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Dopo undici anni individuati gli assassini di Ilaria Alpi

giovedì 17 marzo 2005

di red

Sei esecutori e un mandante, tutti somali e tutti individuati, sarebbero i responsabili della morte dell’inviata della Rai Ilaria Alpi e dell’operatore che la accompagnava, Miran Hrovatin. A parlare di questi sette nomi è il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda, Carlo Taormina, nel corso di una conferenza stampa. La commissione avrebbe anche individuato un mandante, anch’egli somalo.

Taormina ha denunciato le «difficoltà» nel condurre l’inchiesta per i «reiterati depistaggi nei confronti della commissione», gli «scaribarile» e «il muro di gomma» opposto al tentativo di accertare la verità. «Abbiamo accertato - continua il deputato azzurro- che, in molteplici settori, fin dalle prime battute di questa vicenda non sono state fatte investigazioni. Le presenze italiane in Mogadiscio sono state assolutamente e inspiegabilmente inerti, sul versante italiano si può ragionevolmente ritenere che il Sismi in particolare ha mostrato gravissime situazioni critiche dal punto di vista dell’acquisizione dei dati» utili all’inchiesta, con «accertamenti effettuati e poi rimasti nei cassetti». Critiche sono state rivolte anche alla gestione della vicenda da parte della Digos della questura di Udine.

Le perizie e gli accertamenti disposti sulla salma di Ilaria Alpi «hanno dato buoni risultati ed hanno permesso esattamente di ricostruire quel che è accaduto. L’accertamento peritale -ha spiegato Taormina- esclude che Ilaria Alpi sia stata uccisa da un colpo a contatto esploso da un’arma corta», in una dinamica che «presenta straordinarie somiglianze con la vicenda Calipari». La giornalista e l’operatore del Tg3 sarebbero quindi stati uccisi da una raffica sparata da un kalashnikov. «Per 10 anni -ha osservato il presidente della commissione parlamentare- si è invece parlato di un colpo d’arma corta esploso a bruciapelo. Cambia la dinamica, ma sempre di un’esecuzione si è trattato».

L’attività di indagine che ha portato all’individuazione dei 6 presunti componenti del commando omicida è «un punto di partenza investigativo ancora tutto da cristallizzare. Nel momento in cui sarà fatto, sarà avvertita anche la magistratura» con la quale l’organismo parlamentare presieduto da Taormina mantiene un atteggiamento di «collaborazione» agendo «nell’ottica della nostra volontà di non perdere un minuto per l’accertamento della verità, anche se finora sono stati trascorsi 11 anni».

La commissione parlamentare, che entro la metà di maggio consegnerà al Parlamento una Relazione di medio termine, ha in programma tra il 18 e il 24 aprile una missione a Nairobi per ascoltare «testimoni oculari, taluni dei quali mai sentiti da nessuno». L’attività istruttoria di indagine punterà poi a promuovere il trasferimento in Italia dell’automobile sulla quale Ilaria Alpi e Miran Hrovatin stavano viaggiando al momento dell’agguato. Si tratta di «un reperto che potrebbe essere risolutivoper la definizione delle questioni ancora aperte». A questo proposito, la commissione «ha già attivato il ministero della Difesa perchè metta a disposizione un aereo C130 per andare a prendere l’auto o a Nairobi o a Dubai». Sul punto, pur nella necessità di «procedere con prudenza e cautela», si nutre una ragionevole «fiducia» che la vettura individuata dalla commissione sia effettivamente quella su cui viaggiavano la giornalista e l’operatore uccisi il 20 marzo del 1994.

Nel corso di una conferenza stampa a Palazzo San Macuto, da parte dei componenti della commissione parlamentare è stato fatto riferimento anche a presunte «versioni concordate» a tavolino sulle deposizioni da rendere di fronte all’organismo di inchiesta e ad una informativa del servizio segreto militare «bianchettata» nella parte in cui riferiva delle minacce rivolte a Bosaso in Somalia, nei confronti della giornalista del Tg3. Il «dato ineludibile» che emerge dal lavoro della commissione è che in Somalia ci fossero in quel periodo «incredibili traffici di armi e traffici di rifiuti tossici e radioattivi. Si tratta ora di stabilire se tutto ciò possa tradursi in un elemento che portò all’omicidio»,ha rilevato Taormina.

Sotto il profilo dell’inchiesta non viene sottovalutato che anche «un elemento riferito al fondamentalismo islamico. Una traccia -ha osservato il presidente della commissione- ancora tutta da verificare e non incompatibile con le altre causali con cui ci siamo confrontati. Presso il Sismi è stata rintracciata una voluminosa attività di intelligence che fin dall’ottobre del 1993 sottolineava l’esigenza di un controllo serrato sul fenomeno del fondamentalismo, che stava montando».

Presenti alla conferenza anche Giorgio e Luciana Alpi, genitori della giornalista uccisa 11 anni fa a Mogadiscio. «Oggi usciamo più tranquilli, la commissione è giunta a risultati che sembrano brillanti. Questo -ha detto Giorgio Alpi- è un modo per continuare a fare le sue inchieste e per far sì che la sua morte non sia stata inutile. Speriamo che il momento della verità venga il più presto possibile».

Luciana Alpi ha manifestato il proprio «dolore immenso al pensiero di quanto tempo si è sprecato». Nel manifestare critiche alla magistratura che si è occupata del caso e sottolineando di non essere riuscita ancora ad ottenere il certificato di morte redatto nei riguardi della figlia, Luciana Alpi ha espresso l’auspicio «che adesso qualcuno proceda».

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