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Festa dell’Acqua bene comune - Contro la privatizzazione dell’oro blu

domenica 25 settembre 2005

Nella foto: Medha Patkar

MILANO : "Facciamo la festa ai padroni dell’acqua"
Contro la privatizzazione dell’oro blu, due giorni di incontri e spettacoli

di MANUELA CARTOSIO

L’indiana Medha Patkar, leader del movimento contro le dighe di Narmada, e la brasiliana Sila Mesquita, del Forum Panamazzonico. Sono donne, e non per caso, le figure simbolo delle lotte per l’acqua nel Sud del mondo. Medha e Sila sono le ospiti d’onore alla prima "Festa dell’Acqua bene comune" che si tiene oggi e domani all’Idroscalo di Milano. Organizzata dal Cicma (Comitato italiano del Contratto mondiale sull’acqua) con il patrocinio della Provincia di Milano, la due giorni di esposizioni, dibattiti e spettacoli guarda al mondo, al miliardo e mezzo di esseri umani che non hanno accesso all’acqua, e a casa nostra.

Dove, grande conquista del Novecento, c’è un rubinetto in ogni casa ma quel che vien fuori, bene comune per eccellenza, rischia d’essere privatizzato a vantaggio di una mezza dozzina di multinazionali. Che mirano a diventare padrone globali dell’acqua e, non contente dei profitti di rapina accumulati con le acque minerali «in concessione», vogliono obbligarci a bere in bottiglia la stessa acqua che esce dal rubinetto. L’oro blu «rende» più dell’oro nero e le multinazionali dell’acqua in bottiglia, l’altro ieri in un summit a Dubai, hanno messo a punto le strategie per «invadere» i paesi arabi e, ovviamente, la Cina.

«E’ il neoliberismo, bellezza», riassume in una battuta il rosso-verde Emilio Molinari, presidente del Cicma. Ma la riduzione dell’acqua a merce non è ineluttabile, aggiunge, «in Italia lo scontro politico culturale è aperto e il movimento per l’acqua bene comune qualche punto è riuscito a segnarlo». Ne danno conto le presenze di tante amministrazioni locali alla Festa all’Idroscalo. Prima fra tutte quella della Regione Puglia dove Nichi Vendola ha chiamato alla presidenza dell’Acquedotto pugliese, il più grande acquedotto pubblico d’Europa e che pubblico deve rimanere, Riccardo Petrella, ideatore del Contratto mondiale sull’acqua.

La finanziaria del 2002 obbligava Comuni e Province a privatizzare l’acqua. Obbligo allentato dalla finanziaria del 2004 che ha permesso la gestione «in house», fatta in casa, degli acquedotti. Un successo parziale che il Cicma - 1.500 convegni e incontri in quattro anni - può giustamente rivendicare al suo attivo.

Molti enti locali hanno tirato il freno. Non privatizzano Ancona, Siracusa, Messina, Alessandria, tutto l’Abruzzo e buona parte del Friuli. La provincia di Venezia ha fatto un passo in più: devolve un centesimo/litro per scavare pozzi nel Sud del mondo. A Napoli un forte movimento dal basso, con manifestazioni anche di piazza, ha costretto l’amministrazione provinciale a rimangiarsi la privatizzazione. In Toscana una petizione per la ri-pubblicizzazione dell’acqua ha raccolto più di 50 mila firme. «Ora dobbiamo fare il salto», dice Molinari, guardando alle imminenti elezioni. «Con la privatizzazione hanno peccato tutti, compreso il centro sinistra. Chiediamo ai partiti dell’Unione una parola chiara e definitiva sull’acqua bene comune».

La Provincia di Milano, sponsorizzando la Festa, ribadisce la disponibilità a confrontarsi con tutti prima di decidere sul futuro del Consorzio acqua potabile che serve 190 comuni. Milano città, pur facendo parte dello stesso bacino idrico, fa caso a parte. Il sindaco Albertini ha parcheggiato l’acquedotto nella MM (la società delle metropolitane milanesi!) con l’intenzione di quotarlo in borsa e di venderne quote ai privati. «Per fortuna Albertini non avrà tempo per realizzare compiutamente un simile scempio», dice Molinari, «da chi si candida a succedergli vogliamo sapere se si impegna a riportare l’acquedotto di Milano nel Consorzio provinciale e a mantenerlo pubblico».

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