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Alitalia/Sult, Fausto Bertinotti, segretario di "Rifondazione Comunista" risponde

mercoledì 17 agosto 2005

L’Alitalia "cancella" il Sult: in gioco rappresentanza e democrazia sindacale. E il diritto di sciopero

Caro Bertinotti, sono un assistente di volo Alitalia e delegato sindacale del Sult, il Sindacato unitario dei lavoratori dei trasporti. Il 4 agosto l’Alitalia ha "cancellato" il Sult nella mia categoria con una semplice letterina e qualche telegramma, perché non ha sottoscritto un accordo il 25 febbraio scorso, pur essendo firmatario del contratto di lavoro.

Al di là del fatto che il Sult rappresenta oltre il 40 per cento di tutti i lavoratori sindacalizzati e insieme ad un altro sindacato che è stato oggetto dello stesso "trattamento" conta più del 60 per cento, quello che vorrei far emergere e rispetto al quale richiedo un tuo intervento sul giornale e anche fuori, è molto semplice.

1) Questo atto è un attacco illegittimo e violento alla democrazia ed al diritto. Che cosa faranno e come interverranno l’Unione e Rifondazione comunista?

2) Questa vicenda riporta sotto i riflettori in modo evidente il problema della rappresentanza e della legge necessaria per regolarla. Non credi che, nonostante il no di Cisl e Uil e il "ni" della Cgil, sia giunto il momento di intervenire, anche sul programma del futuro governo?

3) L’azione aziendale è stata fatta il 4 agosto, quando non si potrebbe scioperare e il sindacato ha le mani legate, non pensi che anche tutto il sistema del diritto di sciopero sia da rivedere, tutelando realmente questo diritto e l’utenza e non le aziende come avviene ora? Anche su questo tema che cosa farà l’Unione?

4) E che cosa dire della nostra indizione delle Rsu in Alitalia, proposta boicottata da Cgil, Cisl, Uil e Ugl insieme all’azienda? Ma questi sindacati sanno ancora che cosa vuol dire rappresentare i lavoratori in modo democratico e trasparente?

Quello che sta accadendo al Sult è di una gravità inaudita e non può essere sottovalutato: oggi si colpisce il sindacalismo di base che si oppone a processi di ristrutturazione selvaggia (qualche mese fa al Sult sono stati sottratti i diritti sindacali anche nelle Ferrovie), ma in effetti si colpisce il concetto stesso di Sindacato.

Certo la Fiom non è stata oggetto di un trattamento simile quando non ha sottoscritto il contratto: allora esistono sindacati e lavoratori di serie A e di serie B?

Sono i lavoratori o le aziende che decidono l’esistenza del sindacato?

Sono le aziende che decidono i propri interlocutori sindacali per poter poi condividere con loro accordi a perdere per i lavoratori?

Io credo che la reazione dei miei colleghi sarà pesantissima: che nessuno poi ci venga a dire che sarà penalizzata l’utenza!

Pierluigi Topai


Caro Topai, proprio mentre ricevo la sua lettera leggo sulla stampa economica che l’aeroporto londinese di Heathrow, importantissimo snodo per i viaggi aerei internazionali, è bloccato da uno sciopero spontaneo. La vertenza è partita - con più di una analogia con quanto successe a Fiumicino qualche tempo fa - dallo sciopero dei lavoratori di una società di catering, cioè di confezionatori di pasti per i passeggeri, in difesa del loro posto di lavoro, che rapidamente si è esteso per ragioni di solidarietà al personale di terra della British Airways.

La notizia meriterebbe migliore diffusione anche sulla stampa non specializzata, perché può insegnare diverse semplici cose. Questo sciopero avviene in un paese, l’Inghilterra, del quale sono state decantate anche recentemente, ad esempio con riguardo alla categoria dei ferrovieri, le capacità di raffreddamento delle vertenze e di autodisciplina sindacale nell’evitare scioperi e agitazioni anche per lunghi periodi dell’anno al fine di non recare il minimo disturbo ai viaggiatori (e naturalmente agli interessi delle compagnie di viaggio).

L’agitazione di Heathrow si colloca in un momento obiettivamente difficile, nel quale il governo Blair è ricorso a misure eccezionali di restrizione delle libertà fondamentali dei cittadini e degli stessi diritti umani in nome della lotta contro il terrorismo. E’ presumibile perciò che non sia facile per i lavoratori dell’aeroporto londinese condurre una lotta simile e resistere agli attacchi che riceveranno. Tanto per fare un esempio leggo che un autorevole commentatore ha scritto che «i lavoratori britannici potrebbero riuscire lì dove anche i terroristi hanno fallito: scoraggiare la gente a recarsi a Londra». Non male, direi, come esempio di accusa ai lavoratori di collusione con il nemico, nella fattispecie il terrorismo!

Eppure, malgrado tutto questo, migliaia di lavoratori hanno incrociato le braccia e non per ragioni contrattuali o stipendiali, ma per solidarietà con i colleghi della società americana di catering che subisce una pesante ristrutturazione, ovvero una drastica riduzione di personale. Qualche sciocco qualunquista potrebbe concludere che "tutto il mondo è paese". In realtà quando è in gioco il posto di lavoro si crea una solidarietà viva e sensibile tra tutte le lavoratrici e i lavoratori, che non può essere contenuta da nessuna regola, né può essere appannaggio solo delle direzioni sindacali, poiché appartiene ai singoli lavoratori in quanto cittadini. Il sindacato di riferimento inglese ha subito dichiarato di non avere autorizzato lo sciopero, ciò nondimeno questo ha lasciato a terra i settantamila e oltre viaggiatori che ogni giorno d’agosto arrivano o partono da Heathrow.

I dirigenti dell’Alitalia vogliono che anche questo si ripeta a Fiumicino? Continuando così non ho dubbi che questo si verificherà, conoscendo bene le vostre ragioni e la vostra determinazione e del vostro sindacato nel portarle avanti.

Per rispondere con più precisione ai suoi quesiti, pur tenendomi al di qua di quelle che sono le prerogative e le responsabilità sindacali nelle quali non voglio assolutamente interferire, ribadisco che trovo assurda la decisione di negare l’esercizio dei diritti sindacali al vostro sindacato che oltre tutto risulta essere il maggiore e il più rappresentativo in termini di iscritti tra gli assistenti di volo. Questa decisione si configura come un’aperta violazione di diritti costituzionalmente protetti ed anche la assai poco liberale legge 146, che regola l’esercizio del diritto di sciopero, prevede che in caso di violazione di diritti costituzionali non è possibile applicare la sospensione temporale della effettuazione di scioperi.

Conseguentemente, per quanto ci compete, ci dichiariamo fin d’ora contro ogni provvedimento repressivo che dovesse venire assunto dalla Commissione di garanzia e naturalmente contro la possibile precettazione già ventilata dal ministro Lunardi.
Ma lei giustamente mi pone domande che riguardano anche il futuro e il comportamento dell’Unione e di un possibile governo formato da questa, alle quali non voglio affatto sfuggire.

Sono convinto che il nuovo governo e il nuovo parlamento dovranno rimettere mano alla legge di regolazione degli scioperi, la 146. L’esperienza di questi anni ha già dimostrato ampiamente che essa pone impedimenti effettivi all’esercizio di questo diritto e limiti così restrittivi da costringere essa stessa i sindacati sensibili alle esigenze dei lavoratori a violarla. Il gruppo parlamentare di Rifondazione comunista - come sapete perché ne abbiamo già discusso assieme in più di una occasione - ha già presentato in questa legislatura una sua proposta di modifica radicale della legge 146.

Da qui vogliamo partire per aprire una discussione dentro l’Unione, a partire da alcune semplici considerazioni. E’ interesse in primo luogo delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori dei trasporti non recare danni insopportabili ai cittadini in viaggio, poiché i primi hanno anche bisogno della solidarietà dei secondi per vincere la loro battaglia. Tuttavia lo sciopero esiste, e come tale è costituzionalmente protetto, in quanto difesa del più debole nello scontro sociale, al punto che esso è un diritto individuale e quindi non solo a disposizione dei sindacati. D’altro canto non può esistere uno sciopero che non rechi danno alla controparte, altrimenti non sarebbe tale o sarebbe del tutto inutile e quindi in questo caso da evitare.

Non mi pare che ci possa essere dubbio che tra un cittadino che perde la possibilità di fare un viaggio o subisce dei disagi e un lavoratore che rischia il posto di lavoro o si batte per un contratto che regolerà la sua vita per almeno tre anni, la parte più debole da tutelare sia in primo luogo la seconda. Quindi in un paese che riconosce nel conflitto sociale un fattore di sviluppo e di democrazia vanno compenetrati i diritti del cittadino lavoratore e del lavoratore cittadino, tenendo conto della particolare condizione in cui essi si trovano di fronte allo specifico problema e della loro condizione di debolezza rispetto alla controparte sociale.

Ma questo è solo una parte del problema. La vicenda dell’esclusione pretestuosa del Sult dall’esercizio dei diritti sindacali, torna a riproporci il grande tema della rappresentanza e della democrazia sindacale. Lo abbiamo posto per tempo tra le forze dell’Unione e certamente questo è uno dei punti più difficili e più importanti del programma di governo. E’ certamente un tema complesso perché risolleva il nesso controverso tra legge e contrattazione.

Non ho dubbi al riguardo che la soluzione ottimale sarebbe quella di trovare un’intesa fra le diverse componenti sindacali. Ma non possiamo aspettare all’infinito che questo avvenga. Per parte nostra insistiamo su una nostra proposta già nota e che, sia detto per inciso, coincide con quella avanzata dalla Fiom. Si cominci a decidere, attraverso una legge, che tutti gli accordi sindacali vanno convalidati da un voto liberamente espresso da parte di tutti i lavoratori interessati agli effetti di quell’accordo.

E’ una norma assai semplice che però ha il merito di sciogliere il nodo principale della rappresentanza. In questo modo infatti si impedirebbe alla radice la possibilità che il riconoscimento dell’autorevolezza sindacale possa derivare dal rapporto con la controparte anziché, come invece dovrebbe, dall’effettivo consenso datole dai lavoratori. Questo verrebbe misurato non prima sulla base del numero degli iscritti o sulla presenza al tavolo negoziale, ma sulla base dell’ipotesi d’accordo da parte di tutti i lavoratori, iscritti o non al sindacato.

Non voglio dire che le norme che presiedono alla elezione democratica delle Rsu non siano importanti. Al contrario sono decisive per una piena democrazia sindacale. Ma gli ostacoli che si incontrano su questa strada potrebbero essere assai più facilmente superati se si giungesse a varare una norma come quella descritta. Non voglio eccedere in previsioni troppo rosee, ma mi pare che nel dibattito interno alle maggiori organizzazioni sindacali qualche passo lo si sia fatto in questa direzione, almeno per ciò che concerne la Cgil. In ogni caso lo verificheremo nel prossimo congresso di questo sindacato.

Intanto auguro a voi e a tutti i nostri lettori un buon ferragosto e ci predisponiamo a usare mezzi di viaggio diversi dall’aereo il 30 e il 31 di questo mese e soprattutto a fornire tutta la nostra necessaria solidarietà.

Fausto Bertinotti

Liberazione, 15 agosto 2005