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BOLOGNA - La svolta di Cofferati

domenica 23 ottobre 2005

di FRANCO BERARDI "BIFO"

Colui che i bolognesi votarono credendo che fosse il difensore dei diritti, si sta distinguendo per una campagna contro i più deboli. Giovedì ha mandato le ruspe a distruggere le baracche di 300 rumeni. Al sindaco non importa che siano costretti a lavorare in nero nei cantieri.

In un incontro con i giornalisti ha dichiarato "se si presentano persone che certificano chi sono cosa fanno e dove lavorano sono pronto ad attivare le procedure di protezione previste dalla legge ma solo i singoli possono venire qui a denuciare il loro caporale. Non posso discutere con un avvocato che dice di rappresentare i lavoratori clandestini".

Come se per un lavoratore clandestino fosse possibile farsi ricevere dal signor sindaco per essere accompagnato in questura a denunciare il suo caporale. Ma davvero Bologna deve convivere con un sindaco così? A Bologna naturalmente votano quasi solo gli "stanziali". Quelli che studiano e fanno ricerca sono in gran parte fuori sede.

Quelli che lavorano sono in misura crescente migranti, regolari o clandestini (comunque non votanti). I nomadi non votano, si sa. Gli stanziali votano: quelli che hanno atteso baffone per quarant’anni, i funzionari del partito di baffone, abitanti di ville con piscina asserragliati sui colli, commercianti che lamentano il degrado, e proprietari di casa che affittano qualche metro quadrato per 300 euro al mese.

Perciò Bologna produce innovazione culturale, ma esprime un potere autoritario. E’ la stessa frattura che Bologna conobbe nel `77. Ma da che parte sta il sindaco che abbiamo votato perché credevamo che fosse il difensore dei diritti?

Sta dalla parte dei lavoratori costretti alla clandestinità o dalla parte degli sfruttatori che li fanno lavorare in nero? Dalla parte degli studenti strozzati dall’affitto, o dei padroni di casa che non pagano le tasse? Sta dalla parte di quelli che votano, dalla parte della legalità. Venerdì Cofferati ha dichiarato che entro il 2 novembre si chiuderà il tormentone legalità.

Chi non approva il suo pensiero è fuori dalla Giunta, come se fossimo ai tempi del Soviet supremo. La sua fissa è la legalità? Ma Cesare Ottolini, commissario Onu per il diritto all’abitazione, ha diffidato ufficialmente il sindaco di Bologna perché la legge internazionale prevede che "le persone sottoposte a sgombero devono avere un’alternativa dignitosa e concordata", mentre l’altro giorno donne e bambini sono stati scaraventati fuori dalle loro baracche, e le ruspe hanno distrutto i quaderni di scuola, e centinaia di poveracci ora sono costretti a dormire nel fango perché è arrivato «il cinese» a mostrare cos’è la legalità.

Abbiamo capito tutti che il sindaco di Bologna non sa che cosa sia l’umanità, ma si ha ragione di sospettare che non sappia neppure bene cosa significa legalità.

Proprio ieri i lavoratori della Seribo (la società che fornisce i pasti alle mense delle scuole comunali) hanno dichiarato che scenderanno in piazza perché la giunta non rispetta gli accordi firmati con i sindacati. Alda Germani, responsabile della funzione pubblica della Cgil ha dichiarato: «Abbiamo il mandato dei lavoratori e dalla prossima settimana partiranno iniziative».

La legalità di Cofferati, che noi cittadini di Bologna abbiamo votato perché credevamo che fosse l’uomo dei diritti, è quella delle ruspe e del lavoro nero, degli affitti esosi e del disprezzo per i lavoratori. Per un anno, tramortita dallo stupore per un voltafaccia così plateale, l’opinione democratica non è riuscita a reagire, perfino i movimenti sono rimasti incerti sul che fare. Ma forse qualcosa comincia a cambiare. Nei giorni scorsi si sono moltiplicate le prese di posizione di intellettuali e politici contro la disumanità di palazzo d’Accursio. In un’intervista al giornale locale, Achille Ardigò ha dichiarato che non voterebbe più per l’uomo a cui in passato ha fatto da garante.

E’ questo il contributo che Bologna intende portare alle prossime elezioni politiche nazionali?

(franco berardi «bifo»)

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