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Fausto Bertinotti, segretario del Prc ad Atene dove inizia il congresso della Sinistra europea

domenica 30 ottobre 2005

Bertinotti a Prodi : pari dignità tra noi e i riformisti

di Stefano Bocconetti Atene nostro inviato

Un po’ della solita Italia fin qui ad Atene. Stamattina al Pireo, in un Palazzetto dello Sport né bello né brutto, magari un po’ retorico nel nome: "Palazzo della Pace e dell’Amicizia", comincia il primo congresso della Sinistra europea. C’è da discutere della Costituzione europea da reinventarsi dopo la bocciatura popolare in Francia e in Olanda, c’è da discutere della Bolkestein da bocciare. Fausto Bertinotti, che della Sinistra Europa è presidente, è in Grecia da qualche giorno. Incontri, problemi da risolvere, riunioni. In una pausa, in attesa che ricominci l’esecutivo, lo ferma un gruppo di giornalisti romani.

E lo riporta in Italia. Ai suoi problemi. Che oggi, a giudicare dai giornali, riguardano soprattutto l’Unione. Problemi comunque è forse una parola un po’ forte, si tratta di qualcosa di meno. L’intervista di Prodi a La Repubblica, per esempio. Il candidato premier, il vincitore delle primarie, parla un po’ di tutto. Con i toni pacati che gli sono soliti. Parla anche di Bologna ma non per sposare Cofferati. Per ribadire che la legalità ha un senso solo se serve a difendere gli ultimi. Poi risponde ad una domanda sul listone, sul nascente rassemblement riformista che vedrà correre insieme alle elezioni i diesse e la Margherita. Dice che il raggruppamento corona il sogno che insegue da parecchi anni. E qui butta lì una frase sull’immediato dopo elezioni. Per dire che sarà importante avere un gruppo parlamentare riformista unico e unito su cui il prossimo presidente del Consiglio potrà fare affidamento, si cui potrà contare. Su cui potrà "fare leva".

Frase, progetto tanto generico quanto, forse, pericoloso. E Bertinotti non si sottrae ad una risposta. Dice che se il problema riguarda tutta l’Unione, le forme e i modi con cui i diversi gruppi parlamentari dovranno rapportarsi all’esecutivo, è un giusto problema. Ed è giusto dibatterlo fin da ora. Sapendo che ci sarà un programma concordato ed un impegno unitario a realizzarlo. Ma se il problema - come ha detto esplicitamente Prodi - è avere un gruppo parlamentare riformista con uno speciale filo diretto col governo, allora non ci siamo. In qualche modo Rifondazione rivendica "pari dignità" fra tutte le forze della coalizione. E Fausto Bertinotti, in questa improvvisatissima conferenza stampa nella hall di un albergo, arriva anche al paradosso. Racconta di quando venti, venticinque anni fa, la Dc dominava la scena politica italiana. Eppure, davanti ad una crisi, ad una delle tante crisi che segnarono gli anni ’80, la Democrazia Cristiana si battè perché l’incarico di formare un nuovo governo fosse assegnato a Giovanni Spadolini, leader del partito repubblicano. Partito dell’due, del due e mezzo per cento. «La stessa Dc, insomma - chiosa Bertinotti - garantiva pari dignità a tutti i suoi alleati. Credo che sia un metodo giusto, non dovranno esistere rapporti privilegiati». E comunque Bertinotti "conosce Prodi" e sa che quello sarà «il suo metodo».

Ma visto che ci siamo, Bertinotti dice la sua anche in un altro passaggio dell’intervista di Prodi. Nella parte meno "sospetta" dell’intervista, laddove il candidato premier attacca frontalmente Berlusconi sui temi economici. Ma anche qui Prodi ci infila un giudizio tranchant sul premier attuale, accusandolo però di voler uscire dai parametri di Maastricht anziché mettere mano al risanamento dei conti. Parametri che stavolta, pare di capire, Prodi accetta di buon grado. «Berlusconi sbaglia - dirà il segretario del Prc - I conti drammaticamente in rosso nel nostro paese sono dovuti a sciagurate politiche economiche e sociali che hanno privilegiati i ceti ricchi, penalizzando gli altri».

Berlusconi sbaglia ma Prodi in questo caso «non ha ragione». Perché ormai gran parte delle forze sociali europee guarda a Maastricht come ad una "prigione". E chi ha fatto delle compatibilità l’unico suo riferimento, la "stella polare" per le proprie politiche ha prodotto veri e propri massacri sociali. Di più: proprio quei parametri, la filosofia che c’è dietro, sono stati alla base dello scollamento fra istituzioni e le persone che a sua volta è all’origine della bocciatura della nuova Costituzione. «E’ sbagliato insomma imprigiornarsi dentro quei parametri, se davvero si vuol far giocare un ruolo diverso al vecchio continente. Anche in economia».

Basta? No, perché dall’Italia arrivano gli echi di altre interviste, di altre dichiarazioni. Quella di Marco Rizzo, dei comunisti italiani, per dirne un’altra. Un po’ a sorpresa ieri mattina, l’eurodeputato di Cossutta ha chiesto che la sinistra dell’Unione si metta insieme. Lui parla addirittura di un indistinto nuovo soggetto politico, ma intanto propone un’alleanza elettorale. Il tutto condito con la designazione di Bertinotti a leader di questo pezzo dell’Unione. Ma la risposta è no. Perché arriva fuori tempo massimo (Pecoraro Scanio ha già fatto sapere di non essere interessato) ma questo sarebbe il meno. «Guardiamo le cose come stanno - dice il segretario del Prc - Questa ennesima cosa sarebbe solo una somma di partiti, di sigle». Rifondazione ha in mente qualcosa di esattamente opposto: «Puntiamo a costruire un nuovo rapporto fra le persone e la politica. Puntiamo a costruire un progetto politico che abbia il suo perno sulla partecipazione. Dei singoli, dei movimenti, delle associazioni». Non si può insomma fare lo stesso errore che fanno i riformisti, magari in piccolo: loro fanno il Listone, la sinistra fa il listino, loro fanno il raggruppamento la sinistra fa il raggruppamentino. «La strada è davvero un’altra». Quale? Bertinotti indica quella tracciata dalla Sinistra europea. Che già oggi mette insieme singoli, partiti, forze sociali, pezzi della cultura. Associazioni che magari nascono per battersi su un determinato tema. «Ecco a noi interessa radicare questo progetto anche in italia - dice - Ci interessa assai di più che una bella unità fra apparati». Gli interessa di più la Sinistra europea. Anzi, ora deve andare. Lo aspettano per l’esecutivo.

http://www.liberazione.it/giornale/051029/LB12D6D8.asp