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Francia: la morte annunciata del Cpe, la crisi della ”République“ e il grido dei giovani

mercoledì 19 aprile 2006

Qualche lezione da trarre dopo la vittoria dei movimenti anti precarietà: dal declino del sistema di potere gollista al contropotere delle piazze

di Francesco Giorgini

Quali insegnamenti offre alla politica e quali ripercussioni avrà, oltre le Alpi e nel resto d’Europa, la vicenda del Cpe, il Contratto di primo impiego ritirato dal governo liberal-gollista, clamorosamente sconfitto da due mesi di protesta di piazza?

La prima lezione riguarda l’intensità dell’antiliberismo francese che dieci anni fa, nell’autunno ’95, si bloccò per un mese per difendere la previdenza e i servizi pubblici in altre parole il welfare state.

E oggi, nello spazio di dodici mesi, prima respinge il Trattato Costituzionale europeo in quanto troppo inneggiante al libero mercato, e poi seppellisce sotto l’urlo delle piazze anti Cpe un contratto che voleva imporre alle giovani generazioni una precarietà integrale, lavorativa e esistenziale. Si può discutere sulla capacità dei transalpini nel proporre alternative percorribili e concrete; non si può però sindacare sulla loro lucidità ad individuare e difendere gli spazi di diritto e di ridistribuzione.

La seconda lezione è sulla dialettica democratica, i suoi limiti e l’usura delle istituzioni della IV Repubblica. Il presidente, Jacques Chirac è stato rieletto nel 2002 contro lo spauracchio dell’estrema destra dello xenofobo Jean Marie Le Pen giunto al ballottaggio, con un irripetibile 82%, quindi con i voti di tutta la sinistra. Invece di tener conto di questo fardello, Chirac, che rappresenta di fatto una quarto del paese reale, ha dato fiducia a governi conservatori e liberisti che hanno (invano) tentato di applicare le politiche del Medef (confindustria). L’opposizione marginalizzata e in crisi esistenziale dopo la sconfitta e l’abbandono di Jospin, si è invece spaccata sul referendum europeo dello scorso anno e ancora oggi non riesce a ritrovare il filo di una proposta credibile malgrado le vittorie roboanti alle elezioni regionali ed europee. Un referendum, quello sulla Costituzione Ue, in cui l’88% dei deputati e senatori si era dichiarato a favore del sì al Trattato, mentre alla fine il 55% dei francesi ha votato per il “no”, sconfessando praticamente l’intera classe politica.

Una sconfessione che chiama in causa le pulsioni autoritarie della République: la mancanza di contropoteri, l’irrilevanza della dialettica parlamentare, l’impossibilità della verifica del consenso o della ridiscussione del mandato elettorale e la non molteplicità delle fonti della legittimità. Tutto questo, che i francesi chiamano la “monarchia presidenziale”, ha permesso al favorito del monarca, il premier De Villepin, di prendersi per un piccolo Bonaparte e provare ad imporre, senza alcuna concertazione, una vera porcheria come il contratto primo impiego solo per forgiarsi una statura presidenziale. Questo comportamento ha obbligato la piazza a farsi in qualche modo potere costituente e ad infliggergli una lezione durissima, affossandone la carriera politica. Ma soprattutto ha delegittimato i vertici del post-gollismo (Sarkozy escluso) e ha inibito ogni ipotesi di governo fino alle elezioni del prossimo anno.

La terza lezione è per la gauche in forma di buoni auspici. E consiste nel riscoprire che si può esercitare un’influenza democratica anche se non si conta niente o quasi nelle istituzioni repubblicane; e che si può capitalizzare consensi anche se non si ha nulla da dire in quattro anni di opposizione. La base sociale di interessi e rivendicazioni collettive che costituisce la “clientela” politica della sinistra, composta essenzialmente dai lavoratori salariati, non si è né evaporata né rassegnata. E forse non è un caso che nella settimana in cui sindacati e studenti hanno ottenuto il ritiro del Cpe, la candidata potenziale dei socialisti alle prossime elezioni Segolene Royal, senza aver né guidato né ispirato neanche lontanamente la contestazione, faccia la prima pagina di ben quattro settimanali e registri il suo miglior picco di popolarità nei sondaggi.

La quarta ed ultima e forse più importante lezione, è sul primo, tonante, vagito politico di una generazione di giovani che contro tutti i profeti del “ognun per sé” che li volevano pronti alla docilità in cambio di un tozzo di pane, ha fatto in piazza il proprio apprendistato della cittadinanza, come agire collettivo e appropriazione della “res” - la cosa pubblica.

Per finire il post scritum per il super ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy, ormai candidato quasi unico della destra per il 2007. La cui ipotesi di una “destra-destra” liberista e autoritaria “senza sé e senza ma”, per quanto egemonica all’interno dell’Ump, esce ammaccata e ridimensionata dal conflitto sul Cpe e potrebbe non bastargli per assicurarsi la poltrona di presidente della Repubblica l’anno prossimo.

http://www.liberazione.it

Messaggi

  • Fra poco ci sono le elezioni del sindaco a Milano. Si presentano due liste. Quella di destra con capolista Ferrante e quella di estrema destra con la Moratti. Se fosse candidato Schietti? Ecco il suo programma:

    1) Reddito minimo pro capite di 1000 euro in buoni per il dentista, per l’abbigliamento, per la piscina, per il parrucchiere, per la casa... del genere ticket restaurant.

    2) Un motore di Schietti versione casalinga per ogni abitazione

    3) Tassazione di 5 euro per ogni litro di benzina

    4) Tassazione di 5 euro per ogni detersivo che non sia biodegradabile al 100%

    5) Tassazione di 5 euro per ogni bibita di marca Coca Cola

    6) Vendita di tutte le droghe in farmacia con ricetta medica

    7) Parificazione della prostituzione alle altre professioni con libertà di esercitarla in proprio, in cooperativa o come dipendenti

    8) Tassazione di 5 volte il prezzo per ogni prodotto che non rispetti le norme etiche sui diritti umani, dei lavoratori, dell’ambiente e dei consumatori e non sia riciclabile al 100%

    10) Servizio civile obbligatorio di un mese all’anno per suddivedere fra tutti le professioni che non vuole fare nessuno.

    11) Finanziamento di ogni tipo di avviamento professionale con il microcredito

    12) Organizzazione di concerti e spettacoli per finanziare progetti di solidarietà internazionale

    13) Multa di 100 euro a chi non ha traccia di briciole di biscotti sul cruscotto della macchina, o non ha in tasca preservativi o per le pareti delle case sulle strade senza graffiti, la camicia senza macchie del caffè o di sugo e non dice parolacce almeno tre volte al giorno.

    14) per gli studenti la bigiata obbligatoria, una volta alla settimana dalla seconda media in poi: una volta alla settimana devono uscire di casa per andare a scuola e poi invece non andarci e fare altro a propria discrezione.

    15) permesso di soggiorno per tutti quelli che lo richiedessero attraverso l’effettuazione di un anno di servizio civile retribuito alle dipendenze del comune

    Domenico Schietti
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