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Condanna a Previti confermata. Ma NON si dimette

venerdì 2 dicembre 2005

Processo Sme, confermata la condanna a Previti

di red

Condanna confermata per Cesare Previti. Dopo cinque giorni di camera di Consiglio i giudici della seconda Corte d’appello di Milano hanno confermato la sentenza di primo grado per il deputato di Forza Italia, condannandolo a cinque anni per la corruzione, nell’ambito del processo Sme.

Condanne confermate anche per Attilio Pacifico a 4 anni, mentre ridotta la pena a 7 anni per l’ex giudice, a capo del Gip di Roma, Renato Squillante che in primo grado era stato condannato a 8 anni. Assolti, invece, sono Filippo Verde, Fabio e Mariano Squillante.

In primo grado, nel novembre 2003, Previti era stato assolto per il capo B, che riguarda la vicenda della compravendita Sme, e condannato appunto a cinque anni per il capo A.

«È l’ennesima e ingiusta ridicola sentenza», è lo scontato commento di Giorgio Perroni, uno dei difensori di Previti. L’avvocato ha aggiunto che «faremo ovviamente ricorso per Cassazione, per fortuna la Corte di Cassazione è a Roma». Ancor più polemico lo stesso imputato: «rispetto questa sentenza come si rispetta un colpo di pistola, un’esecuzione pianificata».

«In un Paese civile era piuttosto scontata, vista la mole di prove a carico dell’imputato. - ha dichiarato Antonio Di Pietro, leader di Italia dei Valori -Ma la condanna dell’avvocato del presidente del Consiglio, nonché ex ministro della Difesa, pone un problema politico-istituzionale, ovvero la credibilità della figura di Silvio Berlusconi e la compatibilità con l’incarico che riveste».

Se Berlusconi non accetterà l’invito di Di Pietro, almeno dovrebbe essere Previti ad accettare quello che gli rivolge il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio: «Dopo la conferma in appello della condanna per un reato particolarmente grave per chi ricopre cariche istituzionali, Previti, con un gesto forse tardivo ma doveroso, dovrebbe rassegnare le dimissioni o almeno sospendersi pubblicamente dai lavori parlamentari». «Una cosa - ha aggiunto Pecoraro - è la presunzione d’innocenza e il diritto alla difesa, principi che rispettiamo profondamente, altra cosa è dimenticare qualsiasi deontologia nella politica che, anche di fronte a reati contro la pubblica amministrazione, pone evidenti problemi di credibilità alla politica e alle istituzioni. È grave che la Cdl - ha concluso Pecoraro - che fa tanto riferimento ai valori non si ponga alcun problema in questo senso».

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Messaggi

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    di LIANA MILELLA e CLAUDIO TITO

    Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
    ROMA - "Appeso" a una decisione della Consulta. Mai come stavolta, nell’intreccio giudiziario-politico dei processi di Previti e di Berlusconi, la Corte costituzionale rischia di trasformarsi nell’ultima spiaggia. Lo sa Cesare Previti, e spera in un giudizio a lui favorevole; lo sanno i suoi aficionados, lo sa pure il premier che gli dice: "Quello che potevo fare l’ho fatto anche sulla Consulta". Chi ha a cuore il futuro di Previti spinge per una sentenza politicamente favorevole, che cambi il corso delle condanne incassate fino a oggi dall’ex ministro. La Corte decide che i giudici di Milano hanno torto, che le presenze di Previti in Parlamento non solo per le votazioni ma anche per i dibattiti andavano rispettate, e via al colpo di spugna su dieci anni d’inchieste e su due sentenze d’appello. Ecco che il baluginio delle sbarre di una cella - se mai Previti ci finirà dentro - si impicciolisce fino a scomparire.

    Era inevitabile che, incontrandosi per oltre un’ora a sera tarda, nelle stanze finto antiche di palazzo Grazioli, Previti e Berlusconi parlassero di come una sentenza può cambiare il futuro giudiziario, ma anche quello politico di Forza Italia. Le elezioni sono ad aprile e una condanna definitiva di Previti a gennaio in Cassazione per il processo Imi-Sir fornirebbe al centrosinistra un ineguagliabile strumento per la campagna politica. L’ex ministro della Difesa è uomo di mondo, ha imparato bene le regole dei media, e va dal premier ben sapendo che la visita, il giorno stesso della sentenza, raccoglierà un’audience ampia e immediata. Previti parla subito, si rammarica per la Cirielli che non c’è: "Se ci fosse stata quella vera...".

    Se ci fosse stata la Cirielli prima versione, la corte d’appello avrebbe dovuto solo tracciare un frego sul processo Sme e ufficializzarne la morte. "Se...", ma la Cirielli che voleva Previti non c’è; quella approvata, e non ancora firmata da Ciampi, non si applica ai processi in primo grado, in appello, in Cassazione.

    Berlusconi è furioso, con Cesare affettuosissimo e del tutto solidale. S’infervora e gli dice quasi scusandosi: "Credimi, io non potevo proprio fare di più, e tu lo sai bene. Quello che potevo fare l’ho fatto anche per quanto riguarda la decisione della Consulta". Frase apparentemente sibillina, ma i due s’intendono.
    Berlusconi, così assicura chi gli ha parlato, quando è andato da Ciampi per sottoporgli le ultime modifiche alla Cirielli e ha ottenuto il lasciapassare per la legge (che lo interessa di persona perché cancella il processo Mediaset), ha chiesto al presidente un intervento sulla Corte proprio per il caso Previti. Non si sa cosa Ciampi abbia risposto, ma lui voleva giusto una spintarella, quanto basta acché i giudici confermino quanto avevano scritto il 6 luglio 2001 quando la Camera si rivolse a loro per la prima volta. La Consulta riconobbe il diritto di un deputato a esercitare il pieno mandato parlamentare e annullò tre ordinanze del giudice Alessandro Rossato, ma i giudici giudicarono la pronuncia "innocua" e andarono avanti "tamquam non esset". Per questo c’è stato un nuovo ricorso, la Camera per conto di Previti chiede di annullare anche le sentenze dei processi. A cominciare da quella per l’Imi-Sir giunto ormai in Cassazione.

    Il 16 gennaio i supremi giudici si riuniscono. E ieri sera Previti ha sibilato a Berlusconi: "Speriamo di poter fare qualcosa per quella data. Al di là della mia condanna, questo è un problema che riguarda anche te, soprattutto sul piano dell’immagine". È il solito ricatto che riprende corpo. Berlusconi lo subisce da sempre. Ma il Cavaliere rassicura Previti, entrambi si augurano che la decisione della Consulta sia presa prima di Natale, ma dal palazzo di fronte al Quirinale arrivano cattive notizie: dopo l’udienza pubblica che si è tenuta martedì, proprio il giorno del sì alla Cirielli, i giudici avrebbero deciso di prendere tempo e avrebbero rinviato la camera di consiglio.

    Ma se la Consulta si mette di traverso, Previti spera in un’estrema chance. La concessione delle attenuanti generiche finora negate a lui ma concesse a Berlusconi per il lodo Mondadori e una parte del processo Sme. Anche per questo il premier fa mostra di essere fuori di sé. Dice al suo vecchio amico: "Che ti aspettavi? Anche qui c’è stato un giudizio politico. Basta guardare al paradosso dell’Ariosto che ha ammesso di essere stata imbeccata, eppure non ne hanno tenuto conto. E c’è la vergogna della negazione delle attenuanti. Era il solo modo per condannarti". Se gliele avessero riconosciute, la corruzione delle toghe sarebbe andata in fumo per via della prescrizione. Potrebbero ancora riconoscergliele. Potrebbe farlo la Cassazione.

    Potrebbe annullare la sentenza e rinviarla ai giudici di merito. Il processo Imi-Sir ricomincerebbe daccapo e non arriverebbe di nuovo in porto per il 2008 quando scade il tempo utile per il giudizio. La nuova Cirielli potrebbe aiutare anche in questo, anche se l’interpretazione del capitolo sulle attenuanti è controversa. Previti lo sa, e lo sa anche Berlusconi: se la Consulta non annulla i processi, se la Cassazione non dà le attenuanti, si apre la via del carcere per sette anni. La Cirielli scrive che il giudice di sorveglianza, per chi "ha compiuto 70 anni e non sia delinquente abituale", può scegliere la via dei domiciliari. "Può" e non "deve", s’intende. Ma ad autorizzare l’eventuale arresto dovrà essere il Parlamento. Prima delle elezioni, con Previti scatenato, chi manderà in carcere un "vecchio" di 70 anni? Pure l’opposizione divisa e si troverà in difficoltà.