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COSENZA....,O CARA !!

venerdì 26 novembre 2004

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Una riflessione sulla Manifestazione contro la Repressione di Cosenza

COSENZA..........o cara!!

NOVEMBRE 2002: Erano passati pochi giorni dal corteo, di circa un milione di persone, che aveva concluso le giornate fiorentine del Forum Sociale Europeo. Una massa enorme e variegata - smentendo tutte le catastrofiche cassandre che già sentenziavano l’avvenuta morte del movimento no/global e no/war - aveva sancito, in maniera perentoria e netta, il rifiuto, senza se e senza ma, dell’annunciata aggressione imperialisticq all’Irak.

Gli arresti dei compagni e la complessiva operazione giudiziaria - ordinati dalla “piccola” Procura della Repubblica di Cosenza - furono immediatamente percepiti come un atto di intimidazione verso l’intero movimento di lotta e contro la possibile prospettiva che le battaglie e le tematiche “anti/globalizzazione” andassero a fondersi con la conflittualità dei lavoratori FIAT (Termine Imerese in primis) che, in quelle settimane, si esprimeva con forme di lotta e comportamenti operai duri che impattavano con gli altri stabilimenti del gruppo, con le città e gli aeroporti.

La mobilitazione e la risposta fu ampia e generalizzata, in tutto il paese, e culminò nella grande manifestazione di Cosenza dove l’intera comunità locale simpatizzò e comprese le ragioni sociali che si rappresentarono in quel pomeriggio di protesta.

· per abrogare e cancellare tutte le leggi fasciste e post/fasciste:

Dopo due anni di indagini, arresti e persecuzioni giudiziarie si avvia, nei prossimi giorni, il processo contro i compagni coinvolti dall’inchiesta denominata SUD RIBELLE (..e non solo!).

La ripresa di mobilitazione, avvenuta su questa tematica in numerose città, e la stessa Manifestazione Nazionale di Sabato 27 Novembre a Cosenza, sollecitano una riflessione collettiva la quale oltre a riconfermare l’utile livello di attenzione e di attiva solidarietà militante verso tutti i compagni inquisiti deve - necessariamente - fare un punto politico generale nei confronti del processo di criminalizzazione del conflitto sociale.

Nella vicenda repressiva cosentina - e nell’insieme delle varie inchieste che in questi anni si sono accanite contro i movimenti di lotta - non è in discussione il profilo reazionario di Fiordalisi o dei solerti magistrati/poliziotti di turno. Su tale punto la pretestuosa costruzione del fantasmagorico castello accusatorio contro i compagni è scandalosamente evidente. Tuttavia mai come nel caso di Cosenza (ed anche nello spregiudicato utilizzo dei reati associativi contro i militanti di ACTION a Roma o del Movimento dei Disoccupati a Napoli o, ancora, nell’inchiesta contro i COBAS a Taranto) la perversa oggettività della legislazione utilizzata, i reati associativi, è servita per attaccare e tentare di disarticolare le nuove ribellioni sociali.

Ancora una volta la Magistratura si è potuta servire di un armamentario normativo, ereditato interamente dal fascismo, il quale, nel corso dei decenni, è stato, ulteriormente, potenziato ed affinato, nei vari periodi della cosiddetta emergenza, con i bis ed i quater, al dichiarato scopo di meglio colpire le molteplici forme del conflitto e dell’insorgenza sociale.

Contro questa autentica spada di Damocle sulla testa dei movimenti, utilizzabile a discrezione da qualsiasi Procura della Repubblica (oggi nero/grigia, domani rosè e, magari, onestamente democratica e fedele alla Costituzione), occorre dispiegare il massimo di mobilitazione e di contrasto politico a tutto campo.

In una fase dello scontro in cui la stessa eventuale discrezione del magistrato non è solo una sua individuale prerogativa ma risiede nello stesso ed impersonale congegno legislativo autoritario dello Stato e del capitalismo maturo i Reati Associativi fanno, sempre più, il paio con la dottrina imperialistica della Guerra Preventiva a scala mondiale.

Entrambi i provvedimenti, a vario titolo ed a diversa grandezza, reprimono il presunto pericolo (la Lotta di Classe, la Resistenza dei Popoli..) non più imminente e neppure potenziale ma oramai anche quello solo pensato/immaginato! Negli ultimi anni non siamo più, infatti, dinanzi ad “episodi contingenti e transitori” - dovuti fondamentalmente alla presenza del governo del Cavaliere o al zelo questurino di un pool di giudici - ma registriamo l’adeguamento, in senso più compiutamente repressivo, degli apparati dello Stato alle esigenze ed ai dettami del mercato capitalistico e della complessiva competizione globale in atto.

A Cosenza e nelle altre città, contro gli occupanti di case, contro i lavoratori impegnati nelle vertenze sindacali, contro il movimento di lotta alla precarietà, nelle svariate indagini contro gli organismi di lotta, contro i siti internet, contro ogni espressione di conflitto e di antagonismo lo Stato colpisce un settore per dare un chiaro segnale intimidatorio a tutti. A questo obiettivo puntano i diversi filoni d’inchiesta aperti dalle Procure, e le continue dichiarazioni del Ministro degli Interni, Pisanu, il quale, puntualmente, rivolge i suoi severi strali contro qualsiasi espressione di dissenso e conflittualità politica e sociale.

Ma lo scopo che le diversificate campagne d’ordine e di repressione vogliono affermare è anche quello di normalizzare e depotenziare i movimenti di lotta. Gli arresti, le cariche poliziesche, la blindatura degli apparati, la limitazione degli spazi di agibilità devono produrre una pressione/intimidazione forte sulle lotte affinché queste “abbassino i toni” e moderino la loro critica pratica a tutti gli aspetti del dominio e del comando del capitale.

· per la libertà e l’agibilità di tutti i sovversivi:

Questa parola d’ordine è necessaria ed attuale per conferire maggiore respiro politico alla lotta contro la repressione statale. Mentre vanno difesi e sostenuti i 20 compagni inquisiti a Cosenza nel contempo la battaglia deve investire tutti i militanti colpiti da questi provvedimenti (da quelli dimenticati dentro le sbarre, ai latitanti, a tutti quelli che domani potrebbero finire dentro in base alle stesse imputazioni). Parallelamente bisognerà costruire una grande Vertenza per imporre, con la forza e la determinazione necessaria, la totale Depenalizzazione per tutti i Reati ascrivibili alle Lotte Sociali liberando dal fardello giudiziario gli operai che bloccano le strade, i disoccupati e le popolazioni, come quella di Acerra o di Scanzano, che invadono le stazioni ferroviarie e tutti coloro i quali ricorrono alle diversificate forme del conflitto.

Per chi fa ancora orecchie da mercanti, esplicitiamo che non si tratta di dimostrare che Caruso e compagni non sono colpevoli di Associazione Sovversiva e/o di Cospirazione e di lasciare che certe norme puniscano quelli che si renderanno veramente colpevoli di detto “reato”. Il punto è un altro: l’Associazione Sovversiva in quanto tale deve essere cancellata come reato e, se e quando l’augurabile sovversione di questo schifoso sistema sociale effettivamente ci sarà, si porrà un problema di scontro di massa di enorme portata non più risolvibile nelle aule dei tribunali.

Naturalmente una battaglia di questo tipo non prescinde dal contesto in cui è inserita.
Il proseguire della Guerra Preventiva e le ripercussioni politiche, economiche e sociali nei vari “fronti interni” continua pesantemente a caratterizzare il corso politico generale. In questo quadro iniziative come quelle della Magistratura di Cosenza sono destinate a replicarsi.

A questo proposito vogliamo segnalare che il Senato - in un clima di disattenzione generale a queste questioni da parte dei movimenti di lotta - ha approvato una legge/delega la quale blinda di fatto tutta l’informazione che attiene a questioni riguardanti il settore bellico, il complesso militare/industriale e le notizie provenienti dai vari “teatri di guerra”. In questo modo i giornalisti saranno tutti embedded e rischieranno molto anche i militanti pacifisti e gli operatori di Ong non totalmente asserviti alle politiche interventiste dei governi.

L’unico antidoto a cui il movimento - i movimenti tutti - possono ricorrere è quello solito:

lavorare all’estensione, alla radicalizzazione ed alla crescita proprio di quelle lotte e di quelle esperienze sociali che si pretende di frenare e stroncare!!

Le/I compagni di RED LINK

Messaggi

  • http://triburibelli.org/sito/modules/news/article.php?storyid=1055

    SIAMO TUTTI SOVVERSIVI !

    Il 2 dicembre a Cosenza si apre il processo contro 13 attivisti della rete del Sud Ribelle, accusati, in relazione ai fatti del marzo 2001 a Napoli contro il Global Forum e del luglio 2001 a Genova contro il G8, di aver costituito una associazione sovversiva finalizzata ad "attentare all’ordine costituzionale e sovvertire l’ordine economico ed istituzionale dello Stato" . Imputati a Cosenza per fatti che sarebbero avvenuti a Napoli e Genova! Tutto in questo processo allude a un livello di assurdità grottesca raggiunto da quanti si sono ripromessi di spezzare quel vento di rivolta, di opposizione che da alcuni anni sta scuotendo l’atavica indifferenza delle genti meridionali. Cosenza rappresenta la volontà del potere di soffocare le voci più attive e ribelli attraverso un ’teorema’ per la cui costruzione si è fatto ricorso a modalità anomale di indagine e al famigerato Codice Rocco, di fascista memoria, quello che serviva al regime per sbarazzarsi dei suoi oppositori.
    Nel novembre del 2002, all’indomani degli arresti degli attivisti della rete del sud ribelle,effettuati dai reparti speciali dei ROS e dei GOM, la reazione del Movimento è forte e immediata, la città di Cosenza solidarizza con gli imputati, la risposta delle forze politiche e sociali democratiche e delle istituzioni cittadine è massiccia; un grande corteo di solidarietà attraversa la città. Gli attivisti vengono scarcerati ma, dopo l’udienza preliminare del Maggio di quest’anno, il 2 Dicembre si aprirà il processo.
    Da alcune settimane vi è un grande attivismo a Cosenza: decine di iniziative per mobilitare l’opinione pubblica, mentre si preparara la grande manifestazione nazionale del 27 novembre e l’assemblea del 28 che si terrà presso l’aula occupata Zenith dell’Università degli Studi della Calabria.
    Ancora un volta, Cosenza e il movimento dovranno respingere la criminalizzazione del dissenso, il tentativo di espungere quelle pagine di storia , di grande partecipazione e di lotta dalla memoria collettiva dei movimenti , derubricandole a fatti di cronaca giudiziaria.


    La carrellata storica lunga due anni delle fasi giudiziarie che rimarca una volontà persecutoria contro chi ha voluto esprimere il proprio dissenso

    Cosenza, ecco le principali tappe
    - 15 novembre 2002: 18 attivisti del movimento meridionale sono tratti in arresto per vari reati associativi (associazione sovversiva, cospirazione politica, attentato agli organi costituzionali dello stato).
    - Dicembre 2002: Il Tribunale della libertà di Catanzaro produce una sentenza che, oltre a rimettere in libertà tutti gli arrestati, demolisce dalle fondamenta l’impianto accusatorio del provvedimento. "Esprimere il dissenso non è reato" è il messaggio cardine delle motivazioni di quella sentenza.
    - Maggio 2003: Nonostante la richiesta dello stesso procuratore generale di rigettare il ricorso presentato dal Pm titolare dell’indagine, la Cassazione annulla la sentenza del Tdl di Catanzaro per esclusivi vizi di forma, mentre i contenuti della sentenza contestata non sono minimamente messi in discussione.
    - Luglio 2003: Il Pm Fiordalisi presenta una "memoria" in cui ribadisce la volontà di arrestare nuovamente tutti e 20 gli indagati, ed estende all’intero movimento le accuse già formulate contro il Sud Ribelle. Fiordalisi chiede di depositare decine di migliaia di pagine contenenti "nuove" prove: si tratta essenzialmente di altre intercettazioni telefoniche riciclate (e molte di queste palesemente manomesse dalla digos di Cosenza) da altre procure che le avevano dichiarate inutili e insignificanti, ma per Fiordalisi sono una conferma: le contestazioni al G8 di Genova erano un attacco al governo Berlusconi. Secondo lui, gli indagati volevano "turbare l’esecuzione delle funzioni del governo italiano, sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito dello Stato, sovvertire la globalizzazione economica".
    - Novembre 2003: Nuova sentenza del tribunale della libertà di Catanzaro. A carico di cinque su diciotto già scarcerati, rimangono i gravi indizi di colpevolezza. A tre di loro viene addirittura imposto l’obbligo di firma (Caruso, Cirillo, Santagata); per tutti gli altri cade ogni contestazione.
    - Aprile 2004: Richiesta di rinvio a giudizio per tredici degli indagati, due dei quali completamente estranei fino a quel momento a tutta la vicenda giudiziaria (Luca Casarini e Alfonso De Vito). Le posizioni di altri 41 indagati vengono archiviate. Solo per 11 dei 18 arrestati nel novembre 2002, è stata presentata richiesta di rinvio a giudizio; cinque di quelli che finirono nelle carceri speciali vedono cadere ogni contestazione a proprio carico. Fiordalisi aggiunge il reato di associazione a delinquere. Quindi non solo sovversivi e cospiratori, ma anche delinquenti.
    - Maggio 2004: Prima udienza preliminare. I legali si oppongono alla costituzione di parte civile presentata dalla presidenza del consiglio e dai ministeri dell’interno e della difesa, che è stata però accolta. Il governo chiede cinque milioni di euro di risarcimento per i danni non patrimoniali, cioè d’immagine, subiti in occasione dei vertici di Napoli e di Genova. Ma il Gup respinge questa e tutte le altre eccezioni della difesa, e prim’ancora fissa il calendario del dibattimento, stralciando la perizia sulle intercettazioni (che sono il cuore del "teorema Fiordalisi"). Gli imputati, dinanzi a questo atteggiamento del Gup, che mostra già di aver deciso l’esito dell’udienza, chiedono la ricusazione del magistrato.
    - Giugno 2004: La corte di appello rigetta la ricusazione del Gup fatta dagli imputati e ristabilisce il collegio. Gli imputati che hanno firmato la richiesta di ricusazione vengono anche multati di 1500 euro ciascuno.
    - Giugno 2004: La Corte di cassazione rigetta il ricorso presentato da Caruso e Santagata contro l’obbligo di firma che li costringe ormai da nove mesi a firmare in caserma. Oltre al rigetto, i due imputati sono condannati ad una multa di 500 euro ciascuno.
    - Luglio 2004: il Gup deve decidere sul rinvio a giudizio, che comporterebbe l’apertura di un processo in corte d’assise. Le pene previste per i suddetti reati, vanno da 12 a 15 anni di carcere. A Roma nasce l’Osservatorio parlamentare sul diritto al dissenso: seguirà il processo di Cosenza. I firmatari sono 12 deputati e due senatori.

    - 2 DICEMBRE 2004: DATA DI INIZIO DEL PROCESSO IN CORTE D’ASSISE PRESSO IL TRIBUNALE DI COSENZA.


    COSENZA CITTA´ APERTA - 27 NOVEMBRE ´04 - MANIFESTAZIONE NAZIONALE A COSENZA
    CONTRO LA NUOVA INQUISIZIONE