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GIORNATE DI MARZO

domenica 19 marzo 2006

di Doriana Goracci

E’ un’assassina-e’ una madre-è una ragazza.

Nel giro di 24 ore apprendiamo: non è un’assassina-non è più madre-non è più una ragazza.

Parlo della cronaca in cui una diciassettenne pugliese , fuggita per amore con il suo compagno in un casale di campagna senza luce e acqua, non è più accusata di maltrattamenti alla figlia di pochi mesi, la bimba è morta per ben altre cause: il danno è stato fatto.

Quante precauzioni dalla stampa vengono prese in tema di violenza, quando chi deve pagare il conto alla giustizia, è tutelato dal potere del denaro, dal potere politico, dal potere mediatico ed infine dal potere maschile? Nell’ eterogeneo universo della violenza si pensa sempre che ci sia chi agisce e chi è agito: spesso i ruoli si invertono e da torturato si diventa torturatore.

Quando il protagonista diventa “la protagonista”, ecco allora arrivare la notizia come liberazione per tutti: le donne sono anche violente, torturatrici, belligeranti, assassine.. L’esasperazione, la rabbia, ma anche la rassegnazione sono figlie della violenza , arrivano a diventare praticabili deliri: il male di vivere non è più una momentanea lucida o confusa follia ma un progetto quotidiano. Io sono vessata ed oppressa? Bene-male per te, io ti opprimo e reprimo come posso.

Delle manifestazioni di ieri contro la guerra o del presidio a Milano a San Vittore, i giornalisti ne parleranno poco, loro sono diventati una categoria “precaria” e rivendicano il contratto e oggi sono in sciopero.Si è proposto in rete di raccontarla noi questa giornata. Poi di fatto non ci sono state azioni “distruttive” in Italia il 18 marzo, ci siamo fatti in decine di migliaia una bella passeggiata di sabato, come tante altre volte con le assenze non giustificate, gli assenti temevano "disordini e infiltrazioni"...

Anche dalle copertine dei quotidiani "comunisti" nostrani, già da ieri era sparita la ribellione francese alla legge sulla precarietà lavorativa per i giovani: certo è che, la protesta è stata dilagante in tutta la Francia,la Sorbona è chiusa a tempo indeterminato.

In Francia, mi raccontava Roberto Ferrario venuto da Parigi a Roma per il nostro Collettivo Bella Ciao italiano, non ci sono come da noi sigle associazioni partiti e partitini nel movimento, il movimento si accorpa e unisce imprevedibilmente e a volte anche molto violentemente. I giovani francesi non accettano questa nuova legge , quì in Italia la cosciamo già l’in-flessibile legge Biagi e tutti i suoi corollari sulla precarietà, la stiamo conoscendo sempre meglio...

Quì da noi sembra che alcuni non riescano a tollerare i nazifascisti, gli xenofobi e i razzisti che fanno altre passeggiate dalle nostre, impuniti come chi li protegge e magari pure li candida.

Ma cosa c’entra tutto questo con la guerra? E allora lo ricordo, per chi non lo sapeva, che il 18 marzo si è manifestato nel mondo contro la guerra e ci siamo sentiti uniti a tante altre piazze in nome della" libertà uguaglianza fratellanza".

Ma come dovremmo resistere e sopravvivere non-violentemente a questo sciopero perenne della ragione?

Dobbiamo ritornare o meglio rimanere nel silenzio confinante dei media?

Dobbiamo comunicare in altro modo il nostro rifiuto del potere?

Dobbiamo sentirci sempre dur* poch*e pur*?

Le domande aumentano in proporzione alla repressione.

La stampa tutta, come il sistema, si schiera, emargina, accusa i violenti siano essi con le pance piene sia con le pance vuote: teste calde, pericolose.

Siamo ancora una volta davanti a risposte violente, molto violente.

Ed io, come altri resistenti ostinati,a passeggiare reggendo striscioni, con la mia manina di donna in nero che dice “articolo 11 l’Italia rifiuta la guerra”.

Non basta.

Qui l’incubo si è fatto tragica realtà, nessuno avrebbe pensato che in tempi così brevi avremmo dovuto scegliere se vivere o sopravvivere a questa devastata rappresentazione della politica.

Al 9 aprile ci pensano tutti, ognuno a modo suo.

Il potere come la guerra è globale.

Foto di Claudio Testa
Foto di Claudio Testa
Foto di Claudio Testa
Foto di Roberto Ferrario
Foto di Roberto Ferrario
Foto di Roberto Ferrario

Messaggi

  • Vi invio quest’intervento, che trovo molto bello, di un partecipante alle
    manifestazioni di questi giorni in Francia contro il "contratto di primo
    impiego" caldeggiato dal governo di Chirac e Villepin.(trad.corretta)
    > http://paris.indymedia.org/article.php3?id_article=54238

    In questa settimana si confrontano persone determinate con le forze in
    assetto di guerra inviate dal governo.
    Dopo la "presa" della Sorbona e la sua evacuazione, le prime pagine dei
    giornali raffigurano il movimento « anti-cpe » in una fase violenta, opera
    di «casseurs»( soltanto uomini, beninteso...).
    Dopo una settimana, ne discuto con i/le miei vicini/e sul metro o la RER,
    con la gran parte dgli impiegati/e seduti/e dietro le casse del
    supermercato, dei conduttori dei trasporti pubblici che utilizzo.
    Ho sempre ricevuto attestati di solidarietà verso la nostra lotta.
    E’ vero, ho dovuto spesso spiegare l’uso spettacolare che i media fanno del
    termine « casseurs », spiegare che si tratta comunque di manifestanti (e
    per di più numerosi/e), che non c’è niente di gratuito in questi atti, che
    dimostrano solo la determinazione di un movimento che non desidera
    conoscere gli stessi fallimenti dei precedenti, che cerca a tutti i costi
    di evitare gli stessi errori. Che Villepin non ritira il suo testo, né
    oggi, né domani, né tra una settimana, che si ostina, e che ciò che noi
    tutti/e vogliamo è che la lotta vada avanti, che le discussioni già
    iniziate si sviluppino e si amplifichino... e che ciascuno prenda
    finalmente posizione pro o contro tutto ciò che si propone, e che subiscono
    i più precari, coloro che non ne possono più del loro lavoro, del loro
    padrone, della loro vita.
    Poiché sentiamo ovunque, nell’aria e nelle parole, un sostegno,
    delle domande, un desiderio che ciò esploda..
    Noi cerchiamo un luogo (o molti) che possa diventare un punto di coesione,
    un luogo di convergenza dove tutti coloro che scioperano, del pubblico come
    del privato, i precari, gli attivisti e gli altri possano incontrarsi,
    condividere le loro esperienze, le loro sofferenze, le loro speranze e
    ripartire con la voglia di continuare, di spingere più lontano la lotta che
    abbiamo cominciato.
    Vogliamo lo sciopero generale, che la macchina si fermi, che la routine sia
    spezzata.Vediamo già i sorrisi, la gioia che animano coloro che vogliono
    che tutto ciò accada, coloro che sono già in lotta.
    Ci riconosciamo per la strada, senza conoscerci: noi non siamo più degli
    anonimi.
    Non vogliamo capi, né portavoce. Quelli che ci sono, noi non li
    riconosciamo come tali. Che alcuni/e si siedano al tavolo del governo, ed
    essi saranno rinnegati. Non abbiamo niente da negoziare, e molto da
    prendere. Lo sappiamo ora più che mai.
    Chirac è stato eletto contro Le Pen, la sua maggioranza si è insediata
    grazie all’astensione dell’elettorato di sinistra.
    Le leggi, i decreti, le ordinanze applicate da allora sono illegittimi,
    come i governi che si sono succeduti.
    Abbiamo visto di tutto: politiche che attaccavano i/le più deboli, i/le più
    sottomessi/e (clandestini/e, disoccupati/e, rmisti/e), delle leggi che,
    tuttavia, erano riuscite a far nascere contro esse dei veri movimenti
    (pensioni, riforma Fillon), delle misure poliziesche "d’eccezione" che sono
    diventate la norma. Abbiamo vissutolo stato d’emergenza e la repressione
    dei moti di Ottobre-Novembre 2005. E siamo rimasti/e passivi/e.
    Questo non accadrà più.Noi vogliamo dare più di un "colpo di freno". Noi
    critichiamo questo mondo e i suoi valori, le evidenze che porta in sé.
    Critichiamo la scuola e la formazione, il lavoro salariato, la crescita e
    la "piena occupazione", il progresso e il suo codazzo di distruzione.
    Critichiamo iruoli che la società vorrebbe farci svolgere: non saremo
    cinici senza pietà, "vincitori" pronti a schiacciare gli altri,
    consumatori passivi o schiavi.
    Non combattiamo soltanto la precarietà , combattiamo lo sfruttamento
    e la sottomissione obbligatoria. Sappiamo che sono numerosi/e
    coloro che non osano più opporsi. E quelli che non hanno né un CPE, né un
    CNE, ma un CDI o un contratto precario.
    Noi combattiamo per una dignità che è stata ridicolizzata e sacrificata
    sull’altare della competizione capitalista.
    Ecco perché la solidarietà cresce, la rabbia matura e uno sciopero generale
    si annuncia (forse).
    Sappiamo che non c’è alternativa a sinistra per il 2007, che le urne non ci
    porteranno che nuove delusioni, che bisogna fare tutto, qui e ora, in modo
    autonomo, senza contare né sui sindacati né sui partiti.
    Non abbiamo alcuna fiducia nei media e faremo di tutto per mettere a nudo
    le menzogne che essi diffondono.
    E’ attraverso la presa di parola, le scritte sui muri e nei metro, il
    passaparola e i media alternativi che noi ristabiliremo la verità, creeremo
    dei legami, delle complicità.
    Infine, la lotta non deve fermarsi oggi per un’altra ragione: gli
    accusati/e, i colpevolizzati/e di quest’ultimi giorni, di novembre, di
    tutti i movimenti sociali di questi ultimi anni hanno bisogno del nostro
    sostegno totale perché un’amnistia sia possibile.
    Non abbandoneremo nulla (e nessuno)!
    Solidarietà tra tutti/e gli/le insorti/e indipendentemente dai loro modi
    d’azione o d’intervento!
    PS: questo "Noi" è quello di chiunque si riconoscerà in questo testo e di
    chiunque me lo abbia ispirato. Potete farne ciò che volete: opuscolo,
    appello o altro. Io non ne sono il padrone.

    — 
    Co.co.co macht Kinder froh
    und der Meister ebenso
    18/03/2006 22.53.49

  • Nel ’68 non ero nato, quindi il quartiere latino rovesciato l’ho
    imparato dalle foto, rabbiose e dolcissime. Non ero con gli studenti
    italiani, con Franco, Oreste, Jaro, ad occupare la Maison d’Italie, ho
    imparato dalle parole e dai ricordi.
    Nel ’94-’95, piccolino, ho imparato ad occupare le scuole, ero
    felice e leggevo di Parigi, senza capire molto. Poi altri ricordi mi
    hanno insegnato: i trasporti bloccati per settimane, vetrine in pezzi,
    Deleuze che vola via, prefigurazioni di lotte post-fordiste, la
    metropoli e la grave general, i disoccupati e le tute bianche.
    Nel 2000, un’altra "epoca", più grande, provammo ad andare a Nizza,
    e rimasi, assieme a tanti, a prendere botte e lacrimogeni a
    Ventimiglia. Poi, dopo Genova, ho conosciuto la Francia dei forum,
    qualla insopportabile di Le monde diplomatique, sovranista e
    tiepidamente xenofoba, delle sette comuniste che l’immaginazione
    vorrebbe estinte. Fortuna ha voluto l’incontro (l’incontro prima della
    forma) con gli intermittenti e i precari dello spettacolo e della
    cultura: veloci e singolari, tra metrò e flic, tg occupati e piazze
    disordinate.
    Ho capito alcune cose, credo di averle capite bene. In Francia non
    esiste continuità organizzativa, soggettività autonoma organizzata,
    per esser chiari nulla che possa assomigliare ai centri sociali o
    all’arcipelago post-autonomo italiano. C’è l’ag (l’assemblea
    generale), magari piena zeppa di sindacati o di trotskisti, magari
    anche onesti e laici, poi c’è l’espressione, lo sciame, il fascino
    carnale e innocente della piazza rovesciata e illuminata a giorno,
    distratta e bellissima, aggressiva e generosa, elegante e sbarazzina.
    Ho letto in ritardo e con odio, odio viscerale, i giornali italiani
    e alla "sinistra radicale" preferiso i padroni, al manifesto o
    liberazione il corriere. Per lo meno, per una schietta preoccupazione
    padronale, il corriere sà leggere la tendenza e cosa significa la
    Francia degli studenti e dei precari.
    Sinistra analfabeta, sinistra ingorante, sinistra priva di dignità,
    sinistra di sotto-ministeri e di sotto-gabinetti, sinistra di
    pulcinella e caruso, farina e bertinotti, parassitaria e provinciale,
    piccola, minuscola, bigotta!
    Mi piacerebbe parlare con Sansonetti e chiedergli cosa significa
    titolare "Parigi si, Milano no". "Caro Piero, hai presente cosa sta
    accadendo a Parigi? Sei così convinto che ci siano da una parte la
    piazza colorata e dall’altra i casseur?" Falso, so che la cosa
    consolerebbe la sinistra priva di dignità, quella delle poltrone e
    delle sotto-poltrone, ma questa cosa è falsa. Anch’io dico "Parigi
    si, Milano no" ma per altri motivi. Non è la quantità di distruzione e
    di radicalità, ma la qualità potente dello sciame, della posta in
    gioco. Milano è triste, Parigi è felice; Milano diminuisce potenza e
    affetti, Parigi li accresce.
    In migliaia si attacca, ripeto si attacca, alla Sorbona, perchè la
    Sorbona è militarizzata e cinta d’assedio da una settimana. Gli
    studenti reclamano l’accesso alle proprie università per poterle
    autogestire e il governo, in crisi evidente, risponde con la
    militarizzazione. Quindi si attacca, in migliaia, e la cosa contagia,
    come un virus che dilaga veloce. La precarietà garantisce l’attacco.
    Non esiste un dibattito del cosiddetto "movimento" sulle pratiche,
    sulla partitura, sulle misure morali, paccottiglia nostrana. Esiste la
    precarietà e l’indignazione, la velocità metropolitana, il blocco, lo
    sciopero, l’efficacia e il disordine. Esiste una capacità di relazione
    tra le lotte sociali che noi non riusciamo a far emergere. Leggo
    Cremaschi e penso: "ma questo dove vive? Dov’era il sindacato quando,
    nell’autunno, gli studenti hanno occupato le università contro il Ddl
    Moratti, parlando esplicitamente di precarietà, chiedendo
    esplicitamente una relazione sul terreno
    della precarietà e del reddito?" Cobas e Fiom ci invitavano
    gentilmente a mobilitarci contro la Bolkenstein, Rdb faceva un
    imponente sciopero per conto suo, poi i Cobas ne hanno fatto un’altro
    e poi i metalmeccanici sono venuti a Roma. Tutti ci hanno invitato,
    gentilmente, nessuno è riuscito a cogliere la sfida, meglio, nessuno
    ha voluto cogliere la sfida. Per la sinistra e i sindacati francesi
    (confederali e di base) le mobilitazioni degli studenti sono
    un’occasione da implementare, per quelli italiani una iattura da
    tenere sotto controllo.
    Sinistra itali(di)ota che sà plaudire alle lotte solo se si trovano
    ad almeno 1.000 km di distanza! In questi casi si può anche evitare di
    parlare di non-violenza o di altre miserie ideologiche: retorica
    politica senza linguaggio, manierismo morale senza etica!
    Sciopero metropolitano, questa è Parigi. Tutto si blocca e le
    figure sociali si compongono, gli affetti si accrescono. Questo non
    toglie l’ambivalenza assoluta dello sciame. Lo sciame sono anche i
    ragazzi delle banlieue che svaligiano le gioiellerie lungo il percorso
    del corteo e picchiano e derubano gli studenti bianchi dei licei
    parigini. La parola, in quei casi, non gioca più nessun gioco, il
    linguaggio, peggio il dialogo repubblicano, gira a vuoto,
    semplicemente o reagisci o ti allontani (meglio allontanarsi).
    Lo sciame, però, sono gli studenti in piazza con i lavoratori dei
    trasporti (che non hanno bisogno di fare una piazza autonoma per
    palare di loro stessi), sono un milione e mezzo di persone a Parigi,
    sono gli studenti medi che occupano le scuole, sono le barricate al
    quartiere latino, sono Marsiglia e Rennes che bruciano, sono i
    sindacati che attribuiscono a Chirac le colpe delle violenze -
    piuttosto che fare fiaccolate con i commercianti - , sono i docenti e
    i presidi che bloccano la didattica (cosa accaduta anche da noi e
    stigmatizzata in alcuni casi dai Ds), sono le corse da un metrò
    all’altro, l’indizione dello sciopero generale.
    Non so bene dire come continueranno le cose, non ho colto fino in
    fondo la maturità del discorso politico, soprattutto per la distanza
    che separa ed espressione, discussione pubblica e sperimentazione
    pratica. Ho l’impressione, potrei sbagliarmi, che le lotte possano
    vincere e che in qualche modo abbiano già vinto. De Villepin fa
    trapelare voci di dimissioni, Chirac chiede dialogo e i socialisti
    fanno una campagna elettorale all’attacco.
    Come si fa questa cosa in Italia? Adesso non si fa proprio un
    cazzo, perchè si vota e poi si vota e poi si vota e poi si vota...mi
    raccomando mandiamo a casa quel cattivone di Berlusconi (brutto
    cattivo, oh) e affidiamo le politiche del lavoro ai liberisti
    responsabili, così, come dice Bertinotti, avremo finalmente il LAVORO,
    quello vero!
    In autunno si poteva fare e non è colpa degli studenti e dei
    precari se la sinistra italiana, in particolare la sua caricatura
    radicale, è senza dignità, senza decenza, senza passioni, senza qualità.
    Non è colpa degli studenti e dei precari, ma con questa roba
    bisogna fare i conti e non ci si può nascondere.

    Sotto il pavè, a Parigi, c’è ancora la spiaggia e il sole e la felicità
    f.esc

    p.s. a breve faremo seguire un documento collettivo (roma,
    padova, venezia, bologna, trento) di bilancio dell’esperienza parigina.
    Ricordo inoltre che un nostro fratello è stato gravemente ferito ad una
    mano dalla polizia nei pressi della Sorbona. Operato per più di 4 ore
    venerdì è costretto a rimanere a Parigi sotto osservazione per qualche=

    giorno ancora. Un saluto e un abbraccio smisurato a lui, nella
    speranza che ritorni presto e che i burocrati della sinistra, compresi
    i "tifosi" del nuovo ’68, muoiano tutti.

  • Ieri, 18 marzo, un’imponente manifestazione contro la guerra a Roma,
    con circa 300.000 persone scese in strada; tra questi, i direttivi dei
    partiti della sinistra radicale al completo, frementi di mostrare il
    loro coinvolgimento sul tema della pace
    e la loro partecipazione al corteo pre-elettorale, soprattutto.. .
    Poteva essere una bellissima , vivace manifestazione , se non ci fosse
    stata la spaccatura fra gli organizzatori e il comitato Iraq libero;
    i primi, infatti, mettendo in evidenza l’ipocrisia dilagante, non hanno
    accettato il rappresentante della resistenza irachena Al Kubayisi, ex
    detenuto di Abu Grhaib, sul palco ufficiale a pza Navona; l’iracheno ha
    infatti tenuto il suo intervento solo dopo la fine degli altri, dal
    palchetto laterale di radio città aperta. Il che, é stao molto triste,
    considerato che , se si sviscera la propria contrarietà all guerra, non
    si possono poi isolare e giudicare i fautori di una resistenza
    sviluppatasi nello stesso teatro di occupazione militare.
    I DS avrebbero anche boicottato l’organizzazione di alcuni pullman dal
    nord . Nessun impedimento, invece, per l’iniziativa di alcuni poco
    definiti gruppi cattolici, che nella serata hanno inscenato canti in
    cerchi, tenendosi per mano, formando un’enorme croce umana e invocando
    al ’signore’, quale unico portatore di pace nel mondo. Chissà a chi si
    riferissero..
    Andrea

  • Accludo una mia riflessione, pubblicata ieri sul mio blog (www.anellidifumo.ilcannocchiale.it) perché mi pare in tema:

    In Francia, centinaia di migliaia di giovani, con la vicinanza dei loro fratelli maggiori e spesso dei loro genitori, sono scesi in piazza per protestare contro la riforma del mercato del lavoro, la Cpe. Si tratta di una riforma che consentirebbe agli imprenditori di licenziare i lavoratori fino a 26 anni senza alcuna giustificazione. Secondo quasi tutti gli economisti italiani, la situazione francese, anche dopo l’introduzione della Cpe (Contract premierè embauche) resterebbe di gran lunga più carica di garanzie della situazione italiana dell’attuale legge 30.

    In Spagna, decine di migliaia di giovani protestano nelle piazze perché i municipi non vorrebbero consentire loro il "botellon", ossia l’ubriacatura generale del sabato sera, che i gaudenti e fieri chicos y chicas conseiderano una tradizione irrinunciabile. Per diferendere questo loro diritto allo svacco - molto condivisibile, per altro - sono stati disposti a scontrarsi con le forze dell’ordine.

    In Italia non abbiamo alcun motivo per festeggiare e molti per protestare duramente. Chi studia, sa che il suo pezzo di carta non gli farà trovare lavoro, se non per pochi giorni o settimane. Nessuna possibilità di progettare una vita, di prendere impegni, di emanciparsi dall’assistenza familiare, di sposarsi, di andare a vivere per conto proprio, di avere figli, di accendere un mutuo. I genitori e i nonni dei ventenni e dei trentenni d’oggi non hanno potuto laurearsi, ma hanno potuto trovare un lavoro per tutta la vita e diventare cittadini a tutti gli effetti. La loro prole, no.

    E tuttavia, per le strade italiane non ci sono i cortei con centinaia di migliaia di protestatari che vediamo a Parigi o a Madrid. I giornalisti italiani vanno nelle università di Roma e Milano, intervistano gli studenti e trovano disinformazione, apatia, amorfismo, ignoranza e un generale senso di inutilità. Due generazioni, quella dei ventenni e quella dei trentenni, che paiono rassegnate all’idea di vivere in un Paese perdente.

    A me pare molto più grave una situazione di rassegnazione collettiva che quella di scontro. A voi?

    Sciltian

  • una questione di numeri?
    è una questione di consapevolezza?
    è una questione di qualità?

    i "ragazzi" francesi sono TANTI, perciò non possono essere tutti teppisti/terroristi di estrema sinistra...! gli antifascisti milanesi, invece, sono pochi, perciò - in quanto minoranza - devono avere per forza torto: così ragionano i media, e così ragiona colpevolmente il nostro amatissimo centrosinistra; riusciranno le destre a strumentalizzare entrambe le forme di dissenso di questi pericolosi "sfasciavetrine", guadagnando il plauso di Prodi, Fassino e (l’ultimo arrivato) Farina? staremo a vedere.
    perchè non sostenere poi, così come s’è detto per gli autonomi di Milano, che i "ragazzi" francesi sono poveri scemi caduti nella trappola tesa loro dal governo?! sempre perchè sono TANTI, TROPPI, ovvio! e di fronte ad una protesta di popolo è quindi impossibile strumentalizzare alcunchè... ma è questo un loro merito, o piuttosto una nostra colpa?!? non sarebbe più sensato dire che c’è in Italia oggi un problema grave, anzi gravissimo, di mancanza di consapevolezza, di partecipazione, di valori e di memoria storica?

    c’è qualcosa di poco chiaro, anzi qualcosa di molto sporco in tutto ciò, e le ragioni sono: la sempre più forte lobotomia mediatica + l’addormentamento sociale voluto dalla sinistra cosiddetta "moderata".

    • cari compagni

      l’Italia non ne puo’ piu’ di Berlusconi.Quello che nessuno mette in luce e’ che il paese sta morendo in tutti i sensi.C’e’ un impoverimento di settori popolari di tipo sudamericano,i servizi sociali specie al centro-sud erogano poco e nulla il welfare e’ una risata ( sussidi di 400 euro l’anno per le madri sole) una casa in affitto costa un salario pieno.Quante madri-bambine in campania puglia sicilia dovrebbero stare sui libri invece di farsi mettere incinte a 4 anni per poi fare una vita di stenti quanti giovani si laureano per salari di ottocento euro al mese meno di un portalettere.In piu’ l’Italia e’ un paese feudale dove chi ha il padre ricco va avanti gli altri si arrangiano.Speriamo che la sinistra dia almeno il sussidio di disoccupazione un sussidio serio o un lavoro vero a giovani e meno giovani.Se no l’america latina sarà l’unico orizzonte.O ricominceremo ad emigrare.

      Comunque io votero ’RC anche se mi sembra si stia moderando troppo

      hasta siempre
      donatella

  • Vedo con piacere dal sito che nasce il Collettivo Bellaciao in Italia dopo Francia, Gran Bretagna, Argentina

    MI piacerebbe saperne di più.

    Chi siete? Come è nato il Collettivo? Cosa pensate di fare?

    E soprattuto come fare a contattarvi!

    ciao
    Mariangela
    Collettivo Bellaciao Gran Bretagna