il codice penale. Decine di processi sono stati avviati in tutta Italia per interruzione di pubblico servizio, invasione, danneggiamento, violenza, blocco stradale, rapina ed associazione per delinquere.

    Per i promotori delle azioni di lotta sociale non vi è stata indulgenza. Per i reati loro attribuiti, il codice prevede pene molto severe, sproporzionate rispetto ai beni tutelati. Pene coerenti con gli interessi contingenti del momento storico in cui furono concepite: il fascismo.

    Si tratta di reati che fanno parte di un codice penale figlio di quell’epoca, che da cinquanta anni è rimasto quello che era. Mentre occorreva ancorarlo ai principi solidaristico sociali sanciti dalla Costituzione. Adeguando le varie fattispecie alla nuova realtà e le sanzioni a nuove esigenze di risocializzazione e a nuove scriminanti. E seguendo quell’orientamento della giurisprudenza più avanzata secondo la quale il diritto penale, il carcere, la pena devono essere l’estrema ratio nel sanzionare nuove forme di agire sociale.

    Il sistema penale vigente è in netto contrasto con i principi costituzionali. Esso va depurato da quei delitti di pura creazione politica che reprimono il dissenso e contrastano con il principio pluralistico. Evitando di lasciare le cose come stanno per le ricorrenti fasi dell’emergenza. Questo codice è addirittura criminogeno poiché spinge verso reazioni illegali a catena.

    Per questo occorre escludere dall’area della rilevanza penale comportamenti che pur costituendo formalmente reati, presentano una carica di offensività così esigua da non giustificare il ricorso alla pena ed alla detenzione. Tanto più in un momento storico come quello attuale in cui pericolosi bancarottieri, falsari e truffatori , responsabili della «rapina» di miliardi di euro in danno di migliaia di piccoli risparmiatori, sono stati rinviati a giudizio in stato di libertà. Mentre i corrotti che li hanno protetti in cambio di danaro si sono salvati da ogni accusa. E leggi ad personam riducono le pene per impedire gli arresti e favorire la prescrizione dei loro crimini.

    Una forma di amnistia anticipata che avvantaggia i più forti. Mentre qualunque provvedimento di clemenza viene negata ai responsabili di reati di modesto allarme sociale ed i più deboli sono costretti a pagare le loro devianze con il carcere preventivo e condanne ad anni di reclusione.

    D’altra parte come non riconoscere che proprio grazie alla protesta sociale sono stati possibili risultati insperati e benefici per i cittadini più svantaggiati. Come quello di bloccare migliaia di sfratti grazie ad una coraggiosa ordinanza del prefetto Achille Serra che ha sospeso gli sfratti esecutivi salvando migliaia di famiglie dal lastrico e rischiando l’accusa di omissione di atti di ufficio. Mentre in molti luoghi la mobilitazione e la lotta dei cittadini e dei movimenti hanno prodotto la chiusura di decine di discariche abusive in cui la criminalità organizzata smaltiva tonnellate di rifiuti tossici e nocivi. Nell’inerzia e spesso con la complicità delle autorità che avevano il dovere di intervenire.

    Per questo, a parte la loro regolarità formale, è apparsa eccessiva l’adozione di misure cautelari per reati commessi in un particolare momento di crisi, in presenza di una devastazione sociale senza precedenti. Tanto più che i promotori della «spesa sociale» , tecnicamente qualificata come rapina, possono godere dell’attenuante di avere agito «per motivi di particolare valore morale e sociale». Per avere commesso il fatto con lo scopo altruistico di procurare a famiglie senza reddito beni esenziali alla loro esistenza a prezzi accessibili. In ogni caso si poteva ritenere un illecito civile come la inadempienza contrattuale e la conseguente responsabilità per inadempimento.

    Nelle fasi storiche di crisi, quale quella che viviamo, il ricorso al codice penale deve essere ispirato al favor libertatis, per superare drastiche contraddizioni tra legge scritta e nuove istanze di giustizia sociale. Attraverso una interpretazione evolutiva della legge secondo la nuova Costituzione e la nuova realtà sociale.

    Grazie al contributo di magistrati illuminati e coraggiosi si sta facendo strada l’esigenza di una nuova ricostruzione dello Stato, fondata su nuove istanze sociali. E ciò per superare il principio per cui attraverso il rispetto della legalità formale possa continuare ad esistere un diritto penale del privilegio e della oppressione, quale è quello vigente, lasciato in vita colpevolmente per oltre un cinquantennio. Esso si pone in netto contrasto con i principi costituzionali.

    In questa direzione di adeguamento ai nuovi valori, vanno recenti decisioni di tribunali di merito che, anticipando una riforma ormai ineludibile verso un diritto penale dei diritti umani e delle libertà, hanno assolto occupanti abusivi di case sfitte facendo ricorso allo stato di necessità ed alla legittima difesa economica. «Tale inquadramento - scrive il Tribunale - risponde a diritti fondamentali stabiliti dalla Costituzione, in cui è da ricomprendersi il diritto alla salute ed il diritto alla casa compromessi naturalmente in chi non riuscendo a procurarsi un reddito adeguato suo malgrado, non abbia i mezzi minimi per pagare l’affitto». «Necessitas non habet legem».

    Oggi ci auguriamo che tutta la magistratura si renda interprete di queste nuove esigenze precorrendo una riforma del codice penale tesa a proteggere i diritti umani ed a punire il privilegio.

  • Dal manifesto 18.5.05

    Lotte sociali, più di 8 mila a processo
    by dal manifesto Wednesday, May. 18, 2005 at 12:05 PM mail:

    Dagli operai Fiat al Trainstopping. Accuse anche per
    associazione a delinquere.

    Vi ricordate la straordinaria lotta di un’intera comunità che nel 2003
    paralizzò per due settimane l’intera Basilicata? Il primo grande
    autogol
    del governo Berlusconi fu probabilmente compiuto in quell’occasione,
    quando si pensò di costruire nel metapontino il sito unico che avrebbe
    dovuto raccogliere i residui del nucleare italiano senza sentire cosa
    ne
    pensavano le popolazioni locali. A pagare, per la vittoria di Scanzano
    così come per l’opposizione alla costruzione di un termovalorizzatore
    ad
    Acerra, nel napoletano, sono stati i 328 manifestanti denunciati per
    blocco, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. E la stagione
    del Trainstopping, il blocco dei «treni della morte» che dalle basi
    italiane trasportavano armi e mezzi diretti in Iraq? Centinaia di
    pacifisti si opposero in ogni modo alla partenza dei convogli,
    bloccando
    stazioni, binari e il porto di Livorno. Ebbene, le denunce per le
    manifestazioni contro la guerra e i blocchi non violenti sono state
    oltre 500. Per qualcuno sono già arrivate le prime condanne, in genere
    con decreti penali che non prevedono contraddittorio e sanzioni
    pecuniarie. Il prezzo dell’opposizione sociale a quattro anni di
    governo
    Berlusconi, dalle lotte operaie ai movimenti no global e pacifista, è
    pesante. Dalle repressioni di Napoli e Genova, con i pestaggi in
    piazza,
    l’uccisione di Carlo Giuliani, le torture nella caserma Bolzaneto e
    l’irruzione notturna nella scuola Diaz, si è passati a una gestione più
    «soft» di cortei e proteste, fatta di criminalizzazione preventiva dei
    movimenti, anche attraverso qualche campagna mediatica, e poche botte
    in
    piazza, rimpiazzate da centinaia di denunce postume. Spesso per piccoli
    reati come resistenza o blocco stradale, ma quanto basta per
    neutralizzare decine e decine di attivisti, costringendoli per qualche
    anno a occuparsi di come risolvere le pendenze giudiziarie. Altre volte
    con accuse ben più pesanti, dall’associazione a delinquere alla rapina
    aggravate e all’estorsione, come è accaduto a 102 persone, militanti di
    Action o «fedeli di San Precario».

    In tutto sono oltre 8 mila gli attivisti sottoposti a procedimento
    penale, secondo la ricostruzione effettuata dalla Rete per il reddito
    insieme alla rete di legali degli imputati.

    Ma vediamo un altro po’ di cifre: sono 4.450 i tranvieri denunciati per
    gli scioperi «selvaggi» durante la vertenza per il rinnovo del
    contratto
    di lavoro; 310 i forestali e i lavoratori socialmente utili nel mirino
    per aver bloccato le strade per non perdere il posto di lavoro; 45 i
    dipendenti dell’Alitalia denunciati per interruzione di pubblico
    servizio e danneggiamento durante la dura lotta per evitare che la
    compagnia di volo chiudesse addirittura i battenti; 250 i lavoratori
    della Fiat di Termini Imerese e 120 quelli dell’Alfa in sciopero contro
    l’azienda; 40 gli operai della Thyssen Krupp di Terni denunciati per
    blocco stradale dopo l’annuncio di chiusura dello stabilimento; 800 i
    disoccupati napoletani accusati di associazione a delinquere,
    estorsione
    e altri reati; 410 le persone sotto accusa per occupazioni di case,
    dieci delle quali già condannate a 18 mesi di carcere; 264 i militanti
    che hanno partecipato a iniziative contro i cpt; 577 quelle cadute
    sotto
    la scure della giustizia per mobilitazioni antifasciste e 282 gli
    studenti per le mobilitazioni in difesa del diritto allo studio. C’è
    poi
    la lunga e complicata partita giudiziaria relativa ai fatti di Napoli e
    Genova, con 218 persone sottoposte a procedimento penale nel capoluogo
    ligure e nel contestato processo di Cosenza. Per questo da più parti,
    nei movimenti, arriva la richiesta di un provvedimento di amnistia e
    indulto per le lotte sociali. Come aveva fatto appello da Parigi,
    all’indomani della morte del papa, Oreste Scalzone, accompagnando la
    richiesta con uno sciopero della fame.

    • GIUSTIZIA
      Salviamoli dai processi

      «Amnistia e riforme per difendere i movimenti». 8mila attivisti inquisiti in Italia

      Lotte e diritti Avvocati e parlamentari a convegno con Imposimato. E D’Erme e Lutrario che rischiano l’arresto per le case occupate

      A. MAN. ( da "il manifesto" 18/5/2005 )

      ROMA

      Per una volta l’aula magna della corte d’appello di Roma si è aperta a sindacalisti di base e attivisti che di solito, nelle aule di piazzale Clodio, ci vanno da imputati.

      Tema del dibattito i loro processi, quelli cioè che coinvolgono oltre ottomila tra lavoratori, disoccupati, studenti, occupanti di case,pacifisti e ambientalisti in tutta Italia (secondo i dati diffusi dalla Rete per il reddito sul manifesto di ieri) inquisiti per i più diversi reati, dai blocchi stradali alla resistenza a pubblico ufficiale fino alle più cervellotiche ipotesi associative o di estorsione o di rapina.

      Un convegno per tornare a parlare di amnistia, Costituzione e lotte sociali, a pochi giorni dall’udienza sulla richiesta d’arresto per il consigliere comunale disobbediente Nunzio D’Erme e di altri di Action, l’Agenzia comunitaria diritti che ha occupato le case in cui vivono centinaia di famiglie a Roma ma viene considerata un’associazione per delinquere.

      Leader vecchi e nuovi dell’antagonismo romano, come Vincenzo Miliucci e Guido Lutrario che rischia l’arresto con D’Erme, si sono ritrovati allo stesso tavolo con Ferdinando Imposimato, che fu giudice istruttore nei processi alle Br e poi parlamentare Ds e oggi si lancia anima e corpo nella battaglia per l’amnistia «per i reati di modesto allarme sociale» e per la difesa dei movimenti, «coscienza critica dell’opposizione» e strumento di «tutela della legalità che significa anche - rileva Imposimato - legalità costituzionale e dunque rispetto dei diritti fondamentali». Casa, lavoro e reddito. Al convegno organizzato da Giuristi democratici, Rete per il reddito e Forum Libertà di movimento hanno partecipato avvocati (Crisci, Lucentini, Salerni, Petrucci) e i parlamentari che hanno raccolto le sollecitazioni dei disobbedienti, delle Rappresentanze sindacali di base e dei Cobas (Cento, Pettinari, Siniscalchi, Russo Spena). Valerio Guizzardi dell’associazione Papillon ha ricordato la battaglia per l’amnistia e l’indulto che è ripresa nelle carceri.

      Pochini i magistrati, cinque o sei in tutto. Domenico Gallo ha preso la parola, tra l’altro, per riconoscere che «la critica è essenziale alla giurisdizione», oltre che per indicare i pericoli della ipercriminalizzazione modello Usa che si ritrova in leggi come la Cirielli sulla recidiva. E dopo Imposimato una delle relazioni è stata affidata Gennaro Francione, giudice drammaturgo e autore tra l’altro di celebri assoluzioni in tema di pirateria digitale e occupazioni di immobili, il quale ha entusiasmato i disobbedienti in platea parlando dell’utilizzabilità di scriminanti come lo «stato di necessità» o la «legittima difesa sociale» per escludere il reato in certe condizioni.

      L’amnistia e l’indulto, vista la maggioranza dei due terzi richiesta, sembrano piuttosto lontani. E il cammino verso riforme del codice penale, come l’introduzione di nuove scriminanti che riconoscano il «valore sociale» di atti astrattamente illegali, non è più agevole. C’è invece da agire in fretta se si vuole evitare che le mobilitazioni come quelle di Scansano e Acerra contro le scorie radioattive e l’inceneritore, le lotte dei disoccupati napoletani o fenomeni come il «trainstopping» contro i treni della guerra nel 2003, per non dire le occupazioni delle case o la «spesa sociale» contro il carovita, finiscano con condanne più o meno pesanti a carico di centinaia se non migliaia di persone.

    • La battaglia per la difesa delle lotte sociali e i suoi legami con la battaglia per un provvedimento di amnistia e indulto per tutti, nessuno escluso.

      L’Associazione Papillon al convegno "Tutela dei Diritti Sociali".

      Il nostro intervento, svolto da Valerio Guizzardi, si è articolato sostanzialmente su quattro punti:

      1) Come logica conseguenza dell’applicazione delle politiche neoliberiste assistiamo ormai da anni ad un vero e proprio processo di carcerizzazione di ampie fascie dell’esclusione sociale.
      Vale a dire di un’area di popolazione sempre più vasta composta da chi, espulso dal mercato del lavoro, non ha più un reddito; da chi ce l’ha ma è intermittente in base alla propria precarietà (leggi “flessibilità”); dai soggetti più deboli come gli immigrati e i tossicodipendenti. In sostanza, da chi si arrangia come può per poter sopravvivere.

      Su questa area sociale si abbattono le politiche penali come unica risposta ai suoi bisogni e alla sua richiesta pressante dei Diritti di cittadinanza come casa, reddito, servizi.

      All’interno di questa area sociale vi è un’altra numerosa componente costituta da soggetti che agiscono sul piano politico, ossia si organizzano collettivamente praticando forme di lotta che non da oggi sono criminalizzate.

      Sembra quasi che ogni richiesta sociale e di cambiamento, avanzata in forma collettiva, viene percepita come un problema di ordine pubblico.

      Verso questa componente, ossia il Movimento nelle sue diverse articolazioni, è in atto, soprattutto in questi ultimi tempi, un’offensiva della Magistratura che applica sempre più spesso imputazioni con “finalità di sovversione dell’ordine economico e democratico”. Come dire che chi occupa una casa perché è per strada è un pericoloso sovversivo, o chi si autoriduce la spesa perché non ha reddito è un eversore. Da qui la definizione di “reati sociali”.

      Le denunce non si contano più, gli arresti sono sempre più frequenti. E’ di tutta evidenza, a questo punto, che all’interno di una richiesta di amnistia e indulto generalizzati,PER TUTTI I DETENUTI, debbano essere compresi anche questi reati, anche questi soggetti.sociali e politici.
      La lotta deve essere comune. La parola d’ordine deve essere: AMNISTIA E INDULTO PER TUTTI, NESSUNO ESCLUSO.

      Del resto, sul fatto che sarebbe politicamente singolare e iniquo richiedere un’amnistia a parte per i reati sociali, si è convenuto in numerosi convegni, ultimo quello di Bologna in cui erano relatori i deputati Cento e Russo Spena, e i rappresentanti della Papillon, Antigone e Confederazione Cobas.

      C’è infine un’altra questione che non va dimenticata: la richiesta ormai annosa di un provvedimento di amnistia e indulto per i reati politici degli anni ’70 e ’80, affinchè abbia termine la vendetta infinita sugli attuali 200 detenuti politici e altrettanti esuli rimasti. Naturalmente su questo argomento occorre approfondire la riflessione nel Movimento e tra le forze politiche, e noi, come Papillon, daremo il nostro contributo specifico organizzando nei prossimi mesi alcuni convegni aventi per oggetto anzitutto le forme particolari che assunse negli anni’70 e ‘80 lo stravolgimento del Diritto Penale e del Diritto Penitenziario.

      2)Qualcuno obbietta che bisogna andare cauti sulla richiesta di amnistia e indulto generalizzati poiché sarebbe stata la destra la prima e la più interessata a richiederla per salvare così i propri imputati di corruzione e altri reati di natura economica.

      Noi ci siamo permessi di dissentire con convinzione portando dati inoppugnabili: dalle cronache è possibile risalire almeno al 2000 quando per primi i detenuti, con le loro proteste pacifiche anchev all’ora organizzate dalla Papillon, mettevano il tema dell’amnistia e dell’indulto al primo punto della loro piattaforma rivendicativa.

      La documentazione della Papillon è disponibile a chiunque voglia sincerarsene. Come è altrettanto disponibile il lungo elenco di trasferimenti forzati, ritorsioni e angherie compiute ai danni dei detenuti più attivi nelle lotte.

      3) Visto quanto sopra, in ogni caso, l’unica risposta che si deve dare alla destra è che la sinistra parlamentare e il Movimento, insieme, diano vita a una vasta campagna affinché la battaglia per l’amnistia e l’indulto generalizzato raccolga a sé tutte le altre realtà che operano nella società civile: dai sindacati al volontariato laico e credente, dall’autorganizzazione ad ogni singolarità sensibile.

      4) Infine abbiamo chiesto a ogni partecipante al convegno una chiara pronuncia positiva sulla. nostra proposta di dare il via alla campagna con un sit-in a breve davanti al Parlamento, che rechi un messaggio su un grande striscione unitario: AMNISTIA E INDULTO PER TUTTI, NESSUNO ESCLUSO.

      www.papillonrebibbia.org