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Il GIUDICE CORAGGIOSO E L’IMPUNITO PER LEGGE DI STATO

martedì 21 dicembre 2004


di Patrizia

Certo non è moneta corrente che un giudice voglia applicare la legge uguale per tutti anche ai rappresentanti potentissimi di un governo legato alla mafia.
Questa ostinazione a volere applicare la legge, a esercitare il mestiere di giudice con onestà gli è costata due infarti.
Perchè l’imputato da giudicare era Cesare Previti, legato da saldissimi rapporti malavitosi con Silvio Berlusconi, che, lui, è riuscito a sfuggire ancora una volta alla galera per gli stessi reati del suo socio, per prescrizione naturalmente.
Ma Silvio è generoso: da perfetto piduista che ha realizzato il Piano Gelli, usa il Parlamento per fare le leggi che assolvano non solo lui, ma anche la sua banda e naturalmente l’amato Previti. Allora ecco che impone in Parlamento, ultima di una serie di leggi indegne ad personam, la legge salva Previti.
Solo che questa legge, oltre a salvare Previti, metterà in libertà o in condizione di non essere perseguiti penalmente, un numero impressionante di mafiosi e usurai comuni.

Il magistrato critica la legge sulla prescrizione (legge Salvapreviti)

"Impatto pesante, la corruzione sparirà dai tribunali"

"Non vorrei avere avuto due infarti per niente"

Carfì, il giudice di Previti: "Rifarei tutto"

di LUCA FAZZO e MARCO MENSURATI

MILANO - "Cosa volete che vi dica? Che mi sono preso due infarti per niente? Forse sarebbe umano. Invece devo stare sereno, mi hanno detto i medici. Allora cerco di non pensarci troppo. Ho fatto il mio dovere di giudice. E rifarei esattamente quello che ho fatto". Roma sembra lontana, remota l’aula di Montecitorio, i suoi intrighi, i suoi veleni. Persino le voci dei manifestanti che qui sotto, davanti al Palazzo di giustizia milanese, protestano contro la legge salva-Previti, arrivano attutite.

Il giudice Paolo Carfì è nella sua stanza, pochi metri quadrati in un ammezzato del tribunale. Carfì è pallido, ingrigito. Tormenta un pezzo di plastica, lo piega, lo spezza. È lui il giudice che condannò Cesare Previti a undici anni di carcere, dopo un processo impervio. È sua la sentenza che verrà spazzata via dalla prescrizione se la legge approvata dalla Camera verrà ratificata dal Senato. Nell’aula del processo a Previti, mentre su di lui piovevano accuse e veleni, ricusazioni e denunce, Paolo Carfì appariva imperturbabile e quasi ironico. Ma dentro di lui, giorno dopo giorno, la tensione saliva. Alla fine il conto è arrivato.

Non sono in molti a sapere, fuori dal palazzo di giustizia milanese, che oggi il giudice Carfì non è più lo stesso uomo. Due infarti, a sei mesi di distanza uno dall’altro: ottobre dell’anno scorso, marzo di quest’anno. Il primo infarto, con Carfì ancora in rianimazione all’ospedale di Niguarda, venne festeggiato a voce alta dal professor Carlo Taormina in un corridoio del palazzo di giustizia: "È vivo, che peccato". Carfì non è morto, anche se ha visto la morte in faccia, e l’ha rivista sei mesi dopo. Oggi - con tre stent nelle coronarie, tre palloncini che tengono aperto il passaggio al sangue - è ancora al suo posto alla Quarta sezione del tribunale milanese, a processare imputati di cui i giornali non parlano.

Ma a quel processo, ai tre anni passati tra storie di giudici corrotti, di imputati generosi, di avvocati con i miliardi in Svizzera, è rimasto legato come a uno di quegli snodi che ti segnano la vita. Aveva fama di giudice severo. Gli avvocati di Previti e Squillante cercarono di liberarsi di lui prima ancora che il processo cominciasse. Da allora fu battaglia continua. Lo definirono un "giudice militante", lo accusarono di "giochi di prestigio non solo per condannare Previti ma per distruggerlo". Il 29 aprile 2003 lesse la sentenza. Nelle carte del processo, Carfì scoprì elementi d’accusa che nemmeno la Procura avevano individuato. Undici anni a Previti, otto e mezzo a Squillante.

Oggi, molti dicono che è per liberare Cesare Previti dal peso di quella sentenza che la Camera ha approvato la legge che dimezza i tempi della prescrizione. Il prossimo 7 gennaio inizierà il processo d’appello: un processo che appare destinato a svanire nel nulla. Tutto prescritto, tutto cancellato, se la legge verrà approvata. Il testo della legge è sul tavolo male illuminato di Carfì. "In questi giorni - racconta il giudice - ho letto con attenzione i giornali. E ho l’impressione che di questo testo si sia data una interpretazione riduttiva. Ho letto che un reato oggi si prescriverebbe in un tempo pari alla pena massima, aumentato della metà. Se fosse così, visto che la nuova legge parla del massimo della pena aumentato di un quarto, potrebbe sembrare tutto sommato un cambiamento lieve. Ma le cose stanno diversamente. Parliamo di corruzione, per fare un esempio. Oggi un reato di corruzione è punito con un massimo di cinque anni ma si prescrive in quindici. Con la nuova legge, per un incensurato diventeranno sei anni e tre mesi. Meno della metà. E la prescrizione si calcola non da quando il reato viene scoperto ma da quando è avvenuto. La corruzione però non è una rapina in banca, su cui si inizia subito a indagare. La corruzione emerge a distanza di anni, e intanto la prescrizione corre. Questa legge significa che al massimo potranno farsi i processi di primo grado, poi tutto verrà cancellato. E la svolta non riguarda solo la corruzione: la truffa, che già oggi si prescrive in sette anni e mezzo e raramente arriva alla sentenza definitiva, sparirà dai tribunali. Vedete, io credo che in fondo la sorte del processo di cui stiamo parlando, il processo per l’Imi-Sir e il Lodo Mondadori, sia marginale rispetto all’impatto che questa legge avrà sul sistema della giustizia penale, sulla risposta alla richiesta di giustizia da parte delle vittime".

Nella stanza accanto ci sono Maria Luisa Balzarotti e Enrico Consolandi, i magistrati che hanno vissuto insieme a Carfì il processo a Previti e Squillante. È a loro che in primavera, quando riapparve in tribunale dopo il primo infarto, Carfì affidò il racconto delle ore al pronto soccorso di Niguarda, "con la sensazione di avere un peso di cinque tonnellate sul petto e dentro Hulk che si dibatteva per uscire". È a loro che il giudice ha raccontato con un sorriso del medico che lo vede sulla barella, lo riconosce e gli dice "visto quello che lei ha fatto per noi adesso vedremo di fare qualcosa per lei".

La dottoressa Balzarotti non vorrebbe che Carfì tornasse a parlare di quel processo, non si preoccupa delle reazioni dei politici quanto di quelle delle coronarie. "E in fondo anch’io - dice il giudice - farei bene a considerare quella una esperienza chiusa". Tra un po’ tutto sarà prescritto, come altri processi eccellenti, e magari anche questa verrà raccontata da qualcuno come un’assoluzione. A proposito, dottor Carfì, chi ha ragione? Chi dice che le attenuanti e la prescrizione si possono dare anche a un innocente? O chi dice che se un giudice ricorre a quelle formule significa che qualcosa di vero nelle accuse c’era?
"Parliamo in generale?"

Parliamo in generale.
"Se io dichiaro che l’imputato merita le attenuanti, vuol dire che prima ho ritenuto raggiunta la prova della colpevolezza. Altrimenti lo assolverei. O no?".

http://www.repubblica.it/2004/j/sez...

Messaggi

  • Ho letto il Vostro articolo sulla ex Cirielli e mi ha colpito, sotto il profilo tecnico, l’analisi da Voi effettuata in relazione ai termini prescrizionali previsit dal ddl "salvapreviti".
    Premetto che concordo con Voi circa l’assurdità della proposta legislativa, e in ordine alle conseguenze deleterie che essa provocherebbe (salvo che per l’Onorevole Previti e per qualche altro "amico").
    Peraltro, non comprendo perchè i reati prevedenti pena massima in cinque anni secondo Voi cadrebbero in prescrizione in un termine di 6 anni e 3 mesi (cioè 5 anni + 1 anno e 3 mesi).
    Dalla lettura del testo licenziato dalla Camera a me pare che in tali occasioni si dovrebbe tener conto della prescrizione minima (prevista in sei anni) e su questa aggiungere la eventuale proroga di 1/4, il che comporterebbe una prescrizione di 7 anni e mezzo.
    L’analisi effettuata da Magistratura Democratica (cfr. http://www.magistraturademocratica.it/md.php/9/653)
    è nel senso che ho appena riferito.

    Peraltro, gradirei un Vostro parere sul punto.
    Grazie e cordiali saluti.

    Avv. Vittorio Macrì


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