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Io ho deciso: domenica andrò a votare esercitando un mio diritto

domenica 12 giugno 2005

don Vitaliano Della Sala*

Purtroppo ho dovuto rinunciare a partecipare ai dibattiti di questi giorni sui referendum e non per motivi di salute o per altri impegni, ma perché dopo le minacce e la repressione da parte delle autorità ecclesiastiche nei confronti di tanti confratelli, tra i quali don Andrea Gallo di Genova, redarguiti e puniti semplicemente per aver dichiarato la loro intenzione di recarsi alle urne, ho paura di esprimere pubblicamente il mio orientamento circa il voto al referendum. Come sapete sono già abbastanza "punito" per permettermi di ricevere ulteriori restrizioni canoniche.

Nella Chiesa italiana, dopo l’invito all’astensione da parte del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinal Camillo Ruini, che ipocritamente viene definito "un consiglio e non un’imposizione", si è creato un clima di vero terrore e di repressione contro chi, semplicemente, si esprime per il proprio diritto, come cittadino, ad andare a votare.

Tutto questo è vergognosamente antievangelico. La libertà e il primato della coscienza e la difesa del diritto civile ad esprimere liberamente le proprie posizioni circa i referendum, dovrebbero essere tutelate e garantite sempre e a chiunque. Per noi preti non è così e ogni volta che, come cittadini, siamo chiamati ad esprimerci su qualche referendum, la repressione è smisurata e sproporzionata, e provoca decine di "vittime", come è avvenuto in passato.

È evidente che si usano due pesi e due misure: scatti di carriera per quei preti che si allineano e per chi fa propaganda gradita alle gerarchie; restrizioni, repressione e punizioni per chi esprime liberamente il proprio pensiero. Contro questo diverso trattamento i cattolici dovrebbero avere uno scatto di dignità e dovrebbero protestare con i propri vescovi, contro l’accanimento che questi mettono in atto nei confronti di chi dissente o di chi rivendica il diritto ad esprimersi liberamente.

Da parte mia non mi pento di aver aderito all’appello lanciato dall’agenzia di informazione ADISTA (www. adista. it) "per il rispetto della sacralità della coscienza in occasione del referendum del 12 e 13 giugno per la modifica della Legge 40/2004 sulla procreazione assistita".

Mi sento di sottoscrivere in pieno quanto, tra l’altro, l’appello dice: "Compito dei vescovi è indicare valori, non imporre ai credenti scelte che competono alla coscienza e alla fede di ognuno", proprio perché il "cristianesimo non è mai stato solo potere e lotta fra poteri. Il Vangelo e la profezia hanno incessantemente animato la crescita dell’umanità lungo l’asse dei valori democratici, fra cui il primato della coscienza, il pluralismo, l’etica della responsabilità".

Non è un appello a favore del sì o del no, ma è un invito perché ognuno, soprattutto se cattolico, circa il referendum decida autonomamente e responsabilmente.

Ovviamente io difendo la libertà personale di astenersi dal voto, che è un sacrosanto diritto di ciascuno. Ma condanno come immorale il tentativo, messo in atto da parte di personalità religiose e politiche, di condizionare gli elettori a non presentarsi ai seggi elettorali per non far raggiungere il quorum, che costituisce un’aperta istigazione a violare la segretezza del voto, presidio indiscusso di ogni sistema democratico.

Io ho deciso: domenica andrò a votare esercitando liberamente e in coscienza un mio diritto!

*parroco rimosso di Sant’Angelo a Scala

http://www.liberazione.it/giornale/050610/default.asp