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I MUTAMENTI CLIMATICI NEL MONDO

venerdì 18 marzo 2005

Il Kilimangiaro, uno dei pochi posti del pianeta dove troviamo neve e ghiacciai all’Equatore, potrebbe perdere le sue nevi perenni entro il 2015, a causa del cambiamento climatico.

di Lucio Garofalo

Durante il XX secolo si sono registrati due periodi storici molto caldi: il primo, all’inizio del secolo, fu causato da fenomeni naturali; il secondo, a partire dal 1960 ad oggi, è invece determinato dal cosiddetto “effetto serra”. Tale fenomeno scaturisce dall’accumulo dei “gas-serra” nell’atmosfera, tra i quali il più nocivo è costituito dall’anidride carbonica. Tale gas, che in percentuali tollerabili è sempre stato presente nell’ambiente naturale e nell’atmosfera terrestre, è ormai prodotto in dosi notevoli e non più compatibili con l’ecosistema planetario, ed è emesso soprattutto dagli scarichi industriali, dalle automobili e dalla combustione delle foreste.

Il Protocollo d’intesa di Kyoto (in Giappone) è stato elaborato dall’O.N.U. nel 1997 ed impone un taglio alle emissioni dei “gas-serra”, ma non è stato ratificato ufficialmente a causa del rifiuto dell’amministrazione statunitense. La Conferenza mondiale dell’Aia sui mutamenti avvenuti nel clima terrestre, si concluse nel 2000 senza portare ad un accordo utile sulle procedure da seguire per attuare quanto era stato deciso nel vertice internazionale di Kyoto. Il fallimento della Conferenza dell’Aia, e il naufragio dell’intesa raggiunta a Kyoto, nel ’97, sotto l’egida delle Nazioni Unite, recano una precisa responsabilità politica e storica, che va ascritta al governo degli Stati Uniti, al suo atteggiamento arrogante, irresponsabile, egemonico e (una volta si sarebbe detto) imperialista!

Gli U.S.A., da soli, producono circa un quarto del totale delle emissioni di “gas-serra” presenti nell’atmosfera terrestre, vale a dire la stessa quantità prodotta dall’Africa, dalla Cina e dal Giappone messi assieme! Pertanto, il diniego di applicare la riduzione di emissioni di gas inquinanti, così come previsto dal Protocollo del 1997 - che pure è una misura insufficiente e tardiva, ma comunque è già qualcosa -, risponde ad una strategia geo-politica di segno neoliberistico, unilateralistico ed egoistico, che fa capo all’amministrazione nordamericana guidata da Bush junior il quale, tra l’altro, aveva promesso, durante la sua prima campagna elettorale, di rispettare e attuare gli accordi sanciti a Kyoto.

Oggi, la posizione del governo statunitense è largamente invisa e sgradita nel mondo (anche per altre ragioni, connesse alla guerra nel Golfo Persico), e risulta inaccettata ed inaccettabile per un cittadino nordamericano su due. Tale linea, assolutistica, irrazionale ed intransigente, fa degli Stati Uniti d’America una “superpotenza” puramente militaristica, sempre meno amata e rispettata nel mondo. A tale proposito basterà ricordare la chiara intenzione di espandere, da parte del governo Bush, all’intero continente americano, da Nord a Sud, dal Canada all’Argentina, il cartello tra Canada - U.S.A. - Messico sul mercato e sul commercio unico, senza alcuna frontiera o barriera per le merci e i capitali, ma solo per le idee e le persone umane. Fino a pochi anni or sono, si evidenziava la posizione cubana come l’unica eccezione al disegno egemonico-espansionistico statunitense; oggi, invece, l’area del dissenso e dell’antagonismo si è estesa nell’intero continente americano, da Nord a Sud, ed ha nel Brasile di Lula il suo principale punto di riferimento geo-politico ed economico.

Messaggi

  • ...a ulteriore conferma,da una rivista autorevole e senza dubbio apolitica:

    ""Siamo diventati agenti geologici,capaci di influenzare i processi che determinano il clima",afferma il climatologo George Philander.E’ praticamente certo che l’attivita’ umana abbia causati buona parte del riscaldamento del secolo scorso,come ha stabilito nel 2001 un fondamentale rapporto dell’International Panel on Climate Change (Ipcc) della Nazioni Unite"

    National Geographic-Settembre 2004

    "Sono dieci anni che dirigo questa rivista , e ormai so quali articoli scateneranno un’ondata di critiche da parte dei lettori.Ogni volta che pubblichiamo una storia che mette in discussione le opinioni piu’ diffuse e radicate,alcuni lettori ci scrivono indignati.Bah,ci risiamo.Ben 74 pagine di questo numero sono dedicate ai cambiamenti globali del clima , e sono pronto a scommettere che riceveremo missive da persone che non credono che il clima stia cambiando o che l’uomo contribuisca al problema.Qualcuno decidera’ di disdire l’abbonamento alla rivista.Perche’ dunque pubblicare questi articoli?Semplice.Perche’ il problema e’ troppo importante per far finta di niente.Dall’Antartide all’Alaska,al Bangladesh,la tendenza al riscaldamento globale sta modificando l’habitat,con ripercussioni gravi sugli ecosistemi e sull’economia.(...)E’ questo il tema piu’ importante della geografia del nostro secolo.Se qualcuno cancella l’abbonamento,pazienza.Ma se non pubblicassi questa storia non riuscirei piu’ a guardarmi allo specchio senza provare un profondo senso di vergogna"

    William Allen -National Geographic ,Settembre 2004-Direttore della rivista

    "L’innalzamento della temperatura provoca inevitabilmente un aumento di volume di volume degli oceani per dilatazione; a questo,si aggiunge il massiccio apporto di acqua dolce derivante dalla fusione dei ghiacciai.(...)Mai in passato,un numero cosi grande di esseri umani ha abitato vicino alla costa(...).Enormi centri urbani in cui la popolazione e’ concentrata presso pianure costiere o delta fluviali (Shangai,Bangkok,Giacarta,Tokio e New York) sono a rischio.L’impatto economico e umanitario previsto per paesi a quota molto bassa,densamente popolati e diperatamente poveri come il Bangladesh e’ potenzialmente catastrofico.(...)Non solo la possibilita’ che l’acqua salata penetri nelle falde acquifere minaccia l’approvvigionamento di acqua potabile e mette a rischio le coltivazioni.Nel Delta del Nilo,la principale regione agricole dell’Egitto,un’erosione diffusa e la contaminazione con acqua salata sarebbero disastrose:il Paese non possiede quasi altro terreno coltivabile."

    Dall’articolo "Segnali dalla Terra" sui cambiamenti globali del clima-National Geographic ,Settembre 2004

    Saluti

    Givanni Mannelli-Lucca