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Cile: alla protesta hanno aderito piu’ di un milione di studenti e insegnanti

martedì 6 giugno 2006

Members of the Frente Patriotico Manuel Rodriguez extremist movement and students march during a demonstration in downtown in Santiago, Chile, Monday, June 5, 2006, during a demonstration. Nearly 600,000 public high school students are on a nationwide strike demanding reforms in Chile’s education law, including a federal takeover to reduce inequality between rich and poor schools. (AP Photo/Santiago Llanquin)


Esteri06 giu 06:25 Cile: contestazioni scuola, 254 arresti e decine di feriti
SANTIAGO DEL CILE - Seconda manifestazione studentesca ieri in Cile, in meno di una settimana, per ottenere una riforma dell’istruzione. Nei disordini sono state arrestate 254 persone, decine i feriti, tra cui 17 carabineiros. Secondo i dati forniti dagli organizzatori, alla protesta hanno aderito piu’ di un milione di studenti e insegnanti, che hanno paralizzato le strutture scolastiche del Paese. L’attivita’ didattica, infatti, e’ stata sospesa nella maggior parte delle scuole pubbliche e in quelle a finanziamento misto (privato e pubblico) e nelle 35 universita’. Gli studenti chiedono la gratuita’ del trasporto pubblico e dell’esame di ammissione alle scuole superiori e denunciano la divisione classista tra gli studenti delle scuole pubbliche e quelli delle private. La presidente cilena Michelle Bachelet aveva annunciato ieri la presentazione di un disegno di legge per riformare la costituzione e "consacrare il diritto di ogni cittadino a un’istruzione di qualita’’. (Agr)


Gli studenti si definiscono così perché «piccoli, tanti e tenaci». Si battono contro rette universitarie che equiparano i ricchi ai poveri. E’ la mobilitazione più grande degli ultimi 20 anni

Cile, la marcia dei “pinguini” per un’istruzione più giusta

di Daniele Cortese

Continuano da giorni le proteste contro la riforma dell’istruzione in Cile. L’ultima manifestazione, ieri nelle strade di Santiago dove la polizia ha fatto uso massiccio degli idranti per disperdere la folla. Risultato: 730 fermi e 28 feriti. Erano in 600mila a manifestare anche il giorno prima. Così tanta gente e tutta insieme, non si vedeva da decenni: «E’ il più grande sciopero dal 1972» ammettono persino fonti governative..

Quasi tutti studenti e insegnanti che reclamano una gestione più equa dell’istruzone universitaria e superiore, e l’abrogazione dell’ultima riforma varata dal regime di Pinochet nell’ultimo giorno di dittatura: la legge organica costituzionale per l’insegnamento, la Loce, varata in extremis, ultimo inutile e ingente danno che la dittatura ha fatto al suo Paese. Come un manipolo in ritirata che dà fuoco alle ultime case del villaggio nemico, così la giunta militare smantellava metodicamente un sistema scolastico perfettamente funzionante, libero e gratuito.

Entrando nel merito della Loce si comprende meglio l’intima ragione delle proteste: generali e graduati delle forze armate nominati docenti senza dover sostenere nessun esame, allontanamento immediato delle ragazze incinte perchè la maternità è considerata assolutamente inconciliabile con lo studio, divieto a promuovere «i diritti umani nelle classi» in qualunque modo, la possibilità di allontanare studenti nel corso dell’anno per «ragioni economiche».

Molte di queste norme sono state già modificate ma resistono i test di ingresso alle facoltà universitarie a pagamento, 38 dollari, ed una più complessiva deriva verso la privatizzazione del sistema di istruzione cileno.

La forza della mobilitazione sembra aumentare costantemente: è da più di due settimane che si susseguono occupazioni, scioperi della didattica e manifestazioni - il 10 maggio la data della prima grande manifestazione. Scontri, feriti e il numero impressionante di 1200 arresti in quell’occasione, una cifra da regime totalitario. Cinque giorni dopo, il 15 di maggio, il senato cileno risponde agli studenti approvando a larghissima maggioranza la Ley de financìamento de la educacìon superior (la legge per il finanziamento universitario), che, a quanto sostengono i manifestanti, sarebbe un primo passo verso la totale privatizzazione del sistema universitario perché riprende alcuni elementi della filosofia della Loce.

La repressione ha accompagnato la mobilitazione fin dal primo giorno. Durissima, un climax di violenze ed arresti di massa - nell’ordine di 600 al giorno - fino all’inevitabile epilogo: l’uccisione, con un colpo di pistola, dello studente Daniel Manco. Succedeva a Tarapacà il 19 maggio. L’episodio ha spinto il movimento a continuare le occupazioni delle superiori, mentre il sovrintendente di Santiago, Victor Barrueto, lamentava il mancato rispetto dei propositi pacifici degli studenti senza però accennare agli abusi, peraltro accertati, delle forze di polizia.

“Pinguini” si sono autonominati i giovanissimi studenti perché piccoli, numerosi e tenaci; e vogliono di più, chiedono un’istruzione più giusta e per tutti nel Paese che negli ultimi decenni si è delineato come la cattedrale neoliberista dell’America Latina.

I “pinguini” non si fermano, continuano a marciare, ed hanno anche sfidato l’ultimatum loro imposto dal ministro alla presidenza - il portavoce del presidente - Ricardo Lagos Weber, che avrebbe voluto un ritorno alla normalità entro il 21 di maggio, e probabilmente hanno fatto bene, dal momento che hanno costretto il governo a sedersi intorno a un tavolo di trattative. Al centro della discussione, un piano di differenziazione delle rette universitarie a seconda delle condizioni economiche dello studente - in Cile tutti pagano la stessa retta, indipendentemente dalle condizioni economiche. Gli studenti chiedono che chi non ha soldi non paghi nulla e che anzi gli venga garantito il diritto allo studio anche attraverso buoni alimentari e per il trasporto.

Alle proposte studentesche il governo ha risposto che «non accetterà ultimatum». In conseguenza della chiusura del governo, è stato indetto per lunedì uno sciopero generale al quale hanno aderito anche gli studenti universitari.

Le sirene assordanti, il fumo denso e amaro dei lacrimogeni per strada, i tonfi dei manganelli che cozzano ritmici sugli scudi di plexiglas, la violenza delle forze di polizia, hanno risvegliato in Cile emozioni e ricordi legati ad un passato recentissimo con cui il Paese forse ancora non ha voglia di fare i conti fino in fondo. Anche di questo discutono sui loro siti gli studenti. Gli stessi manifestanti - gran parte dei quali ha la stessa età della nuova democrazia cilena - non possono ricordare un passato che gli è stato sempre e solo raccontato.

La violenza poliziesca mette in grave imbarazzo anche il nuovo governo socialista della presidente Michelle Bachelet, la quale si dichiara «indignata dalle immagini in cui si vedono poliziotti accanirsi su fotografi, studenti e giornalisti, oggetto di abusi e ingiustificata violenza» e continua: «Il governo deve affrontare seriamente ed in maniera trasparente le istanze degli studenti». Quello che si delinea è dunque uno scontro tra poteri, a prescindere dalle istanze studentesche. C’è infatti uno scollamento mai sanato fra una classe politica più o meno “nuova”, ed un organico delle forze dell’ordine “vecchio”, cucito a filo doppio all’idea autoritaria e repressiva della gestione dell’ordine pubblico del generale Augusto Pinochet. Vecchia polizia contro nuovo governo, un conflitto pericoloso la cui minaccia potrebbe essere scongiurata solo da un accordo fra studenti e istituzioni che precluderebbe di fatto alle forze dell’ordine la possibilità di una gestione “vecchio stile” del fenomeno.

www.liberazione.it

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