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Il ruolo delle donne nelle rivoluzioni in Africa: Ndatté Yalla in Senegal

giovedì 29 marzo 2007

Nell’ambito del ciclo di incontri

Lotte e rivoluzioni in Africa: l’opposizione del continente nero al neoliberismo

Il ruolo delle donne nelle rivoluzioni in Africa: il caso esemplare di Ndatté Yalla in Senegal

Sabato 31 Marzo 2007
Ore 15.30
ARCI Regionale
Piazza de’ Ciompi

Saluti di Pape Diaw, Consigliere comunale di Firenze PRC – SE

Intervengono

- Diye Ndiaye, Antropologa
- Ghani Adam, Associazione Nosotras
- Marzia Monciatti, Già assessora all’immigrazione al comune di Firenze
- Carole Sama, Associazione progetto Sant’Agostino

Prossimi appuntamenti
Aprile: Patrice Lumumba
Maggio: Amilca Cabral

IL RUOLO DELLE DONNE NELLE RIVOLUZIONI IN AFRICA

Firenze, 31 marzo 2007

Il caso esemplare di Ndatté Yalla del Senegal

Diye Ndiaye

La storia della conquista coloniale che ci viene insegnata lascia a volte pensare che questo sia stato un processo senza opposizione da parte delle popolazioni locali, che l’Africa si sia lasciata domare senza reagire: la maggior parte dei testi si muove su questa scia interpretativa. E anche nei casi in cui sono state riportate delle figure che hanno combattuto contro l’amministrazione coloniale, si tratta nel 99% di figure maschili, dei valorosi eroi della resistenza africana.

Non si può certo dire che, già in epoca pre-coloniale, i primi esploratori e commercianti non avessero notato il ruolo occupato dalle donne nelle sociétà africane: benché gli uomini affermassero la propria supremazia politica, alle donne venivano infatti riservati spazi importanti di potere. Questi erano particolarmente visibili nelle sociétà matrilineari, dove la trasmissione delle funzioni politiche e dei beni passavano attraverso le donne: la vita era organizzata intorno alle madri, ed il potere degli uomini ne risultava attenuato.

Tuttavia, gli scritti esistenti sulle donne africane non hanno mancato di dipingerle e di presentarle come un essere “minore”, asservito agli uomini, probabilmente anche perché i territori da cui provenivano i colonizzatori erano società a predominanza maschile; e, come tali, le persone che hanno scritto allora sull’Africa si sono preoccupati soprattutto degli affari di uomini.

Per lungo tempo, c’è così stata una grande difficoltà nel riconoscere ed ammirare l’autonomia della donna nei confronti dell’uomo, la sovranità delle sue iniziative. La donna africana, almeno nella società pre-coloniale senegalese come in tante altre, non è stata né il riflesso dell’uomo, né una sua schiava.

Il caso della linguère Ndatté Yalla del Waalo, il sovrano più conosciuto di questa regione storica del Senegal, è appunto un esempio che testimonia di come le donne non fossero affatto escluse dalla successione al trono. Ndatté Yalla salì al trono il 1° ottobre 1846 dopo la morte della sorella, la linguère Djeumbeuth M’Bodj, ma è opportuno ricordare come alcuni studiosi abbiano rilevato come dal XIII secolo otto donne hanno presidiato successivamente al destino del regno del Waalo.

Il sistema politico di tale regno concedeva alle donne una funzione importante, dal momento che accanto al brack, nome dato al re, era designata la linguère, ruolo riservato secondo precise regole di successione ad una donna della discendenza materna del brack[1]. Queste donne erano le guardiane del tesoro familiare e giocavano un ruolo spesso decisivo nella scelta dello stesso brack, usando spesso questa posizione strategica e d’influenza per arrivare ad un controllo assoluto del trono.

La notorietà di Ndatté Yalla è in particolare dovuta al fatto che è stata la prima sovrana in cui si è imbattuto l’esercito francese, capeggiato dal Generale Faidherbe, nei confronti della cui occupazione si ricordano ancora oggi valorosi episodi di resistenza ed opposizione.

per informazioni: Antonio Mele (PRC-SE) antoniomele@ yahoo.fr


[1] Con il temine di linguère venivano appunto designate la madre, la sorella o la nipote del re (brack).