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Francia, il movimento continua a crescere, enorme successo per la giornata di scioperi e cortei contro il Cpe

mercoledì 29 marzo 2006

Studenti e sindacati: ora il governo ritiri la legge. Più di cento cortei: fermi treni, autobus, scuole, uffici e anche qualche gruppo industriale. Ancora scontri, ma meno intensi

di Francesco Giorgini, Parigi

On est pas fatigues, on va continuer: «Non siamo stanchi andiamo avanti» gridano a pieni polmoni gli studenti della Sorbona e dietro e davanti a loro le altre decine di migliaia di universitari e liceali che hanno riempito la prima metà dell’immenso corteo parigino contro il contratto primo impiego. Per alcuni si tratta dell’ottava settimana di lotta, ad occupare le facoltà, a passare ore in assemblea, a sfilare in corteo che ci sia il sole, raro, o la pioggia, ancora fredda, di questa, solo climaticamente, timida primavera francese.

A ritmo di due, tre cortei a settimana con il loro corollario faticoso, ma ormai tradizionale, di scontri con la polizia. A sgolarsi, da quasi due mesi, contro un governo che passa, con cinica disinvoltura, dalla sordità alla provocazione. Un governo preoccupato solo dalla gueguerre interna alla destra tra gli eredi, più o meno designati, di Chirac, e dall’urgenza di non deludere il proprio zoccolo duro elettorale, anche a costo di mettersi contro i due terzi del Paese.

Eppure sono ancora qui, questi giovani parigini, a farsi infradiciare da un tempo capriccioso, per l’ennesima volta a battere il pavé, come si dice qui. Ad inventarsi nuovi slogan e a ripetere quelli vecchi, ma solo i migliori selezionati in otto settimane di movimento. «Chirac, Villepin e Sarkozy, il vostro periodo di prova è finito» o ancora «C come Chomage (disoccupazione) P come Precario E come Exploytation (sfruttamento) il Cpe non lo vogliamo».

E’ la condanna per legge al precariato integrale che non sono disposti ad accettare, anche a costo di consumarsi le suole a forza di manif. Su un piccolo cartello di cartone marrone scritto a mano, portato da uno studente di agraria, si legge «tutti in strada a manifestare per non finire mai per non doverci vivere». Appunto, con un Cpe nessuno ti affitta un appartamento né ti fa un prestito in banca e così via. Ti spiegano pedagogici gli instancabili studenti transalpini: il precariato vuol dire vivere con la strada dietro l’angolo.

Più lontano un altro cartello, come al solito fatto in casa, portato da una studentessa ventenne di Parigi 8 università di Saint Denis porta scritto: «Il Cpe è una metonimia del capitalismo». Sarà per questo che dietro gli studenti c’erano, ieri ancor più numerosi che nelle settimane passate, intere generazioni di salariati dai nonni ai padri spesso con i nipotini al seguito. Serge è operaio alla manutenzione in un liceo della periferia di Parigi, porta una bandiera del sindacato Sud: «sono in piazza perché ho due figli, uno anche disoccupato, a cui questo governo offre il Cpe che è peggio di una condanna a vivere di stenti.

Ma sono in piazza anche perché il Cpe, dopo il Cne (contratto nuovo impiego già in vigore per le imprese con meno di 21 dipendenti e con le stesse modalità del Cpe, ndr), è un attacco al cuore del diritto del lavoro e dello statuto dei lavoratori che i nostri genitori e i nostri nonni si sono guadagnati in più di cento anni di lotte spesso pagate care. Un po’ più lontano sotto le insegne della Cfdt, il sindacato in teoria più concertativo una signora, Susanne, di 57 anni racconta: «Ero direttrice del personale in un’impresa immobiliare. Ma quello che sta facendo questo governo al mondo del lavoro mi scandalizza.

E con questo è già il terzo corteo a cui partecipo contro il Cpe». Un po’ dappertutto una parola rimbalza tra i più combattivi e motivati delle decine di migliaia di lavoratori che chiudono il corteo parigino: sciopero generale. Forse non ce ne sarà bisogno visto che la spallata di ieri è stata all’altezza delle migliori speranze del movimento. Le cifre dei sindacati parlano, per la sola capitale, di oltre mezzo milione di persone in piazza. E dal resto della Francia gli echi che giungono raccontano di numeri altrettanto impressionanti: duecentomila a Marsiglia, 100mila a Bordeaux, quasi altrettanti a Tolosa, Lione o Lilla e sempre decine di migliaia in tutte le grandi città.

Più di tre milioni secondo i sindacati negli oltre 130 cortei che hanno inondato le piazze di Francia. Il ministero dell’Interno, tradizionalmente avaro, parla di poco meno di un milione di manifestanti. Comunque sia, fatte le proporzioni, si tratta di una mobilitazione almeno due volte più forte che il 18 marzo scorso, data della precedente giornata unitaria lavoratori-studenti, che per di più cascava di sabato, e non come oggi in un giorno lavorativo.

Lavorativo, in realtà, non più di tanto visti gli scioperi diffusi anche se non troppo intensi nel settore privato e molto più massicci nel bastione tradizionale dei sindacati, il settore pubblico. Si sono fermati la metà dei treni più della metà degli autobus, tutte o quasi le scuole o ancora gli uffici pubblici, gli uffici postali e l’attività è stata minima negli ospedali o ancora nei palazzi di giustizia. Fermi anche un terzo degli aerei mentre si è scioperato a macchia di leopardo anche in molti grandi gruppi industriali.

I tranvieri di Parigi hanno fatto un’eccezione e scelto uno sciopero “leggero” per assicurare il trasporto dei manifestanti al corteo e di fatto tanta era la gente che la manifestazione cominciava già nei corridoi sotterranei del metrò.
Il responso è senza appello: la contestazione non si attenua, ma anzi cresce sempre più forte e partecipata. Incidenti, ce ne sono stati un po’ ovunque in Francia, ma molto più contenuti rispetto alle ultime settimane.

Ora la politica. Nel palazzo il primo ministro De Villepin appare sempre più isolato, anche se ha incassato ancora il sostegno di Chirac. All’assemblea nazionale durante il question time persino i deputati centristi dell’Udf che votarono la fiducia al primo governo Raffarin hanno preferito abbandonare l’aula quando il premier si è deciso solo a fine seduta a rispondere alle numerose interpellanze dei deputati sul Cpe, mentre tutti avevano notato l’assenza emblematica del ministro dell’Interno Sarkozy, rivale di De Villepin, sui banchi del governo.

Secondo i leader sindacali ormai non siamo più di fronte ad un conflitto, ma ad una crisi grave che tocca le istituzioni. Francois Chereque segretario generale della Cfdt si appella a Chirac, così come il segretario del partito socialista Hollande. Ed è possibile che entro la fine della settimana il presidente intervenga solennemente sulla questione del Cpe.

Intanto oggi si riunisce il consiglio dei ministri e la fronda anti De Villepin che cresce tra le file dei deputati Ump potrebbe incarnarsi in una contestazione esplicita da parte del numero due del governo Sarkozy al primo ministro. Mentre il coordinamento intersindacale che riunisce sindacati dei lavoratori e organizzazioni studentesche si riunisce sempre oggi per decidere del seguito del movimento.

http://www.liberazione.it/giornale/060329/LB12D6A1.asp