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INTERVENTO ALLA CONFERENZA PROGRAMMATICA DEL PRC

domenica 24 ottobre 2004

di Antonio Bruno

Questa conferenza programmatica si svolge in un momento opportuno, perche’
e’ necessario cercare di capire come il movimento contro la globalizzazione
neoliberista, i comitati dei cittadini, le associazioni ambientaliste e di
volontariato stanno vivendo le elezioni regionali della prossima primavera.
La grande maggioranza di questi soggetti sono estranei ai processi
elettorali del prossimo aprile.

Di piu’: molti sono ostili, si sentono traditi ed evidenziano una forte
demotivazione. E questo e’ un sentimento che si respira in tutta la citta’,
ma soprattutto a Ponente.

Ovviamente non ho titolarita’ per parlare a nome di un Movimento che e’
ampio, vivo e con articolazioni estremamente differenti tra loro. Vi
segnalo un disagio, un problema; non possiamo nasconderci che, ad oggi,
per molta parte del movimento contro la guerra e la violenza prodotta dal
liberismo, l’astensionismo e’ una prospettiva concreta, non auspicata, ma
largamente diffusa.

Il Movimento che ha prodotto Genova Luglio 2001, i Forum di Porto Alegre,
Firenze, Parigi e solo pochi giorni fa Londra e, nello stesso tempo, le
grandi mobilitazioni contro guerra, contro inceneritori, contro Grandi
Opere pone alcune discriminanti:
- per la pace e la nonviolenza contro guerra e terrorismo;
- per la tutela dei beni e dei servizi comuni (trasporti, energia, acqua,
aria, suolo) contro le privatizzazioni.
- per i diritti delle popolazioni del Sud del Mondo che soffrono la
distorsione delle loro economie da parte delle nostre imprese che,
delocalizzate da loro per meglio sfruttare persone e ambiente, devastano le
nostre coste con le piattaforme logistiche.

Parliamo di energia; i problemi della produzione e della trasformazione
di energia, compresa quella dai rifiuti (anti economica ma sostenuta dagli
incentivi governativi) si affrontano a partire dalla destabilizzazione del
clima globale, che mette un’ipoteca senza precedenti sul futuro dei nostri
bambini e dell’umanità.
Sostenendo l’impegno delle organizzazioni ambientaliste per una azione
internazionale sul Cambiamento Climatico nel 2005, rigettiamo la
privatizzazione dei servizi pubblici e dei beni comuni come l’acqua,
l’energia o i trasporti.

I diritti umani, sociali, economici, politici e ambientali si tutelano
sconfiggendo il ruolo del mercato, la logica del profitto e la dominazione
del sud del mondo attraverso il debito.

Sul fronte delle privatizzazione denunciamo il disastro indotto dalle
direttive che dividono la gestione della rete da quella delle
infrastrutture (clamoroso il caso delle nuove rotaie introdotte da RFI per
risparmiare sulla manutenzione che usurano le ruote dei treni di Trenitalia
che, non esistendo una lega piu’ dura, e’ costretta a fermare i treni ogni
5 - 6 mesi con gravi ripercussioni sull’utenza.

Ma lo spauracchio alle porte si chiama Direttiva Bolkenstein - dal nome del
Commissario Europeo per la Concorrenza e il Mercato Interno dell’ uscente
commissione Prodi. Se approvata nella prossima primavera, essa affossera’
il "modello sociale europeo", già agonizzante dopo le privatizzazioni che
si sono succedute e la continua messa in discussione dei diritti sociali e
del lavoro.
In pratica questa direttiva impone, senza possibilita’ di tornare indietro
da parte degli stati membri:

- apertura alla concorrenza e alla privatizzazione di quasi tutte le
attività di servizio, dalle attività logistiche di qualunque impresa
produttiva ai servizi pubblici come istruzione e sanità;
- deregolamentazione totale dell’erogazione dei servizi con drastica
riduzione, se non annullamento, delle possibilità d’intervento degli enti
locali e delle organizzazioni sindacali;
- destrutturazione e smantellamento del mercato del lavoro attraverso la
precarizzazione e il dumping sociale all’interno dell’ Unione Europea

Gli ostacoli "burocratici" alla competitività da eliminare sono le
disposizioni prese dai poteri pubblici per la migliore prestazione del
servizio in termini di garanzie sociali ed ambientali, di tutela
dell’accesso universale, di trasparenza delle procedure, di qualità del
servizio, di diritti del lavoro, di contenimento delle tariffe.

Ma l’eccezionale gravita’ della Direttiva Bolkenstein risiede nell’art.16
relativo al principio del paese d’origine, secondo il quale un fornitore di
servizi è sottoposto esclusivamente alla legge del paese in cui ha sede
l’impresa, e non a quella del paese dove fornisce il servizio. Per dirla in
parole semplici: un’ impresa polacca che distacchi lavoratori polacchi in
Italia, non dovrà più chiedere l’autorizzazione alle nostre autorità se ha
già ottenuto l’autorizzazione delle autorità polacche, e a quei lavoratori
si applicherà solo la legislazione polacca.
Quindi, poichè entrano nell’ UE paesi con legislazioni fiscali, sociali e
ambientali in questi quindici anni di "transizione" divenute quelle proprie
dello "Stato minimo", si prepara un processo di vero e proprio dumping
sociale. Siamo di fronte ad un incitamento legale a spostare le imprese
verso i Paesi a più debole protezione sociale e del lavoro, e, una volta
approvata definitivamente la Direttiva, a pressioni fortissime sui Paesi i
cui standard sociali, ambientali e di lavoro sono storicamente molto più
avanzati.

Qualcosa si sta muovendo: a livello europeo stiamo costruendo UN CONTRATTO
MONDIALE DELL’ENERGIA: BENE COMUNE DELL’UMANITA’

Considerate la limitatezza delle risorse naturali, che vengono censurate
dall’ideologia della crescita economica illimitata e del consumismo, del
mercato come unico meccanismo regolatore della convivenza tra gli uomini,
le comunità, i popoli, le ragioni della pace, del dialogo e della
collaborazione tra i popoli, della salvezza dell’ambiente, della lotta alla
povertà impongono una svolta nelle politiche energetiche.
Porre fine alla dipendenza dei sistemi energetici dai combustibili fossili
contribuirebbe infatti alla fine delle guerre e delle violenze che
insanguinano il mondo e fermerebbe i cambiamenti climatici, mentre un
modello alternativo fondato sulle fonti rinnovabili, presenti in maniera
diffusa su tutto il pianeta, garantirebbe il diritto all’energia per
miliardi di uomini e donne e ridurrebbe l’inquinamento dell’aria con enormi
vantaggi per la salute di tutti. Perciò è importante sostenere la ricerca e
l’innovazione tecnologica in questo campo, in particolare investendo molte
più risorse finanziarie ed umane nella sperimentazione e nell’utilizzazione
dell’idrogeno prodotto con fonti rinnovabili.

La nostra richiesta è che entro il 2050 i consumi pro-capite arrivino in
ogni Paese del mondo sulla soglia di 1 tep fossile. Una grande sfida,
possibile ma molto impegnativa, considerando che oggi un europeo si
avvicina ai quattro tep e un americano oltrepassa i sei.
In questo contesto escono dal localismo le lotte delle comunita’ locali
contro il rischio e l’inquinamento prodotte dagli impianti di produzione di
energia e di trasformazione del petrolio e dei suoi derivati all’interno
delle citta’: da Falconara a Civitavecchia, da Brindisi a Porto Marghera,
da Savona a La Spezia, e anche a Genova stiamo cercando di mettere in rete
intelligenze, lotte, professionalita’.

Proprio adesso si sta svolgendo una marcia a Multedo: il quartiere dove
porto petroli e petrolchimico hanno gia’ causato dieci morti e decine di
feriti e dove l’amministrazione Pericu non ha saputo, nonostante ripetute
sollecitazioni avviare un’indagine epidemiologica sull’incidenza di tali
impianti a rischio sulle malattie.
Noi solidarizziamo con gli abitanti, stufi di promesse, scoraggiati dagli
strumenti urbanistici che recitano delocalizzazione ma che rimangono di
fatto lettera morta. Anzi, recentemente il Comune di Genova ha approvato un
nuovo oleodotto, eufemisticamente chiamato ’Microtunnel’ verso la Germania,
facendo passare per ristrutturazione la demolizione di una stazione di
pompaggio e la costruzione di una nuova a oltre un chilometro e ampliando
l’attivita’.

DALLA CONCENTRAZIONE MONOPOLISTICA DELL’ENERGIA ALLA GENERAZIONE DIFFUSA: I
CAMBIAMENTI NECESSARI

L’attuale modello energetico concentrato e monopolistico, basato su grandi
centrali e lunghe linee di trasmissione, impedisce un efficace controllo
democratico ed espone a grandi rischi anche in termini di efficienza del
servizio (come dimostrano i black-out) e di sicurezza di fronte al Terrorismo.
Bisogna passare ad un modello diffuso, che produce energia e calore con le
fonti di cui il territorio dispone in abbondanza: il sole, il vento, le
biomasse, e con essi la microcogenerazione.

· MOBILITA’ SOSTENIBILE

Il trasporto su strada è la forma di mobilità che consuma più energia,
occorre dunque trasferire quote significative di passeggeri e di merci
dalla gomma alla rotaia e al cabotaggio, potenziare nelle città i servizi
di trasporto collettivo, incentivare le tecnologie e i carburanti a più
basso impatto inquinante.
Per questo vanno contrastate le attuali strategie europee che puntano
tutto, per lo sviluppo delle vie di comunicazione transfrontaliere, su
grandi opere autostradali e su nuovi trafori alpini, e in Italia va
sconfitta la politica del ministro Lunardi che con la Legge Obiettivo
santifica la logica delle "grandi opere" - dal Ponte sullo Stretto di
Messina all’Alta Velocità ferroviaria - e del predominio del trasporto su
strada, e depotenzia i controlli ambientali.
Le alternative all’Alta Velocita’ ci sono: la Pontremolese, la Savona San
Giuseppe Cairo Montenotte, opera di grande impatto ambientale e finanziario
e coinvolta in pesanti inchieste della magistratura che vedono il
sottosegretario Grillo e altri accusati di truffa) i passanti ferroviari
nell’area genovese che consentano la metropolitanizzazione della linea
ferroviaria costiera
- tram e corsie protette nei centri citta’, concludendo l’espansione della
metropolitana piu’ costosa del mondo ed escludendo ulteriori autostrade
quali le bretelle autostradali, oggi eufemisticamente chiamate Gronde

· RISPARMIO ENERGETICO

E’ necessario per liberare l’Europa dalla schiavitù del petrolio.
Il miglioramento dell’efficienza energetica può garantire, a parità di
servizi resi, bollette più "leggere" e può inoltre favorire l’innovazione
tecnologica (si pensi ai nuovi materiali per migliorare le prestazioni
energetiche degli edifici come degli elettrodomestici e della lampade) con
ricadute importanti anche sull’in termini occupazionali. Al tempo stesso
servono modifiche al sistema tariffario, che spingano le aziende
distributrici a fornire ai cittadini e alle imprese servizi post- contatore
per il risparmio. E tra queste anche l’AMGA.

Uno studio recente del Ministero dell’Ambiente ha evidenziato che a parità
di comfort, i consumi energetici possono essere ridotti del 30%: gran parte
dei bisogni di caldo, freddo e illuminazione, può venire soddisfatta,
anziché con nuove centrali, utilizzando meglio e con più efficienza
l’energia disponibile. E’ necessario un nuovo piano energetico per la
Liguria che parta dalla constatazione che la nostra regione produce un
surplus di energia e che non e’ possibile proporre potenziamenti di
centrali inquinanti.

· FONTI RINNOVABILI

Mi riferisco a solare termico e fotovoltaico, eolico, biomasse, piccolo
idroelettrico: energie non solo ambientalmente pulite, ma già oggi
economicamente convenienti se solo tra i costi del petrolio e dei
combustibili fossili, o del nucleare, venissero considerati quelli
"esterni" legati ai danni prodotti all’ambiente e al clima.

· UNA NUOVA POLITICA FISCALE

La realizzazione di un nuovo modello energetico richiede una svolta
radicale nelle politiche fiscali europee. Serve spostare progressivamente
la pressione fiscale dal lavoro e dalle imprese allo sfruttamento delle
risorse naturali e alle produzioni più inquinanti, partendo da un forte
rilancio della "energy-carbon tax".
Solo se la proposta politica sara’ capace di includere le lotte di cui
parlavo, solo se gli obiettivi di un’economia sostenibile per uomo e
ambiente sara’ declinata negli impegni elettorali, tralasciando la politica
delle Grandi Opere e le spinte dei Poteri Forti, questa straordinaria rete
di intelligenze, fatica, proposte e proteste potra’ trovare il Senso di un
Impegno Politico, superando condivisibili scetticismi e alterita’ a un
Potere che condanna alla marginalizzazione intere periferie.

Ciclo dei rifiuti senza incenerimento, metanizzazione delle centrali Enel,
stop ai riempimenti delle coste, un sistema di trasporto pubblico
efficiente, allontanamento di porto petroli e aziende petrolchimiche, lotta
contro la precarieta’ e,pertanto, recupero di nuove municipalita’, di nuova
socialita’ contro le privatizzazioni sono gli indicatori che il movimento
osservera’ per fare le sue scelte.
I tentativi di alzare il livello del dibattito politico vanno in questo senso.
Il neonato FORUM TRASPORTI che coinvolge lavoratori, utenti e
ambientalisti, i coordinamenti impegnati per una diverso modo di gestire i
rifiuti, le reti delle associazioni in difesa del territorio esprimono una
speranza.
Tocca alle forze politiche scegliere se fare il grande passo o limitarsi al
piccolo cabotaggio.
La sfida della Sinistra Europea a livello nazionale ed internazionale va, a
me pare, in questo senso.
Sarebbe l’ora di farla fiorire anche in Liguria.