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Genova G8 : "I carabinieri caricarono con spranghe di ferro"

venerdì 26 novembre 2004

Mazze. Spranghe. Tubi di ferro. Appaiono nelle immagini mostrate in aula,
nel processo contro 25 no global accusati di devastazione e saccheggio per
gli scontri al G8 del luglio 2001. Quegli oggetti non sono tra le mani dei
manifestanti violenti.

Sono impugnati da un reparto dei carabinieri,
durante la carica in via Tolemaide del giorno 20. L’episodio innescò le
violenze e fu preludio alla morte di Carlo Giuliani. «I carabinieri, oltre
ai manganelli regolamentari, usarono contro i manifestanti spranghe e
mazze fuori ordinanza»; lo affermano gli avvocati degli imputati.

Lo ribadiscono con le immagini, facendo proiettare davanti ai giudici quelle
diapositive. Interrogato il capitano Antonio Bruno, teste dell’accusa. Era
al comando di 190 carabinieri del battaglione "Lombardia", insieme al
vicequestore Mario Mondelli. Assiste in silenzio allo scorrere delle
immagini. Due video, sessanta foto.

In quegli scatti quindici carabinieri utilizzano mazze e spranghe fuori ordinanza. Regolari? Lo chiede l’avvocato Emanuele Tambuscio, Bruno risponde: «Il reparto era equipaggiato con i tonfa (un particolare tipo di manganello utilizzato per
la prima volta in occasione del G8, ndr), per cui i militari che si vedono
con le spranghe o le hanno portate di loro iniziativa oppure le hanno
raccolte negli scontri con i manifestanti».

Bruno risponde anche alle domande dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani.
Spiega perché il corteo fu caricato: «Improvvisamente, all’imbocco di via
Pisacane presidiata dal terzo plotone, un gruppo molto consistente di
manifestanti con volto coperto da fazzoletti e passamontagna di colore
nero e armati di spranghe, incominciò a lanciare contro i militari
bottiglie di vetro, pietre, bottiglie incendiarie, petardi, mentre nel
contempo rovesciava e accatastava cassonetti dell’immondizia per formare
delle barricate». Poi il caos.

M. Men.

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