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Genova G8 : il giudice decide se processare i poliziotti

domenica 28 novembre 2004

La difesa insiste: a Torino

Il 13 dicembre la sentenza del gup

Genova Il giorno è fissato. Il 13 dicembre il giudice Daniela Faraggi
deciderà se rinviare a giudizio i poliziotti nel mirino dei pm per
l’irruzione alla scuola Diaz, il blitz delle polemiche, violento e
sanguinoso, che concluse due giorni di scontri al G8 del luglio 2001.

Proseguita a tappe forzate, con il gup che ha travolto come un caterpillar
opposizioni, eccezioni, istanze della difesa, l’udienza preliminare si è
conclusa ieri mattina. Era iniziata il 26 giugno, con la ponderosa memoria
dei pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini (261 pagine fitte di
rimandi, allegati fotografici e note a pie’ di pagina); è proseguita con le
arringhe dei difensori. Ventotto gli imputati, accusati di falso, calunnia,
lesioni gravi. Nomi nobili della polizia italiana. Spiccano quelli di
Giovanni Luperi e Francesco Gratteri, oggi ai vertici dell’antiterrorismo.

Nell’aula al quinto piano le ultime baruffe. Di nuovo all’attacco i legali
degli agenti indagati. Tornano a chiedere lo spostamento a Torino. E ancora
ricordano (come fa Maurizio Mascia, difensore dell’ex numero uno della
Digos genovese Spartaco Mortola) l’episodio delle telefonate di quella notte.
Mortola parla dal telefonino di un collega e aggiorna della situazione il
pm di turno quella notte, Francesco Pinto. Racconta l’episodio
dell’accoltellamento di un agente e, spiega ancora Mascia, gli incroci tra
tabulati, orari e filmati confermano che Mortola stava per l’appunto
parlando con il magistrato. Il pm fu tenuto aggiornato, con ripetute
telefonate, spiegano i legali. E questo basta, oggi come già ad aprile,
ancora in fase istruttoria, a dar corpo a una richiesta: spostare il
processo, «perché Genova non può vagliare il ruolo di un magistrato
genovese». Storia già vista, storia che si ripeterà: l’eccezione sarà
riproposta anche davanti ai giudici del processo, se il rinvio a giudizio
arriverà.

Respinta anche la sollecitazione dell’avvocato Carlo Di Bugno, difensore di
Giovanni Luperi. Ha chiesto un nuovo interrogatorio del vicequestore Pietro
Troiani e del suo autista Michele Burgio: hanno portato nella scuola le
molotov, usate come falsa prova per giustificare l’arresto dei 93 no global.
Altro fronte di ostilità. I tabulati. Le annotazioni (attenzione, solo
contatti e orari, non intercettazioni) sulle telefonate intercorse la notte
dell’irruzione tra i poliziotti. La difesa ha chiesto più volte
l’acquisizione integrale dei documenti e non i "brogliacci", gli appunti
parziali e sommari della polizia giudiziaria. Per smorzare le tensione si è
speso personalmente il procuratore capo Francesco Lalla, che si è fatto
consegnare parte degli originali. Ma la polemica è proseguita e, secondo
copione, si è conclusa con un nuovo rigetto del giudice.
L’udienza preliminare è conclusa. Addirittura in anticipo sulle previsioni.
Lunghi invece, rispetto alla consuetudine, i tempi che il giudice si è
preso per sciogliere la riserva. La vicenda Diaz è complessa, articolata e
straordinariamente delicata. Il tempo per ripercorrerla ancora una volta
servirà tutto.

Marco Menduni

secolo xix