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Amnistia e indulto : l’opinione delle associazioni del carcere

sabato 23 aprile 2005

GRAZIE
di Oreste Scalzone

Tengo a ringraziare : il sito Bellaciao.org (Parigi) Radio Citta’ Aperta (Roma) Radio Onda d’Urto (Brescia) Radio Onda Rossa (Roma) Radio Ciitta del Capo (Bologna) Radio Radicale (Nationale) Radio Fréquences Paris Pluriel (Parigi) che hanno divulgato l’informazione dello sciopero della fame.
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di red

"Amnistia e indulto: non vogliamo che sia l’ennesimo dibattito a vuoto!". E’ quanto afferma la Federazione Nazionale dell’Informazione dal carcere e sul carcere, che riunisce la Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, il Gruppo Abele, Ristretti Orizzonti, il Gruppo Volontari Carcere di Lucca, Papillon Rebibbia Onlus ed altre associazioni e gruppi informativi sulla vita, i problemi ed i progetti di recupero nei penitenziari.

Essi spiegano che "da cinque anni a questa parte l’amnistia e l’indulto tornano ciclicamente nell’agenda politica e, quindi, anche nelle notizie dei giornali e nelle discussioni degli ’interessati’: nelle aule parlamentari, dentro il carcere, fuori da entrambi. Nel 2000 se ne parlò in relazione al Giubileo e alla mobilitazione di un Cartello di Associazioni che proposero un ’Piano Marshall’ per chi fosse stato scarcerato; nel 2002 grazie alla visita del Papa in Parlamento; l’estate scorsa a seguito delle proteste dei detenuti; adesso sull’onda emotiva della morte di Giovanni Paolo II e della provocazione di Marco Pannella".

Secondo le associazioni che operano nel mondo del carcere si tratta di "Cinque anni di attese e disillusioni. Oggi la maggior parte dei detenuti ha perso anche la voglia di sperare. Nelle carceri si cerca di pensare e di parlare il meno possibile di ’indulto’".

La Federazione ha quindi deciso di intervenire nel dibattito in corso con un contributo che va su due versanti, il primo dei quali e’ quello dell’informazione corretta e comprensibile:

"a) L’approvazione, da parte del Parlamento, di un provvedimento di amnistia o indulto è difficilissima. L’articolo 79 della Costituzione prevede che siano concessi ".con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale". Vuol dire che 440 deputati (su 660 eletti) e 220 senatori (su 330 eletti) devono votare a favore: ogni assenza, o astensione, equivale a un voto contrario. Queste regole, introdotte 13 anni fa (con la Legge Costituzionale n° 1 del 6 maggio 1992), hanno da allora impedito la concessione di indulti o amnistie (il cosiddetto "indultino" è una legge ordinaria e ha richiesto una maggioranza del 50% dei votanti).

b) La sola amnistia avrebbe un effetto pressoché nullo sull’affollamento delle carceri. Anche nell’ipotesi più favorevole, cioè che ricomprenda tutti i reati con una pena massima prevista di 5 anni, sarebbero esclusi, ad esempio, la detenzione di droghe "leggere" e il furto aggravato (tutti i furti sono "aggravati".), punibili con pene fino a 6 anni. E, di solito, in carcere si entra per reati come questi, o più gravi di questi; solo raramente per reati più lievi".

L’altro versante di intervento e’ quello dell’approccio sociale ai problemi penali:

"a) I problemi del carcere sono tali e tanti da richiedere una decisa svolta nelle politiche penali. L’amnistia - indulto dovrebbe quindi essere il primo passo di una strategia per l’umanizzazione delle pene e la reinclusione delle persone emarginate. Non deve essere considerata una "scappatoia" per ridurre momentaneamente l’affollamento delle carceri e il carico di lavoro dei tribunali. È fin troppo facile prevedere che, se non vengono predisposte adeguate misure di accoglienza e di sostegno al reinserimento per le persone scarcerate con l’indulto queste tornano presto in cella: la prevenzione della recidiva e, quindi, il perseguimento della tanto invocata "sicurezza" si ottiene attivando l’associazionismo, il privato sociale, gli enti locali, per sostenere chi esce dal carcere.

b) L’amnistia e l’indulto oggi non sarebbero "atti di clemenza", ma "atti di giustizia". Non rappresentano la "resa dello Stato" (come dichiara qualche rappresentante politico) bensì il necessario riequilibrio di pene eccessive, unicamente retributive, lontane dall’essere occasioni per il recupero sociale delle persone condannate.

c) L’indulto dovrebbe essere applicato a tutti i condannati, senza escludere alcun tipo di reato. Sarebbe una discriminazione immotivata: chi ha commesso un reato grave ha già ricevuto una pena commisurata (e il 4bis gli rende più difficile l’accesso alle misure alternative.), non verrà scarcerato per effetto dell’indulto, casomai potrà avere una "piccola" riduzione della condanna. Qualcuno propone anche di escludere i reati "di allarme sociale", oppure quelli "odiosi". Ma quali sono questi reati? Potrebbero essere tutti o nessuno, dipende da come viene presentato un certo fenomeno: l’estate scorsa, ad esempio, i piromani erano diventati il "nemico pubblico" numero uno, le condanne per gli incendi dolosi elevate fino a 10 anni. adesso nessuno ne parla più.

d) L’amnistia e l’indulto non sono una "merce di scambio", non devono essere barattate con l’inasprimento delle pene per i recidivi (previsto dal pdl Cirielli-Vitali) e i tossicodipendenti (pdl "Fini"). Se succedesse questo, da una parte uscirebbero con l’indulto 10-15.000 detenuti e, dall’altra, ne entrerebbero il doppio per effetto della nuova stretta repressiva. Oggi, mercoledì 20 aprile, in modi diversi, le realtà aderenti alla Federazione pongono in essere iniziative di sollecitazione al Parlamento e alle forze politiche sul disagio del carcere e la necessità di risposte che partano dall’amnistia-indulto ma, assieme, aprano una nuova stagione di riforme e cambino rotta rispetto alle politiche securitarie e di tolleranza zero sin qui seguite".

Speciale diritti umani

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