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Gli italiani all’estero

venerdì 14 aprile 2006

di Susanne

Prima di venire in Italia, ho imparato l’italiano in Germania e per molti anni mi ero impegnata per la lotta sindacale proprio degli immigrati italiani in Germania. Assieme a me c’erano alcuni studiosi universitari, italiani. Tutti questi italiani, dal manovale meridionale semianalfabeta a quelli plurilaureati, erano saldamente dalla parte della classe lavoratrice.

E mi ha sempre fatto una grande pena vederli prendere ferie allo solo scopo di andare in Italia a votare, anziché risolvere la questione con una gita domenicale al prossimo consolato italiano, come invece, è concesso ai cittadini tedeschi residenti all’estero.

Mi ricordo con grande commozione due personaggi particolari: un giorno apparve davanti alla mia porta un uomo che si identificò come pastore valdese e mi chiese se sapessi dove avrebbe potuto prendere una camera in affitto per tre mesi. La camera gliela dessi io - la mia stanza per gli ospiti - ma naturalmente non era in affitto. Quel pastore era venuto a lavorare in una fabbrica per tre mesi, per verificare le condizioni in cui
vivevano gli immigrati in Germania. Il pastore era venuto a chiedermi aiuto, invece era finito per arricchire me e la mia famiglia ed alla fine ci era dispiaciuto vederlo tornare in Italia.

Un anno dopo arrivò una ragazza dalla Toscana, cui il pastore aveva dato il mio indirizzo. Buttata alle ortiche i suoi studi universitari, era venuta a cercare lavoro in Germania. Siccome all’inizio non sapeva una parola di tedesco, dovette iniziare facendo le pulizie in un ospedale. Alla fine del primo parlava bene il tedesco e nel giro di altri tre anni era riuscita ad
ottenere un posto presso il sindacato tedesco, per occuparsi delle faccende degli iscritti italiani.

Sia il pastore che l’amica toscana facevano il loro meglio per convincere gli italiani all’estero di votare a sinistra. Io ero convinta, all’epoca, che il gravoso dovere degli italiani di recarsi in patria ogni qualvolta si svolgessero le elezioni, fosse un trucco per tenere lontana dalle urne la massa proletaria emigrata.